Lo sfogo dei poliziotti: “Non si può lavorare così: l’immigrazione non può essere un problema di Polizia”

Oggi i colleghi del Reparto Mobile di Roma impegnati nell’accompagnamento presso l’ospedale militare del Celio una ventina di ospiti del Cpr positivi al Covid-19, per ridurre al minimo il rischio di contagio hanno dovuto effettuare un vero e proprio servizio di ordine pubblico indossando tutte le protezioni che la Polizia di Stato ha potuto mettere a disposizione: apprezziamo senz’altro il notevole sforzo profuso a tutti i livelli, oggi di più non si poteva certo fare, ma è fin troppo evidente che nessuna protezione potrebbe mai garantire al 100% dal contagio i colleghi impegnati in questo genere di servizi in caso di colluttazione con persone, che hanno davanti a sé, come orizzonte, il rimpatrio obbligato. È quanto si legge in un comunicato del Sindacato di Polizia Equilibrio Sicurezza

La prevedibilissima impennata di arrivi durante questa pandemia non può certo essere fronteggiata facendo apparire come “puffi” servitori dello Stato che guadagnano 1.500 euro al mesei colpevoli ritardi e le troppe indecisioni della politica non possono continuare a ricadere su chi, ogni giorno, rischia non solo la pelle – anche perché non ha aggiornamento professionale idoneo né strumenti adeguati – ma anche di essere strumentalmente accostato a chi, negli Stati Uniti, ha ucciso il povero George Floyd. ES Polizia di Stato non ci sta a questo gioco al massacro: i poliziotti sono stanchi e non si può più restare in silenzio.

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