Pensioni

Pensioni 2026: l’INPS ufficializza i nuovi importi. Ecco chi guadagna (poco) e chi perde con il nuovo taglio della rivalutazione

L’INPS ha sciolto le riserve con la circolare n. 153 del 19 dicembre 2025, delineando il volto delle pensioni per il 2026. Se qualcuno sperava in un “tesoretto” improvviso, la realtà dei numeri parla chiaro: la rivalutazione provvisoria per l’anno che verrà è fissata al +1,4%, una cifra che riflette il rallentamento dell’inflazione ma che dovrà fare i conti con un meccanismo di ripartizione che penalizza ancora una volta gli assegni più alti. Nessun conguaglio, invece, per il 2025: l’indice definitivo per l’anno scorso è rimasto fermo allo 0,8%, esattamente quanto già corrisposto.

Il gioco delle fasce: chi riceve il 100% e chi deve accontentarsi

Il meccanismo della perequazione automatica non è uguale per tutti. Anche per il 2026, la rivalutazione piena del 1,4% spetta solo a chi percepisce assegni fino a quattro volte il trattamento minimo, ovvero fino a 2.413,60 euro mensili. Superata questa soglia, la forbice si chiude:

  • Al 90% (aumento dell’1,26%) per i trattamenti tra 4 e 5 volte il minimo (fino a 3.017,00 euro).
  • Al 75% (aumento dell’1,05%) per tutti gli assegni che superano la soglia di 3.017,01 euro mensili.

Trattamento minimo: l’illusione degli aumenti extra

Per i pensionati al minimo, la notizia è un mix di cifre e bonus tecnici. Il trattamento minimo standard sale a 611,85 euro mensili. Tuttavia, grazie alla proroga contenuta nella Legge di Bilancio 2025, è previsto un incremento ulteriore dell’1,3% per le pensioni di importo pari o inferiore al minimo. In soldoni, l’importo massimo riconosciuto per queste posizioni arriverà a 619,80 euro mensili. Un “ritocco” che non cambia la vita, calcolato sull’importo lordo e senza considerare i redditi posseduti, ma che rappresenta l’unico vero scudo contro l’erosione del potere d’acquisto.

Invalidità civile e assegno sociale: i nuovi limiti 2026

Non va meglio sul fronte assistenziale. L’indice dell’1,4% si applica anche a pensioni sociali e assegni sociali, mentre per gli invalidi civili, ciechi e sordomuti, i limiti di reddito per accedere alle prestazioni aumentano dell’1,3% rispetto al 2025. Una nota di rilievo riguarda la trasformazione delle pensioni di invalidità in assegno sociale: per il triennio 2024-2026, l’età richiesta resta inchiodata a 67 anni. Chi compie l’età pensionabile senza aver aggiornato i dati reddituali rischia di vedersi attribuire l’importo base senza le maggiorazioni previste dalla legge.

La stangata fiscale di gennaio: conguagli e addizionali

Il primo cedolino dell’anno non porterà solo aumenti, ma anche amari recuperi. L’INPS procederà a ricalcolare a consuntivo le ritenute IRPEF del 2025. Se le tasse pagate sono state inferiori al dovuto, il debito verrà recuperato sulle rate di gennaio e febbraio 2026. Per chi ha redditi inferiori a 18.000 euro e debiti superiori a 100 euro, il recupero sarà rateizzato d’ufficio fino a novembre. A questo si aggiunge il carico delle addizionali regionali e comunali relative al 2025 (in 11 rate da gennaio a novembre) e l’acconto dell’addizionale comunale per il 2026 (da marzo a novembre).

Calendario pagamenti: a gennaio si ritira più tardi

Per chi ha l’abitudine di recarsi in posta o in banca il primo del mese, la circolare 153 riserva una piccola doccia fredda per l’inizio dell’anno. A causa delle festività, il pagamento delle pensioni di gennaio avverrà il 3 gennaio per Poste Italiane e il 5 gennaio per gli istituti bancari. Dal mese di febbraio, invece, si tornerà alla consueta disponibilità il primo giorno bancabile del mese.

Esclusioni eccellenti: chi resta a bocca asciutta

Infine, è bene ricordare che non tutti gli assegni godranno della rivalutazione. Le prestazioni di accompagnamento a pensione (come l’Ape Sociale, gli assegni straordinari di solidarietà o i contratti di espansione) non vengono rivalutate per tutta la loro durata, mantenendo l’importo fissato alla decorrenza. Stessa sorte per le pensioni di vecchiaia in cumulo a formazione progressiva non ancora perfezionate.

Per tutti gli altri, il Certificato di pensione 2026 (modello OBIS/M) sarà presto disponibile nell’area riservata del sito INPS, pronto a certificare, nero su bianco, i nuovi (magri) importi.

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