Editoriale

Indennità di trasferimento rientro dall’estero: l’Esercito resta al palo, mentre le altre Forze Armate aprono alle istanze

Un paradosso burocratico sta colpendo i militari dell’Esercito Italiano, creando una disparità di trattamento senza precedenti rispetto ai colleghi di Marina, Aeronautica e Carabinieri. Al centro della contesa c’è l’indennità di trasferimento ex art. 1 della Legge 86/2001 per il personale che rientra in Patria dopo una missione estera e viene assegnato a una sede diversa da quella originaria.

Mentre le altre Forze Armate si sono già adeguate alle nuove direttive di PERSOMIL e al parere dell’Avvocatura Generale dello Stato, lo Stato Maggiore dell’Esercito (SME) sembra intenzionato a pretendere un ricorso legale per concedere ciò che altrove si ottiene con una semplice domanda.

Il cortocircuito dello Stato Maggiore Esercito e la lotta alla burocrazia

Risulta quantomeno pungente notare come il Capo di SME, Generale Carmine Masiello, si sia più volte espresso pubblicamente contro le lungaggini amministrative, istituendo persino la casella email menoburocrazia.

Tuttavia, proprio gli uffici di via XX Settembre hanno sollevato un quesito che rischia di penalizzare migliaia di soldati. Il I Reparto di SME, con una nota del dicembre 2025, ha infatti chiesto chiarimenti alla Direzione Generale per il Personale Militare (DGPM), interpretando la locuzione “in corso di giudizio” in modo restrittivo: l’indennità andrebbe riconosciuta solo a chi ha già un ricorso pendente, escludendo di fatto le semplici istanze amministrative.

Marina, Aeronautica e Carabinieri: istanze subito al via

L’atteggiamento dell’Esercito contrasta nettamente con la rapidità delle altre organizzazioni. L’Aeronautica Militare ha già diramato disposizioni affinché il personale presenti un’apposita istanza al proprio Ente di appartenenza per ottenere il beneficio, previa verifica dei requisiti (sede diversa e distanza superiore ai 10 km). La Marina Militare è andata oltre, ordinando di informare capillarmente tutto il personale tramite il sistema “S.I.T.” e predisponendo la modulistica per consentire a chi ne ha diritto di presentare istanza per i trasferimenti avvenuti nell’ultimo quinquennio. Anche l’Arma dei Carabinieri ha recepito le nuove coordinate, rettificando le proprie linee guida per allinearsi alla giurisprudenza favorevole.

Il diritto negato: una “soccombenza virtuale” annunciata

L’Avvocatura Generale dello Stato è stata chiarissima: l’abrogazione del comma 4 della L. 86/2001 non ha cancellato il diritto all’indennità, ma ha semplicemente reso applicabile la normativa generale sui trasferimenti d’autorità. L’Organo di Difesa erariale ha suggerito esplicitamente di non insistere nel negare il beneficio per evitare l’inevitabile condanna alle spese di lite dovuta alla “soccombenza virtuale” dell’Amministrazione. Nonostante questo, l’Esercito sembra voler costringere i propri uomini a patire un ricorso giudiziale, gravandoli di spese legali e tempi lunghi, mentre i colleghi delle altre forze ottengono il medesimo riconoscimento per via amministrativa.

I criteri per il riconoscimento del beneficio

Le nuove coordinate applicative stabiliscono una dicotomia precisa:

  • Nessun diritto se il militare riprende servizio nella stessa sede, nello stesso Comune o entro 10 km dalla precedente.
  • Diritto pieno all’indennità se l’Amministrazione dispone il trasferimento d’autorità in un Comune diverso e distante più di 10 chilometri dalla sede ricoperta prima della missione all’estero.

In questo scenario, la domanda sorge spontanea: perché i militari dell’Esercito devono essere gli unici a dover adire le vie legali per un diritto ormai consolidato dalla giurisprudenza e già recepito da tutto il resto del comparto Difesa?.

L’appello al Generale Masiello: coerenza tra innovazione e diritti

In un’era di profonda trasformazione e innovazione della Forza Armata, appare quantomeno inverosimile che il Generale Carmine Masiello sia pienamente a conoscenza di questo stallo che penalizza i suoi uomini. È difficile conciliare l’immagine di un Esercito proiettato al futuro e allo snellimento delle procedure con una prassi che, nei fatti, obbliga i propri militari a percorrere la tortuosa e onerosa via del contenzioso legale per vedersi riconosciuto un diritto che altrove è già pura prassi amministrativa.

L’Avvocatura Generale dello Stato ha già ammonito l’Amministrazione sui rischi di una “soccombenza virtuale” e sull’inutile aggravio di spese di lite. Proprio in virtù dello slancio verso la modernità che abbiamo più volte documentato e apprezzato, ci aspettiamo che la nota risolutezza del Capo di SME si traduca a breve in un intervento risolutivo. È tempo che l’Esercito smetta di essere l’eccezione burocratica del comparto e riporti la normalità tra i ranghi, allineandosi finalmente alle direttive superiori e al buon senso già recepito dalle altre Forze Armate.

Laura Bianchi – Esperta in relazioni sindacali militari e di polizia
Esperta in relazioni sindacali delle Forze Armate e di Polizia

Laura Bianchi

Laura Bianchi è una consulente e analista indipendente specializzata in relazioni sindacali, rappresentanza e tutela del personale delle Forze Armate e delle Forze di Polizia. Si occupa di contrattazione, diritti del personale, evoluzione normativa e dinamiche istituzionali. Su InfoDifesa.it cura approfondimenti basati su fonti ufficiali, documenti sindacali e analisi del contesto giuridico e operativo.

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