IL CARABINIERE E L’ASSASINO DI NOEMI: “CI DEPISTAVA E L’HO FATTO CROLLARE”

(di Angela Balenzano) – Pazienza, esperienza e umanità. Qualità che il maresciallo capo dei carabinieri, Giuseppe Borrello, comandante della stazione di Specchia, ha sfruttato con sapienza. Per convincere il «fidanzatino» 17enne di Noemi Surini a confessare l’omicidio della ragazzina sedicenne trovata morta nei campi di Castrignano del Capo mercoledì scorso. È lì che il ragazzo l’aveva sepolta dopo averla assassinata. Lo ha ammesso al termine dell’ennesimo interrogatorio.

Maresciallo lei ha intuito da subito che il ragazzino avesse delle responsabilità nella sparizione di Noemi?
«Sì. Già dai giorni successivi alla scomparsa ci siamo indirizzati verso di lui. Perché altre volte si erano allontanati insieme. Era ipotizzabile che magari avesse coperto la fuga della ragazza».
Ma le sue spiegazioni però non vi hanno mai convinto, è così?
«Lui ci ha dato tante versioni su quello che era successo quella sera (la domenica in cui Noemi è uscita di casa per incontrare il 17enne, ndr), almeno quattro o cinque. Presto ci siamo resi conto che erano finalizzate a depistare le indagini».

Quindi cosa è accaduto?
«Abbiamo accantonato l’ipotesi di un allontanamento volontario perché era ormai evidente che da parte del ragazzo c’era un tentativo di depistaggio e che stesse coprendo un reato più grande. Lo abbiamo interrogato ancora e abbiamo ottenuto la sua fiducia».
Come è riuscito a ottenerla?
«Gli abbiamo mostrato tanta umanità che non era finalizzata a condannare quello che ipoteticamente aveva fatto, quanto invece a risolvere il problema e soprattutto trovare la ragazza. Gli abbiamo spiegato che se mai fosse stato responsabile avrebbe pagato il debito con la giustizia ma che forse la giovane età, con il tempo, gli avrebbe consentito di riprendere la sua vita».

È stato allora che ha confessato l’omicidio di Noemi?
«Sì».
Si spieghi meglio.
«Ieri mattina (mercoledì, ndr) ha incontrato una pattuglia di carabinieri per strada e ha chiesto di poter parlare con me. Siamo andati a prenderlo e l’abbiamo portato in caserma. Ho parlato con lui per circa un’ora con calma. Gli ho detto che ormai potevo immaginare quello che aveva fatto».

Cosa gli ha detto esattamente?
«“Aiutaci, ti conviene perché altrimenti non potrai più addormentarti o svegliarti al mattino senza pensare a Noemi”. Questo gli ho detto. Poi ha confessato e ci ha accompagnati sul luogo del delitto».
Come ha reagito quando avete trovato il corpo?
«Credo che in quel momento il ragazzo abbia preso coscienza di quello che aveva fatto. Quando eravamo lì davanti al corpo della povera Noemi si è sentito male e lo abbiamo soccorso. Si è reso conto di tutto, ha realizzato. Sino ad un momento prima il suo cervello era più impegnato ad occultare, a non dire e soprattutto a dissimulare le prove piuttosto che a pensare alle sue reali responsabilità. Ma davanti al corpo della ragazza è crollato». (Corriere della Sera)

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