«Non si ama la guerra: si ama la patria». Gli auguri di Natale del Generale Masiello: trasformazione, tecnologia e “guerra alla burocrazia” (con novità sull’uniforme)
Dall’Aula Magna del Comando Logistico: un messaggio “da investitori” ai militari
Dall’aula magna del Comando Logistico dell’Esercito, il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano, Gen. C.A. Carmine Masiello, ha scelto di rovesciare la liturgia natalizia: niente video “vicino all’albero”, ma un intervento in stile rendiconto, con la promessa esplicita di affiancare agli auguri una fotografia operativa dell’Istituzione.
“Quest’anno ho voluto fare qualcosa un po’ diverso”, ha detto, spiegando di essersi ispirato agli amministratori delegati che presentano piani e risultati. Il punto, nella sua impostazione, è che il destinatario non è un pubblico generico: “Voi siete gli investitori dell’esercito, noi siamo quelli… perché l’esercito siamo noi, non è qualcuno, non è un’entità astratta…”.
“Passi considerevoli” e sacrifici: il ringraziamento e la richiesta di condivisione
Masiello ha aperto con un ringraziamento “doveroso” al personale: “L’esercito ha fatto dei passi considerevoli negli ultimi mesi… ed è grazie all’opera di tutti voi… per i sacrifici fatti… vostri e delle vostre famiglie”.
Poi il nodo politico-organizzativo: la trasformazione non basta guidarla, va condivisa. “Ogni trasformazione… non soltanto va guidata… deve essere condivisa”. E insiste su un messaggio di responsabilità diffusa: “Il cambiamento non lo fa il capo dell’esercito, non lo fanno i generali… facciamo tutti, perché ricordo che l’esercito siamo noi”.
“È cambiato tutto”: fine dell’era “supporto alla pace” e ritorno della guerra in Europa
La motivazione viene sintetizzata in una formula netta: “Cambiamo perché è cambiato tutto”. Il Capo di SME descrive un mondo che considera definitivamente diverso da quello che ha plasmato l’Esercito delle ultime decadi: “È finita l’epoca delle operazioni di supporto alla pace”.
Colloca lo spartiacque nel febbraio 2022: “La guerra si è riaffacciata in Europa”, poi “circa un anno e mezzo dopo in Medio Oriente” e “oggi… fra 50 e 60 guerre” nel mondo. Da qui l’analogia dei pompieri: “Noi siamo gli ultimi a volere la guerra… però… vuoi che i pompieri siano efficaci, efficienti e pronti”. Quindi l’obiettivo: “Dobbiamo essere pronti, sperando che l’incendio non accada mai”.
Comunicazione: interna, social e la “cultura della difesa” da rivendicare
Masiello rivendica un lavoro sulla comunicazione interna ed esterna. Sui social, chiarisce l’equivoco: non sono solo vetrina, ma strumento per parlarsi “fra di noi”, perché “la generazione dei giovani si parla attraverso i social”, mentre i vertici si riconoscono “boomer”.
La parte “più critica”, però, è l’esterno: far capire “cos’è la difesa”. “Il ministro Crosetto ha detto: ‘La difesa di un paese è la sola unica garanzia della libertà e della democrazia di quel paese’.”
Il problema, secondo Masiello, è culturale: “La società civile… ha una sorta di avversione verso le forze armate”, per ragioni storiche e ideologiche. E incalza con un paradosso operativo: “Quando succede qualcosa chiamate l’esercito… però non è possibile che ci si ricordi solamente di noi nei casi in cui c’è bisogno”. Da qui la parola d’ordine: “Dobbiamo rivendicare il nostro ruolo… far capire chi siamo, cosa facciamo, perché lo facciamo”.
Costituzione, patria e un dato Censis: la frattura con una parte del Paese
Il Capo di SME richiama la Costituzione: “È scritto… che la difesa della patria è il sacro dovere di ogni cittadino… Non dice… dei militari”.
Poi porta un dato: “A luglio di quest’anno… un’indagine dal Censis”, su un campione tra 19 e 45 anni. La domanda? Disponibilità a difendere il Paese in caso di guerra. La risposta, così come la riporta Masiello, è una fotografia cupa:
- “Il 40% si è dichiarato pacifista” e avrebbe detto “No”.
- “Il 25%” avrebbe pagato “mercenari… contractor”.
- “Un 20%” avrebbe disertato e sarebbe scappato.
- “Rimangono un 15%” disposto al sacrificio.
Masiello definisce il dato “abbastanza scoraggiante” e lo aggancia a una riflessione storica: “Come abbiamo fatto in poco più di 100 anni a dilapidare questa coscienza nazionale…?”. “È necessario sviluppare una cultura della difesa in questo paese a tutti i livelli”.
“Frozen middle”: la fascia che frena e il messaggio senza sconti sulle “rendite di posizione”
Masiello entra nel tema della trasformazione interna e torna su un’espressione già usata in precedenza: il “frozen middle”, “quella fascia… colonnelli, generali di brigata, i marescialli un po’ anziani” che, per rendite di posizione o perché “si è sistemato”, “frena il cambiamento”. Precisa: “Non sto dicendo che tutti… sono congelati… però in questa fascia c’è un po’ troppa gente congelata”.
Il rischio sistemico, nella sua visione: se si congela il centro, “si congela la fascia dei più giovani”, e “la fascia dei più giovani non si può congelare perché lì è il futuro dell’esercito”.
Il passaggio è anche un avvertimento: “Non può andare avanti così. Non ci sono rendite di posizione garantite… nulla è più certo e tutto può essere messo in discussione”.
Obiettivi misurabili e cultura organizzativa: basta “tutti eccellenti”
Tra le leve organizzative citate: l’introduzione di una misurazione degli obiettivi allo Stato Maggiore, con verifica a fine anno. Masiello ne sottolinea il senso, polemizzando con un sistema percepito come autoreferenziale: “Altrimenti siamo tutti quanti eccellenti… bravissimo”.
Il cuore, però, è culturale: “La vera sfida… è il cambiamento della cultura organizzativa”. E qui arriva una formula-chiave: “Senza innovazione siamo finiti”.
Tecnologia “fuori” e “dentro”: smartphone, norme e “sindrome di caserma”
Masiello usa l’immagine dello smartphone come spartiacque: “Questo aggeggio… non può diventare un pezzo di ferro quando entra nelle caserme… l’innovazione… deve entrare dentro le caserme, non può essere bloccata dall’ufficiale di picchetto”.
Denuncia una “sindrome di caserma”: autoreferenzialità e incapacità di intercettare i cambiamenti sociali. L’obiettivo organizzativo è “correre” come “le società migliori al mondo”, rimanendo “coesi dal vertice fino all’ultima persona”, con lo stesso “mindset”: “Dobbiamo remare tutti nella stessa direzione… È durissima… ma non ci sono alternative… Chi sta fermo è perso”.
La nuova architettura: quattro “colonne” e due comandi spostati fuori Roma
Sul piano strutturale, Masiello riferisce una semplificazione in quattro colonne: operativa, logistica, territoriale, formazione.
E rivendica la scelta di deconcentrare i comandi: “Due li abbiamo spostati, uno a Verona e uno a Torino”. Motivazione dichiarata: “Migliorare la qualità della vita del personale… perché vivere a Roma è difficile con gli stipendi che abbiamo noi”. Effetto atteso: personale “più sereno sul lavoro” e “liberare alloggi” per chi deve restare a Roma.
“Bottom up”: le esigenze devono salire dalla periferia
Qui Masiello imposta un cambio di metodo: “Mi aspetto un processo bottom up serio… che le esigenze vengano dal basso”. Non più lo Stato Maggiore che “individua” dall’alto: “È la periferia che ci deve far arrivare le esigenze”. E individua i terminali reali: “Comandanti di compagnia… di plotone… l’esercito vive per loro”. Priorità dichiarata: “Mettere i nostri comandanti… nelle condizioni di assolvere il loro compito”.
Dalla brigata alla divisione: una struttura “division-centrica” e il salto NATO
Masiello descrive il passaggio da un impianto “brigatocentrico” (figlio delle missioni di supporto alla pace) a una visione “division-centrica”, con il comando a Verona, un corpo d’armata a Solbiate Olona e due divisioni (una “a Capo” e una a Firenze, come riportato nel testo fornito).
Sottolinea anche l’incardinamento NATO e individua l’occasione storica: “È il momento per esercito di fare il salto di qualità”. E rivendica una discontinuità identitaria: “Siamo sempre stati considerati improvinciali. Basta. L’esercito italiano è fra i migliori…”.
Nuove capacità: cyber-elettromagnetico, “bolla tattica” e combattimento sotterraneo
Tra le capacità citate:
- 9° Reggimento “Rombo”, per “guerra ciberneti[ca] elettromagnetica”, con la “bolla tattica”, definita “qualcosa che ci invidiano tantissimi eserciti nel mondo”, con visite continue alla caserma.
- Capacità di combattimento sotterranea, dichiarata “guardando quello che succedeva a Gaza”: “Se dovesse succedere a noi cosa facciamo? non avevamo nemmeno idea da dove cominciare e l’abbiamo fatto”.
- Un comando a Civitavecchia per validare procedure e testare idee.
Mezzi: non più tutti in caserma, ma poli di proiezione e “parchi di mobilitazione”
Masiello annuncia un cambio d’approccio: “I mezzi non andranno nelle caserme” in quantità completa. Ai reggimenti resterà “una minima parte” per l’addestramento locale; il resto confluirà nei poli di proiezione a Piacenza e Nola e in due centri addestrativi (Monteromano e Capo Teulada) con mezzi già disponibili “per cui si va, si sale sui mezzi e si fa addestramento e non si perde tempo”.
Ricompare un lessico che rivendica di aver “dimenticato”: “parchi di mobilitazione”, dove conservare i mezzi “superiori alle nostre esigenze”. Formula conclusiva: “Finito regalare cose, finito buttare cose, si tiene tutto”.
La guerra alla burocrazia: “meno [email protected]” e proposte implementabili
Sul versante amministrativo, Masiello parla di informatizzazione e semplificazione (accentramento “funzione stipendiale… al CUSI”, digitalizzazione poli di rifornimento, “dematerializzato le cartelle amministrative”).
Poi la dichiarazione di conflitto quotidiano: “C’è una guerra quotidiana… la guerra alla burocrazia”, perché sottrae risorse e tempo all’addestramento, “la nostra ragione di esistere”.
Cita la casella meno [email protected] e i numeri comunicati: “Abbiamo ricevuto… qualche migliaio di proposte, ne abbiamo trattate 430… il 50% sono implementabili… alcune già implementate, altre in fase di attuazione”.
Dashboard “prontezza” e app: fogli di viaggio, licenze e ricevute via smartphone
Vengono mostrati due strumenti:
- Un applicativo per la prontezza delle forze con dashboard, notifiche, selezione unità e teatro (nell’esempio: “prima compagnia… Lettonia”), quadro idoneità sanitarie, scadenze documenti, prove fisiche e corsi, pianificazione con “piano di lezione digitale”, certificazione presenze e aggiornamento “in real time”, archiviazione digitale, richieste a comandi superiori senza lettere, report automatici e dichiarazione di pronti all’impiego.
- Una nuova app dell’Esercito (iOS/Android) per funzioni amministrative e info operative, con acquisizione dei giustificativi di spesa via smartphone. Masiello indica una tempistica: “cominciamo a rilasciarla da aprile in poi”.
Formazione: “educare a pensare”, stop ai “yes men” e la disputa sul corso di filosofia
Masiello ridefinisce la formazione: “Formare… non è imparare nozioni… è innanzitutto educare a pensare”. E taglia corto sul modello obbedienziale stereotipato: “Bisogna uscire dallo stereotipo del soldatino… Yes men. Ognuno deve far girare il cervello”.
Rivendica le “battaglie” culturali, citando esplicitamente la “divergenza di vedute… con l’Università di Bologna” sull’attivazione di un corso di laurea in filosofia, motivandola così: “Voglio sviluppare un pensiero critico… non abbiamo bisogno soltanto di ingegneri…” perché “le risposte… sono tutte qui… Il problema vero è qual è la domanda da fare”.
Inserisce anche un monito informativo: “Siamo obiettivo di disinformazione… controllate quello che vi viene detto”, perché non è accettabile “né come cittadini e men ché meno come soldati”.
Giovani nel decision making e attacco al “si è sempre fatto così”
Qui Masiello è esplicito: “Voglio che i giovani entrino nel processo decisionale”. E si rivolge direttamente al middle management: “Se non avete capito questo, state facendo il male dell’esercito”.
Chiede tolleranza per gli errori in buona fede: “Perdonate gli errori… percorso di crescita”, con l’esempio del bambino che cade. Avverte il rischio: se si punisce l’errore, “tutti hanno paura a fare qualcosa… e non si cambia… E allora chiudiamo l’esercito”.
La formula-simbolo da espellere: “Stop al ‘si è sempre fatto così’… va messo alla porta”.
Reclutamento: “non è vero che c’è un problema”, numeri 2025 e reparti addestramento
Sulla narrazione di crisi del reclutamento, Masiello è tranchant: “Non è vero. L’esercito italiano non ha problemi di reclutamento”.
Fornisce dati per il 2025: “6200 poste, 40-41.000 domande, quindi 1 a 7”. Aggiunge un vincolo capacitivo: “Non avevo abbastanza reparti addestramento volontari, abbiamo dovuto aprirne uno all’Aquila e ne apriremo un altro a Cesano”, e indica un incremento: “l’anno prossimo recluteremo 3000 volontari in più”. Chiosa valoriale: “ci sono ancora dei giovani che sanno cosa vuol dire essere italiani”.
Uniformi e disciplina estetica: policromia nuova e addio cravatta kaki
Sul rinnovamento, Masiello cita:
- “È in fase di distribuzione il nuovo fucile” e che “il primo fucile è il NARP”, definito “probabilmente… il miglior fucile d’assalto… al mondo”, “fatto in collaborazione fra Beretta e Forze speciali” e destinato a “equipaggerà tutto l’esercito”.
- Nuova policromia della tuta: “Dal giorno della festa dell’esercito inizieremo a vestirci così… l’anno prossimo… 70.000 tute”, con una battuta operativa sul colore precedente: “in caso di operazioni… il tiro al piccione”.
- Sulle uniformi di servizio: “Sparirà finalmente la cravatta di colore kaki”, perché esistevano “almeno 100 tipi diversi”. Obiettivo: “camicia bianca, cravatta nera, guanti neri, scarpe nere… essere un po’ eleganti”, con un auspicio di attuazione “per la festa dell’esercito” legato alla capacità di approvvigionamento.
Mezzi e sistemi: Ariete, Lynx, Centauro 2, HIMARS, contraerea e contro-drone
Masiello elenca consegne e programmi:
- Ariete aggiornato: “i primi due sono arrivati”, “l’anno prossimo… altri 18”.
- Lynx (mezzo che “sostituirà” il Dardo): “il primo è arrivato ieri… a Monte Libretti”, avvio prove e distribuzione; numero complessivo ricordato: “1050… in 10-15 anni”.
- Centauro 2: distribuzione “molto rapidamente”, “quest’anno 17, l’anno prossimo 27”.
- MLRS/HIMARS: “nel 2029… completati due battaglioni lanciarazzi”.
- Loitering munition: “dall’anno prossimo cominceranno ad arrivare ai reparti”.
- Difesa aerea: “20 gennaio… prima batteria Samp di nuova generazione”, “primo sistema d’arma Grifo”, e un sostituto dello Stinger: “si chiamerà Fulgur… fra 2 anni comincerà ad arrivare”.
- Controdrone Skynex: “Il 18 dopodomani… consegnato… il primo sistema di controdrone”.
- Elicotteri: “nel 2028 avremo i primi elicotteri d’attacco sostituti del Mangusta… i primi sette”.
Droni: il punto non è “averne abbastanza”, ma formare piloti e stampare in 3D
Masiello contesta la lamentela ricorrente: “Il problema dei droni in guerra è molto semplice… hanno una vita tecnica di qualche mese… quindi non serve a niente riempirsi di drone”.
Obiettivo dichiarato: entrare nella mentalità che “oltre la mitragliatrice abbiamo anche il drone”. La priorità operativa: brevetti e capacità di pilotaggio. Dati citati: “da settembre a oggi… qualificato 1000 operatori… a 50 a settimana”.
Annuncia anche una figura di coordinamento: “Ho designato Mister Drone… il generale Gagliano”, responsabile dottrina, procedure e sviluppi (droni aerei e terrestri) e un progetto per la produzione in reparto: “stampante 3D… l’anno prossimo… distribuire le prime stampanti” per costruire droni “direttamente ai reggimenti”.
Intelligenza artificiale: software “dei nostri”, no a decisioni automatiche vita/morte e “asimmetria etica”
Masiello segnala una direttiva ministeriale recente e progetti già avviati, ma pone due problemi:
- Chi scrive i software: “non li possiamo far scrivere ai civili… dobbiamo scriverceli da soli o… da qualcuno di cui ci fidiamo ciecamente”.
- La decisione letale: “Non vogliamo delegare a un algoritmo la vita o la morte… ci devo essere sempre io a decidere”.
Da qui il concetto di “asimmetria etica”: altri Paesi non hanno la stessa soglia e “questo vuol dire che altri sono più veloci di noi”, con un rischio per il personale. Indica anche una traiettoria dottrinale: “ci sarà una fascia di terreno… in cui combatteranno robot contro robot”, con scenari da “fantascienza” ormai “realtà”.
“pane addestramento”, stop alla parola “approntamento” e +20% attività estere
Masiello ribadisce: “Il soldato vive di pane addestramento”. Poi bandisce un termine: “La parola approntamento è bandita. Basta approntamento”, perché il vecchio modello (missioni cicliche e prevedibili) non esiste più. Oggi: “Ci si addestra per qualcosa che non sappiamo se e quando verrà… ci si prepara all’ipotesi peggiore”.
Numeri forniti: “212 esercitazioni da compagnia a salire”, “25%… 50 all’estero”, “+20% rispetto all’anno precedente. Elenca i Paesi di cooperazione/poligoni: Germania, Giordania, Macedonia del Nord, Norvegia, Polonia, Qatar, Spagna, Tunisia, Ungheria.
Valori e giuramento: “contratto con l’Italia”, patria, lealtà e il rifiuto del militarismo personale
Masiello lega i valori all’atto fondativo: “Sono l’architrave del nostro giuramento”, definito “un contratto… con noi stessi e con l’Italia”, che parla di “lealtà… dovere… onore… patria”.
La frase più dura è una condizione morale: “Se non si è più in grado di onorare questo contratto, è meglio togliersi questo uniforme”. Motivazione operativa: “Io al mio fianco voglio avere qualcuno che abbia gli stessi valori… così come io so che morirò per lui… entrambi moriamo per l’Italia”.
Poi il rifiuto della personalizzazione dell’obbedienza: “Non giurate al generale Masiello… non si giura a un generale… si giura alla Repubblica… sulla nostra Costituzione”.
“Senza valori… mercenari”: l’esempio dell’esercito afghano e i “legami etico-funzionali”
Il Capo di SME usa un’immagine drastica: “Un esercito senza valori è una cozzaia di mercenari che si dissolve ai primi colpi di fucile”. Porta un esempio: “Guardate l’esercito afghano… si sono sciolti come neve al sole”, attribuendolo alla mancanza di valori condivisi e ai “legami eticofunzionali” assenti.
Meritocrazia e disciplina: “giovani vogliono giustizia”, commissioni e 10 uscite per comportamenti non in linea
Masiello torna su una promessa interna: “Dobbiamo assolutamente premiare chi lavora e chi vale”. Denuncia l’appiattimento: “Non si può giudicare allo stesso modo una brava persona e uno scansafatiche”.
Dai suoi incontri (“faccio i caffè col capo… ormai ne ho fatti 80-90”) trae una domanda ricorrente: “i giovani vogliono giustizia”. E annuncia: “ci vuole più giustizia in questo esercito perché la meritocrazia è scomparsa… priorità nel 2026”.
Sul fronte disciplinare è altrettanto esplicito: “Non avrò remore a mettere in piedi le commissioni di disciplina”. Dato fornito: “Quest’anno 10 persone hanno lasciato l’esercito per comportamento non in linea con le regole dell’esercito”.
Infrastrutture e welfare: posti letto, alloggi, asili nido e centro ricreativo a Roma
Masiello inserisce un passaggio su infrastrutture e servizi:
- “2025… 1130 posti letto”
- “nel 2026 altri 470 più 250 nuovi alloggi”
- “aperto due asili nido, uno a Fossano e a Roma”
- avvio di un centro ricreativo dell’Esercito a Roma, “vicino al Tevere”, sul modello di altre Forze Armate.
Premi e numeri: Trackcraft, newsletter “Dietro le linee nemiche” e Contest Social da 3,5 milioni di voti
Nella parte finale vengono conferiti riconoscimenti.
Premio Trackcraft: istituito il “24 febbraio 2025”, prima edizione, per valorizzare idee pervenute tramite canale “in nuovo esercito”. Numeri comunicati: “252 proposte”. Vincitore selezionato: proposta del Ten. Col. Rocco De Giorgi (effettivo dal 9 ottobre 2025 al 32° Reggimento Trasmissioni), titolo: “reti 5G/6G adattabili e droni”, con ritiro premio da parte del Gen. B. Francesco Modesto, comandante Brigata Trasmissioni.
Newsletter “Dietro le linee nemiche”: nata “settembre 2024”, alla “sesta edizione” con “24 articoli”. Premio al Ten. Col. Massimo Ruggeri per l’articolo “Large Scale Combat Operations”, con invito ai giovani: “Osare. Scriveteci, mandateci le vostre idee”.
Contest Social 2025: iniziativa per raccontare l’Esercito “da dentro” con foto e video. Numeri: “oltre 100 foto e video” e “oltre 3 milioni e mezzo di voti”. Vincitori citati:
- Video: Graduato Aiutante Lorenzo Bomentre
- Foto: Sergente Maggiore Aiutante Luigi Dauria (del 4° Reggimento carri)
Menzioni finali: Sottufficiale di Corpo, atleti e personale lontano da casa
Masiello chiude la parte pubblica con ringraziamenti mirati:
- “La prima è al sottufficiale di corpo”, definito supporto “in ombra” ma decisivo.
- Atleti: “quest’anno 230 medaglie”.
- Personale in operazioni: chi passerà Natale lontano da casa “in operazioni all’estero e in Italia strade sicure”.
Il video “in house” e l’orgoglio della scelta: famiglie, tempo con i figli e l’accusa di “guerrafondaio”
Masiello rivendica che il video natalizio è stato realizzato “in house”: “noi siamo soldati e cerchiamo di farci le cose da sole”.
Poi la stoccata sulla percezione pubblica: “troppe volte quest’anno sono stato accusato di essere guerra fondaio”, rivendicando che molte attività mostrate “nulla hanno a che vedere con la guerra”. E ribadisce: “se c’è qualcuno che non è la guerra siamo noi… perché troppe volte abbiamo visto fratelli in armi ritornare avvolti nel tricolore”.
La frase finale letta da Masiello: “soldato” non per amore della guerra, ma della patria
Chiusura affidata a una citazione:
“Non si decide di essere un soldato perché si ama la guerra, ma si sceglie di essere un soldato perché si ama la patria. Tanti auguri esercito.”
🎥 Segui InfoDifesa anche su YouTube!
Approfondimenti, notizie, interviste esclusive e analisi sul mondo della difesa, delle forze armate e della sicurezza: iscriviti al canale ufficiale di InfoDifesa per non perdere nessun aggiornamento.
🔔 ISCRIVITI ORAUnisciti alla community di InfoDifesa: oltre 30.000 utenti già ci seguono!
📲 Unisciti al canale WhatsApp di Infodifesa!
Vuoi ricevere aggiornamenti, notizie esclusive e approfondimenti direttamente sul tuo smartphone? Iscriviti ora al nostro canale ufficiale WhatsApp!
✅ Iscriviti su WhatsAppSenza spam. Solo ciò che ti interessa davvero.
