Leonardo, il governo valuta la sostituzione di Roberto Cingolani: Mariani tra i candidati, titolo in Borsa in forte calo
Possibile cambio al vertice di Leonardo
Il governo italiano potrebbe sostituire Roberto Cingolani come amministratore delegato di Leonardo, gruppo strategico della difesa e dell’aerospazio controllato per poco più del 30% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. A riferirlo sono due fonti vicine al dossier citate da Reuters, in un passaggio che, se confermato, segnerebbe uno dei dossier più rilevanti nella stagione delle nomine delle società partecipate dallo Stato.
La questione si inserisce in una fase particolarmente delicata per Leonardo, impegnata a rafforzare il proprio posizionamento in un mercato globale della difesa in espansione, mentre i governi aumentano la spesa militare nel quadro della guerra in Ucraina e dell’escalation del conflitto in Medio Oriente.
Scadenza decisiva: lista del Tesoro entro il 13 aprile
Il nodo dovrà essere sciolto in tempi rapidi. Il governo, tramite il Tesoro, è infatti chiamato a presentare entro il 13 aprile la lista dei candidati per il rinnovo del consiglio di amministrazione di Leonardo.
Secondo una delle fonti citate, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni starebbe spingendo per un cambio al vertice della società. La stessa fonte, tuttavia, non ha fornito ulteriori dettagli sulle motivazioni della possibile scelta.
Lorenzo Mariani tra i nomi più accreditati
Tra i profili indicati come possibili successori di Cingolani, uno dei principali è Lorenzo Mariani, ex dirigente di Leonardo e attuale amministratore delegato per l’Italia di MBDA, il produttore missilistico partecipato da Airbus, BAE Systems e Leonardo.
Un’altra fonte ha riferito che funzionari governativi avrebbero dovuto discutere la questione nel corso della giornata. Leonardo e MBDA non hanno commentato le indiscrezioni.
Le altre indiscrezioni sui possibili successori
Nel dibattito sulle nomine sono circolati anche altri nomi per il possibile dopo-Cingolani. Tra i profili indicati dalle indiscrezioni figurano Pierroberto Folgiero, Stefano Donnarumma, Alessandro Ercolani, Gian Piero Cutillo e lo stesso Lorenzo Mariani.
Folgiero guida attualmente Fincantieri, Donnarumma è amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, Ercolani è indicato come ad di Rheinmetall Italia, mentre Cutillo è a capo della divisione Elicotteri di Leonardo. Il quadro, però, resta fluido e non risultano al momento conferme ufficiali sulla scelta finale.
Il precedente di febbraio: verso la conferma, poi il cambio di scenario
Il possibile ribaltamento arriva dopo che, a febbraio, alcune fonti avevano riferito a Reuters che il governo sembrava orientato a concedere a Cingolani un secondo mandato triennale.
L’evoluzione delle ultime ore segnala quindi un possibile cambio di linea rispetto a uno scenario che, fino a poche settimane fa, appariva più favorevole alla continuità manageriale.
Il piano industriale appena presentato da Cingolani
Le indiscrezioni su un possibile avvicendamento arrivano anche a ridosso della presentazione del nuovo piano strategico quinquennale illustrato da Cingolani. Il piano prevede investimenti in calcolo ad alte prestazioni, intelligenza artificiale, cybersicurezza e nello sviluppo di un sistema di difesa aerea multilivello denominato Michelangelo Dome.
Sotto la sua guida, Leonardo ha accelerato su digitalizzazione, elettronica per la difesa e piattaforme interconnesse, in una trasformazione che lo stesso Cingolani aveva sintetizzato con la formula: “dai proiettili ai byte”.
Borsa, Leonardo cede il 7,7% dopo le indiscrezioni
L’impatto delle indiscrezioni si è riflesso immediatamente sul mercato. Le azioni Leonardo hanno registrato un calo del 7,7% dopo le notizie sul possibile cambio dell’amministratore delegato.
Il dato interrompe una fase molto positiva del titolo: secondo quanto riportato, le azioni del gruppo erano salite del 780% dall’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, beneficiando del nuovo ciclo di crescita del comparto difesa.
Nomine nelle partecipate, non solo Leonardo: riflettori anche su Eni ed Enel
Il caso Leonardo si inserisce in una più ampia tornata di rinnovi nelle società pubbliche e partecipate. Il governo si prepara infatti a definire diverse nomine in gruppi strategici come Eni, Enel e Leonardo, con i mandati degli attuali vertici in scadenza nelle prossime settimane.
Nel quadro complessivo si parla di una maxi tornata di 842 nomine in 155 società partecipate dallo Stato. Secondo le indiscrezioni riportate, in Eni sembra avviato verso la conferma Claudio Descalzi per un quinto mandato come amministratore delegato, mentre per la presidenza è circolato anche il nome di Elisabetta Belloni. In Enel, invece, vengono indicati verso la conferma Flavio Cattaneo e Paolo Scaroni.
Le reazioni politiche e il tema dello spoil system
L’ipotesi di un cambio al vertice di Leonardo ha alimentato anche il confronto politico. Il leader di Azione Carlo Calenda ha chiesto chiarimenti sulle ragioni di un eventuale avvicendamento, domandando se vi siano motivazioni legate alla sicurezza nazionale o ai risultati aziendali, e sostenendo che eventuali logiche di appartenenza politica confermerebbero una gestione improntata allo spoil system.
Sul tema è intervenuto anche il vicepremier Matteo Salvini, che ha dichiarato di non occuparsi direttamente del dossier ma di ritenere che la scelta finale sarà presa “per il bene del Paese”. Alla domanda su un possibile approdo di Donnarumma a Leonardo, Salvini ha affermato di non poter né confermare né smentire.
Un dossier strategico per difesa, industria e sicurezza nazionale
Il futuro della governance di Leonardo viene considerato particolarmente sensibile perché riguarda uno dei principali asset industriali italiani nei settori difesa, aerospazio e sicurezza. Il gruppo è chiamato a muoversi in una fase di forte competizione internazionale, con nuove opportunità legate all’aumento della domanda militare e alla crescente centralità delle tecnologie dual use.
Per questo motivo, il possibile cambio di amministratore delegato viene letto non solo come una scelta di governance, ma come una decisione con implicazioni industriali, strategiche e geopolitiche per l’Italia.
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