MOBBING TRA INCURSORI: «TU NON COMPARIRAI NELLE IMMAGINI RAI»

di Tiziano Ivani – Una faida interna al Varignano, per ottenere il
posto di capo nel corso «Ordinario Palombari», i discendenti diretti
della «Decima Mas»
, un’unità speciale della Regia Marina, ricostruita nel
1954 come Comsubin (Comando subacquei e incursori).

Una faida che diventa un’indagine della magistratura
quando un sottufficiale quarantenne denuncia di essere rimasto, per anni, vittima
di mobbing
 da parte dei superiori. Il maresciallo presenta una querela
che racconta di una lunga serie di vessazioni subite in ambito professionale.
Il fascicolo finisce sulla scrivania del sostituto procuratore Luca Monteverde.
Gli accertamenti vanno avanti sottotraccia per mesi e mesi, solo i meglio
informati, all’interno della caserma affacciata sul borgo delle Grazie, sono al
corrente.
Il
sottufficiale punta il dito su due persone
: un capitano di fregata e un capitano di corvetta, entrambi di mezza
età. Il primo ricopre il ruolo di direttore della scuola sub dal 2012 al
febbraio 2014, quando poi gli subentra il secondo. Il sottufficiale ritiene che
siano loro a mettergli i bastoni tra le ruote e impedirgli di arrivare a
condurre il corso «Ordinario Palombari». Denuncia sanzioni che gli sarebbero
state comminate ingiustamente, «vittima di un’autentica persecuzione». Sostiene
di essere stato costretto a presentare in forma scritta le richieste di
permessi permanenti all’entrata e uscita della base, nonostante la legge non lo
preveda. Gli sarebbe stato ordinato di prendere parte ad un’attività di
rappresentanza a Genova avendo altri incarichi, gli avrebbero impedito di
usufruire della licenza ordinario per partecipare a un corso.
Non è tutto. Il maresciallo ha lamentato anche di
non essere apparso nelle scene del programma Rai, girato nel 2013 all’interno
del Comsubin, «A… come Avventure», nonostante avesse partecipato
alle riprese. Ritenendo che il suo superiore dell’epoca avesse messo bocca
nella vicenda. Il pm Monteverde indaga per mesi ma non si convince. Ritiene che
non vi siano responsabilità penali nelle condotte denunciate. Lo scorso
febbraio così presenta una richiesta di archiviazione. «La complessa vicenda ha
una valenza esclusivamente lavoristico-amministrativa, le asserite
violazioni di legge non sono sufficienti ad integrare il reato di abuso
d’ufficio», scrive il magistrato. Vicenda chiusa? Non ancora. Il maresciallo
sostiene di avere ragione e tramite il proprio legale, l’avvocato Gianpaolo
Carabelli, si oppone alla richiesta di archiviazione. Poi si arriva a ieri, in
udienza davanti al giudice per le indagini preliminari Marta Perazzo. Si
discute: il pm Monteverde non si presenta.

due indagati invece si difendono
con le unghie. I loro legali, gli avvocati Silvia Rossi e Fabio Sommovigo,
hanno parlato a lungo per provare a smontare le contestazioni. Nell’atto di
opposizione, il maresciallo ha rincarato la dose, denunciando anche di essere
stato vittima di stalking. I difensori presentano due lunghe memorie.
L’avvocato Rossi afferma perfino che le dichiarazioni della vittima «sono
calunniose». Ripercorre poi tutta la vicenda, in una camera di
consiglio che si protrae per oltre un’ora. Il gip però si «riserva», si pronuncerà
sulla vicenda solo nei prossimi giorni.
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