“Il limite è solo un’illusione”: a Furbara bascati i nuovi incursori dell’Aeronautica
L’Italia schiera i suoi uomini migliori. Lunedì 9 marzo, sull’asfalto dell’aeroporto militare di Furbara, tre uomini hanno ricevuto un basco color sabbia, un pugnale da ardito e un brevetto. Pochi oggetti, carico simbolico immenso. È la cerimonia di imbascamento del 10° corso BIAM — Brevetto Incursori dell’Aeronautica Militare — l’evento che sancisce l’ingresso ufficiale dei nuovi operatori nel 17° Stormo, reparto di Forze Speciali dell’Aeronautica Militare inquadrato nella 1ª Brigata Aerea per le Operazioni Speciali (BAOS). Un ingresso che si guadagna, non si regala.
Due anni per diventare invisibili: il percorso più selettivo dell’Aeronautica
Il numero dice tutto: tre frequentatori hanno portato a termine il percorso. Non decine, non centinaia. Tre. L’iter addestrativo del corso BIAM dura circa due anni, è altamente selettivo, fisicamente devastante e mentalmente logorante. Chi lo supera emerge con competenze operative in ricognizione speciale, azione diretta, assistenza militare e liberazione di ostaggi, in scenari nazionali e internazionali. Chi non regge, si ferma. Non esistono seconde chances né promozioni di cortesia in questo mondo.
Il basco color sabbia e il pugnale da ardito ricevuti durante la cerimonia non sono semplici oggetti cerimoniali: richiamano direttamente la tradizione degli Arditi Distruttori della Regia Aeronautica (ADRA), costituiti nel 1942 come prima unità di forze speciali della Regia Aeronautica e antesignani storici degli attuali incursori. Una genealogia di coraggio che risale a oltre ottant’anni fa e che questi tre uomini ora portano avanti.
Portolano a Furbara: «Il margine di errore sarà minimo o quasi nullo»
La cerimonia è stata presieduta dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, che ha voluto essere presente di persona, in un momento che ha definito senza mezzi termini «particolarmente difficile per il contesto internazionale». Le sue parole ai neo-brevettati non erano di circostanza. Erano un avvertimento e insieme un patto.
«Vi troverete a intervenire in scenari in cui la rapidità decisionale farà la differenza tra successo e fallimento», ha dichiarato il generale Portolano. «In ambienti in cui il margine di errore consentito sarà minimo o quasi nullo, in operazioni in cui il Paese chiederà risultati immediati, discreti e risolutivi. Dovrete saper agire e portare a termine la missione anche in contesti degradati, quando i sistemi e le moderne capacità tecnologiche di cui disporrete saranno negati, disturbati o resi indisponibili».
Il vertice della Difesa ha poi aggiunto quella che forse è la frase più densa di tutta la cerimonia: «Il giorno più impegnativo sarà quello in cui, in contesti di crisi o in teatro operativo, dovrete prendere in pochi secondi una decisione, sapendo che da essa dipenderà la vita dei vostri compagni e l’onore del Paese». Infine, la chiusura solenne: «Sono orgoglioso, onorato di essere il vostro comandante, vi guardo con rispetto, la Difesa vi guarda con orgoglio».
Nel corso della cerimonia, il generale Portolano ha inoltre conferito la Medaglia di Bronzo al Valore Aeronautico a un operatore esperto distintosi in attività operativa sul campo, e ha evidenziato due riconoscimenti di rilievo internazionale: il recente accreditamento della Combat Controller Skill Level 1 e il riconoscimento ufficiale da parte dell’Air Force Special Operations Command (AFSOC) statunitense. Due certificazioni che non si ottengono per gentilezza diplomatica, ma attestano l’eccellenza concreta del 17° Stormo sulla scena delle operazioni speciali alleate.
Il Capo di SMA Conserva: «Non per quantità, ma per qualità»
Tra le autorità presenti anche il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, generale di squadra aerea Antonio Conserva, che ha inquadrato l’imbascamento in una visione strategica più ampia, quella della revisione in corso della componente Forze Speciali della Difesa.
«L’imbascamento non è un gesto formale, ma è l’atto con cui la Forza Armata riconosce che avete acquisito le competenze, la maturità e la solidità morale necessarie per entrare a far parte di una componente di assoluta eccellenza dello strumento aerospaziale», ha dichiarato il generale Conserva. Le operazioni speciali, ha sottolineato, «rappresentano uno strumento ad altissima valenza strategica: non per quantità, ma per qualità, per specificità e per funzione».
Il generale ha poi fatto esplicito riferimento al progetto di revisione della componente Forze Speciali della Difesa, ancora in corso, finalizzato ad adattare il comando e il controllo dei reparti alle sfide poste da un ambiente operativo in continua evoluzione, con l’obiettivo di «assicurare la condotta di operazioni finalizzate alla tutela e alla salvaguardia degli interessi strategici nazionali». Agli incursori, il messaggio più diretto: «Voi, con la specificità che appartiene all’Aeronautica Militare, siete inseriti in questo sistema come assoluti protagonisti».
Alla cerimonia erano presenti anche il comandante del Comando Interforze per le Operazioni Speciali, ammiraglio di squadra Paolo Pezzutti, il comandante del Comando della Squadra e della 1ª Regione Aerea, generale di squadra aerea Silvano Frigerio, il comandante della BAOS, generale di brigata aerea Diego Sismondini, oltre ad autorità e rappresentanti del territorio, in particolare dei Comuni di Cerveteri e Ladispoli.
Il colonnello Anelli ai neo-brevettati: «Il limite è solo un’illusione»
Ad aprire formalmente la cerimonia è stato il comandante del 17° Stormo Incursori AM, colonnello Michele Anelli, con un discorso che ha mescolato riconoscimento e consapevolezza del peso che i tre giovani incursori si mettono sulle spalle.
«Allievi del 10° corso BIAM, avete superato due anni di fatiche fisiche e prove mentali che avrebbero piegato chiunque altro», ha detto il colonnello Anelli. «Avete imparato che il limite è solo un’illusione e che la forza del singolo non è nulla senza coesione del gruppo». Il comandante ha quindi descritto il contesto operativo che li attende con una formula che riassume la complessità moderna: scenari «volatili, incerti, complessi, ambigui e rapidamente mutevoli», dove la tecnologia più avanzata si fonde con «la resilienza millenaria dell’uomo».
Il messaggio finale del colonnello è stato cristallino: «Portate questo basco con umiltà, ma con l’orgoglio di chi sa di essere la punta di lancia della Difesa italiana. Siate fieri del traguardo raggiunto, siate consci della responsabilità che vi attende e siate sempre degni del vostro giuramento e dell’uniforme che indossate».
La simulazione di liberazione ostaggi: Eurofighter, HH-101A e droni in azione
La cerimonia non si è chiusa con i discorsi. Alle parole sono seguiti i fatti — o meglio, la loro simulazione. Nella seconda parte dell’evento, le autorità e gli ospiti hanno assistito a un display capacitivo durante il quale è stata riprodotta una liberazione di ostaggio in ambiente ostile, una delle missioni tipicamente assegnate al Comparto delle Forze Speciali.
L’operazione simulata ha visto in campo un team di incursori del 17° Stormo supportato da aeromobili a pilotaggio remoto e caccia Eurofighter per la ricognizione aerea e la neutralizzazione delle difese aeree nemiche, e da elicotteri HH-101A del 9° Stormo per l’infiltrazione degli operatori sul campo, l’insediamento di un posto di comando e controllo, la successiva esfiltrazione e la messa in salvo dell’ostaggio. Una sinergia di piattaforme, capacità e uomini che ha reso visibile — anche per chi non appartiene al mondo militare — cosa significhi concretamente «operazioni speciali» nel 2026.
La giornata si è conclusa con un aviolancio da HH-101: personale incursore e tre paracadutisti con le Bandiere del 17° Stormo, dell’Aeronautica Militare e della Repubblica Italiana hanno attraversato il cielo di Furbara, chiudendo simbolicamente un cerchio tra passato e presente.
La rievocazione storica degli ADRA: le radici di chi non dimentica da dove viene
Prima del display operativo, le autorità e gli ospiti hanno potuto assistere a una rievocazione storica di un campo di addestramento degli ADRA — gli Arditi Distruttori della Regia Aeronautica — allestita con mezzi, materiali e uniformi dell’epoca grazie al contributo di associazioni dedicate al recupero e alla conservazione del patrimonio storico e culturale delle Forze Armate. Un dettaglio non marginale: il 17° Stormo non dimentica da dove viene. L’identità degli incursori affonda le radici nel 1942, e quella memoria viene coltivata con cura, non archiviata nei libri di storia.
Il 17° Stormo: chi sono, cosa fanno, perché contano
Il 17° Stormo Incursori ha sede sull’aeroporto militare di Furbara ed opera alle dipendenze della 1ª Brigata Aerea per le Operazioni Speciali, a sua volta inquadrata nel Comando Interforze per le Operazioni Speciali. Il suo mandato istituzionale comprende la selezione, l’addestramento e l’equipaggiamento di personale destinato a operare in contesti ad alto rischio, con missioni che spaziano dalla ricognizione speciale all’azione diretta, dall’assistenza militare alla liberazione di ostaggi, sia in ambito nazionale che internazionale.
Il recente accreditamento da parte dell’AFSOC statunitense — uno dei comandi delle forze speciali più esigenti e prestigiosi al mondo — certifica che il 17° Stormo non opera in un campionato di serie B. È un reparto che risponde agli stessi standard delle eccellenze alleate, e che in uno scenario geopolitico sempre più instabile rappresenta uno degli strumenti più affilati a disposizione della Difesa italiana.
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