Maltrattamenti e stalking alla ex: Carabiniere condannato

La sentenza arriva nel pomeriggio. Lui la aspetta seduto tra gli ultimi banchi, da solo. In borghese. E non è quella che spera. A pronunciarla il collegio presieduto da Paola Giordano, che ha condannato l’appuntato dei carabinieri in servizio alla Compagnia di Chiari fino ai mesi scorsi (prima di essere trasferito in un’altra regione), 40 anni, a un anno e quattro mesi — pena sospesa — per maltrattamenti in famiglia e stalking ai danni della ex compagna e madre delle sue due bambine. Non doversi procedere, invece, per il reato di lesioni (non è stata sporta querela dalla parte offesa). Abbassa gli occhi e infila la porta dell’aula, in silenzio. A suo carico il pubblico ministero aveva chiesto oltre il doppio, tre anni e due mesi.«Mai picchiata e mai pedinata» ha sostenuto lui, negando ogni accusa. Ma non è bastato. La ex compagna, però, non l’aveva mai denunciato: stando agli atti, «per paura di ritorsioni». Ci pensò suo padre, che pare volesse vederci chiaro dopo aver notato quegli strani lividi e raccolto alcune confidenze della figlia, a contattare alcuni colleghi militari di lui. L’inchiesta dunque scattò d’ufficio, tre anni fa. In aula, l’ex suocero aveva già confermato i presunti abusi di cui la figlia sarebbe stata vittima.Le contestazioni mosse dalla procura abbracciano un periodo temporale compreso tra la fine del 2017 e la primavera del 2019 quando, a maggio, in pronto soccorso alla presunta vittima viene messa nero su bianco, nel referto, una contusione alle costole. Due mesi dopo, la frattura di un dito. Ma «sono stato io a mettere fine alla relazione» — nel dicembre di cinque anni fa — ha spiegato l’imputato. Che alla ex avrebbe lasciato la casa pur continuando a pagare il mutuo, oltre che gli alimenti per le figlie.

L’imputato è uno dei cinque militari nei confronti dei quali scattò un procedimento disciplinare (senza alcun risvolto penale) interno alla caserma, parallelo all’inchiesta penale Scarface su un presunto maxi giro di riciclaggio di denaro anche grazie alle vincite del Lotto. «Regista» dell’affare illecito, ritiene chi indaga, sarebbe l’ex imprenditore televisivo Francesco Mura, già coinvolto in un’indagine per droga e, per gli inquirenti, «legato» anche al clan della ‘ndrangheta dei Barbaro Papalia (accuse che nelle scorse settimane ha negato lui stesso in aula, nel corso del processo in dibattimento davanti alla seconda sezione penale) ma che pare fosse solito «frequentare» spesso anche la caserma di Chiari con una certa disinvoltura.

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