LA SARDEGNA DICHIARA GUERRA ALLA DIFESA. “NON CI SONO LE CONDIZIONI PER OPERARE CON SERENITA’”

Nessuna dichiarazione esplicita a riguardo, ma
sembra che le proteste dei sardi contro le esercitazioni militari
internazionali nell’Isola abbiano sortito il loro effetto: non ci saranno le
operazioni NATO annunciate per il prossimo autunno, secondo quanto comunica una
nota dell’Ufficio Stampa dell’Aeronautica Militare.

In Sardegna, si legge nel
comunicato, “non sussistono le condizioni per operare con la serenità necessaria
per attività di tale portata e complessità, che coinvolgerà tutte le
aeronautiche dei Paesi NATO
”. Il Reparto, dunque, “non è attualmente
interessato, né lo sarà nella parte rimanente dell’anno, da alcuna
esercitazione”.
“L’industria della Difesa in Sardegna, piaccia o no,
è un’importantissima risorsa per l’isola e chiediamo che la politica sarda
inizi a ragionare seriamente non su come chiudere le strutture della Difesa, ma
piuttosto a guardare le stesse come una risorsa economica e strategica per la
regione al pari di tutti gli altri complessi industriali presenti in
Sardegna”. Lo chiedono Antonsergio Belfiori, delegato nazionale del Cocer
Interforze e dell’Aeronautica militare, Mario Grieco, della Fisascat-Fp settore
Nato, e Giovanni Sainas, della Cisl-Fps, dopo l’annuncio dello spostamento a
Trapani dell’esercitazione Trident Juncture 2015.
“Ci preoccupa ciò che sta avvenendo – spiegano
– ovvero che il Ministero della Difesa per portare a compimento i propri
compiti istituzionali scelga altre regioni italiane che di contro, in maniera
intelligente, accolgono queste risorse a cui invece la Sardegna in maniera
puramente ideologica rinuncia. Non è possibile accanirsi sulle forze armate e
sul proprio personale”.

I sindacati sottolineano che questo è un altro colpo
a una regione dove “sono a rischio i posti di lavoro di migliaia di
lavoratori fra civili, militari e personale delle centinaia di ditte che
operano nei vari settori d’interesse, alcuni altamente tecnologici, tra
stipendi, acquisti di beni e servizi e indotto per una valore di centinaia di
milioni di euro all’anno. Sarebbe un danno economico senza precedenti per una
terra già martoriata dalla crisi”. Per il Cocer e la Cisl lo spostamento a
Trapani dell’esercitazione priva la Sardegna di “un’altra opportunità di
fare economia e dare respiro alle imprese locali”, rimarcando che se
l’esercitazione si fosse fatta “5000 persone sarebbero transitate
nell’Isola in un periodo turistico praticamente nullo come è il mese di
novembre”. “Un’altra occasione persa per la Sardegna – ribadiscono –
che ormai pare abbia dichiarato incomprensibilmente guerra ad un settore
industriale e strategico come quello della Difesa che crea economia, porta
benessere e ricadute nei territori oltre che dare impiego a migliaia di
sardi”.

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