IL 1° MAGGIO DEI DIRITTI DEI POLIZIOTTI INFANGATO DAL SAP

(di
Francesco Lo Sardo) – Il processo al capitano
Salvatore Margherito del II Reparto Celere («Non vogliamo più mettere a ferro e
fuoco le città, ma inserirci nella realtà che ci circonda») condannato e
rinchiuso a Peschiera.

E poi le coraggiose pagine di Nuova Polizia di Franco
Fedeli per difesa dei diritti e la conquista della dignità di lavoratori tra
lavoratori dei cittadini in divisa. Chi tra i meno giovani non ricorda le lotte
del movimento per la smilitarizzazione e la sindacalizzazione del Corpo delle
guardie di pubblica sicurezza che poi dilagarono e contagiarono tutte le altre
forze armate?
Storie
e battaglie nobili degli anni ‘70 che stridono con le ignobili cronache del
secondo millennio, quelle dell’arrogante standing
ovation
del congresso nazionale del Sap, a Rimini, ai
poliziotti condannati per la morte di Federico Adrovandi. Un’agghiacciante,
cinica speculazione sindacale di sapore para-politico, nella logica di
strappare iscritti agli altri sindacati di polizia, dal maggior competitor
Siulp, al Siap, al Silp-Cgil, alla Federazione Sp che lega Uilps, Sup, Anip,
Italia Sicura, all’Ugl, al Consap, al Coisp: il sindacato di polizia
protagonista del volantinaggio contro l’incarcerazione degli agenti condannati
del caso Aldrovandi sotto la sede del comune di Ferrara dove lavorava la madre
del ragazzo morto.
Ieri
le condanne della maggior parte dei sindacati di polizia per il gesto del Sap
sono state fermissime e nette. Ma tra i poliziotti iscritti ai sindacati –
oltre il 96,5 per cento del totale – quelli del Sap sono ventimila su quasi
centomila agenti: una “minoranza” molto robusta, in ascesa, che fa politica,
che trasmette messaggi politici e che continuerà a farlo. Come fanno del resto
partiti e sindacati. Questo rappresenta, alla fine, l’applauso del Sap: un
messaggio politico per guadagnare seguito e consensi, per chi lo condanna un
protervo inno all’inciviltà e uno sprezzante schiaffo alla giustizia che ha
emesso sua sentenza definitiva di condanna.
Ma i
fatti riminesi, al di là dell’esecrazione in primis del governo con la
telefonata alla madre di Aldrovandi del presidente del consiglio Matteo Renzi
che ha definito «un gesto indegno» l’applauso del Sap, pongono un interrogativo
provocatorio che cade proprio il giorno del 1° maggio, festa dei lavoratori.
Sarebbe
potuto mai esser messo in circolo un messaggio devastante come quello del Sap,
sarebbe mai potuto accadere qualcosa del genere se i condannati fossero stati
carabinieri o agenti della guardia di finanza? No. Perché in Italia soltanto la
polizia di stato (legge 121 del 1 aprile 1981), la polizia penitenziaria (legge
395 del 15 dicembre 1990) e le varie polizie municipali e provinciali (legge 65
del 7 marzo 1986) – non ci sono più le province ma resta una misteriosa polizia
provinciale cresciuta negli anni ‘90 – sono state trasformate in corpi civile
militarmente organizzati e dunque liberamente sindacalizzati.
Non
così carabinieri, guardia di finanza e le altre tre forze armate rimaste con le
stellette. Non che siano meno “corporative” rispetto a quelle dei sindacati
degli “smilitarizzati” le prese di posizione dei Cocer delle cinque armi (il
livello più alto della rappresentanza militare, posto sopra ai Coir intermedi e
ai Cobar della base, istituita con legge 382 dell’11 luglio 1978). Ma la natura
di quella rappresentanza fa sì che per caratteristiche e modalità
dell’esercizio di tutela degli interessi della base che l’ha eletta, la sua
azione non possa mai deragliare – come invece è avvenuto a Rimini – proprio per
la particolarità dei cittadini che i Cocer rappresentano: lavoratori pubblici,
ma in divisa e armati.
In
divisa e armati sono anche gli “smilitarizzati”, inquadrati in una struttura
gerarchica para-militare: il che però non impedisce a poliziotti di applaudire
come eroi, senza incorrere in severe punizioni disciplinari, un gruppo di
condannati per la morte di Aldrovandi, piuttosto che di dare del bugiardo e
chiedere la cacciata – come fa il Sappe della penitenziaria – del capo del Dap
da cui dipendono, l’ex pm Giovanni Tamburino, o di mettere in ginocchio coi
loro scioperi il traffico nelle grandi città, come gli ineffabili vigili urbani
di Roma. Paradossi fisiologici o patologie?
Nello
specifico la crescita degli iscritti al Sap, secondo sindacato di polizia in
Italia, è anche la conseguenza di errori politici. Frutto delle divisioni e poi
della frantumazione e scissione nel 1999 del colosso democratico del Siulp,
nato come emanazione dell’unità Cgil-Cisl-Uil e di una certa cronica
disattenzione e diffidenza del centrosinistra per i lavoratori del comparto
difesa e sicurezza.
Tornare
indietro sul terreno dei diritti conquistati dai lavoratori della polizia non
si può e non si deve. Il costo della democrazia, così come per le invettive di
Beppe Grillo, è anche quell’applauso del Sap. Ma quando qualcuno riproporrà la
smilitarizzazione della Guardia di finanza, sarà meglio pensarci bene. E’ vero,
in Olanda anche i marines sono sindacalizzati e te li ritrovi in corteo insieme
i metalmeccanici. Ma prima di arrivare all’Olanda qui da noi, a quanto pare,
c’è ancora parecchia strada da fare.
quotidiano Europa