Guerra in Iran, Mattarella convoca il consiglio supremo di difesa
Un Consiglio supremo “breve” solo sulla carta: venerdì alle 10 il Quirinale mette la crisi al centro
L’ordine del giorno del Consiglio supremo di difesa convocato da Sergio Mattarella per venerdì alle 10 prevede “La guerra in Iran e in Medioriente. Analisi della situazione internazionale e degli effetti della crisi in corso.” Ma il punto è proprio questo: nella nuova guerra in Iran e nel Medio Oriente, la sintesi non è un lusso, è un segnale. L’organo di rilievo costituzionale preposto all’esame dei problemi generali politici e tecnici su sicurezza e difesa nazionale — presieduto dal capo dello Stato in quanto comandante delle Forze armate e riunito almeno due volte l’anno — stavolta non si muove per routine.
Il precedente che pesa: non “una riunione qualunque”, come dopo l’invasione dell’Ucraina
La convocazione non viene letta come ordinaria, anche per il confronto implicito con quanto accadde nelle ore successive al 24 febbraio 2022, quando la Russia invase l’Ucraina e il Consiglio fu riunito a ridosso dell’evento. Ora Mattarella ha atteso poco più di una settimana dallo scoppio della nuova guerra nel Golfo: un intervallo nel quale, viene riferito, la situazione si è parzialmente stabilizzata, ma non abbastanza da spegnere gli allarmi.
Tajani: rientrata l’emergenza turisti nel Golfo. Ma l’agenda resta piena di rischi
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha spiegato che è rientrata l’emergenza dei turisti italiani bloccati nell’area del Golfo. È una buona notizia, ma non cambia la sostanza: al tavolo del Quirinale siederanno anche Tajani, il ministro della Difesa Guido Crosetto e gli altri responsabili dei dossier di sicurezza ed economici. E la riunione nasce perché la guerra — e i suoi effetti — non si limitano al fronte.
Crosetto: offensiva in Iran “fuori dalle regole del diritto internazionale”. Meloni: linea condivisa, ma senza nomi
Nelle comunicazioni precedenti, Crosetto ha definito l’offensiva in Iran “al di fuori delle regole del diritto internazionale”. Una formula che Giorgia Meloni ha detto di condividere, pur evitando finora di citare esplicitamente Usa e Israele. Nell’ultima intervista televisiva, la premier ha sostenuto di non poter né condividere né condannare l’intervento militare avviato da Donald Trump e Benjamin Netanyahu: una posizione che, nel pieno di un conflitto, diventa inevitabilmente materiale politico.
Il rischio missili e la sicurezza interna: prima la traiettoria, ora i livelli di guardia
Nei primi giorni del conflitto, una delle principali preoccupazioni dell’esecutivo era che missili a lunga gittata potessero lambire le coste meridionali italiane. Oggi — viene spiegato — la convinzione è che Teheran abbia esaurito quel tipo di armi. Ma non significa “fine pericolo”: al Quirinale si discuterà comunque di assistenza agli alleati del Golfo, a quelli europei e Nato, mentre nei ragionamenti del governo entra con forza anche la necessità di innalzare i livelli di guardia sulla sicurezza interna.
Palazzo Chigi tra geopolitica e portafogli: accise mobili contro speculazioni su gas e carburanti
Le preoccupazioni, a poco più di una settimana dall’offensiva lanciata da Usa e Israele, sono condivise tra Quirinale e Palazzo Chigi. Meloni sta preparando il discorso per le comunicazioni al Parlamento di mercoledì e, in parallelo, studia interventi per mitigare gli effetti economici della crisi, con un obiettivo dichiarato: contrastare speculazioni sul gas e rincari dei carburanti.
Sul tavolo c’è il meccanismo delle accise mobili. Si valuta anche l’ipotesi di un decreto legge, ma — allo stato — non è certo che possa essere varato da un Consiglio dei ministri previsto nel pomeriggio e non ancora convocato. A Palazzo Chigi si sono susseguite riunioni sui vari aspetti del conflitto; il varo di un provvedimento potrebbe non essere imminente, e non è escluso che il Cdm si riunisca più avanti nella settimana.
Il fronte monetario: timori per un possibile doppio rialzo dei tassi Bce
Nel quadro già teso si aggiungono i timori per un possibile doppio rialzo dei tassi da parte della Bce. Un’ipotesi che, in una fase di shock geopolitico ed energia volatile, amplifica l’ansia da “seconda ondata” sui costi: più cara la finanza, più fragile la crescita, più sensibile ogni scossone sui prezzi.
Diplomazia e G7: contatti internazionali in corso, in attesa di un vertice dei leader
Parallelamente, Meloni mantiene i contatti internazionali, in attesa di capire se prenderà corpo l’ipotesi di un vertice dei leader del G7. È la cornice in cui l’Italia prova a leggere il conflitto: non solo come emergenza regionale, ma come crisi capace di riscrivere priorità e alleanze, e di produrre effetti diretti sul mercato energetico.
Parlamento: basi Usa, opposizioni all’attacco e una risoluzione “unitaria” cercasi
In Parlamento non mancheranno le sollecitazioni delle opposizioni, a partire dal tema dell’uso delle basi americane. Dal governo si assicura che Washington non ne ha bisogno e non ha avanzato richieste. Nel frattempo, dopo essersi diviso sulle risoluzioni seguite alle comunicazioni di Tajani e Crosetto, il centrosinistra lavora a una proposta unitaria sulle comunicazioni della premier: ci sono contatti tra Pd, M5s, Avs, +Europa e Italia viva per una formula condivisa non solo sull’Iran ma anche sull’Ucraina.
Conte: “in mezzo al guado”. Renzi: “sul caro carburanti il primo speculatore è il governo”
Giuseppe Conte attacca la postura della presidente del Consiglio: “Dice ‘non condanno ma non condivido’. Della serie una parola è poca ma due sono troppe. Come fa l’Italia — l’affondo del leader M5s — a non prendere posizione, a restare in mezzo al guado, a barcamenarsi? Ci avevano raccontato la favoletta che eravamo centrali”.
Matteo Renzi affonda sul terreno più sensibile per famiglie e imprese, il pieno: sul caro carburanti, “il primo speculatore è il governo Meloni che ha aumentato le accise in legge di bilancio”. Un attacco che si innesta proprio mentre Palazzo Chigi valuta lo strumento delle accise mobili, trasformando la leva fiscale in un campo minato politico.
L’equazione italiana: tenere la linea internazionale, evitare lo shock economico, non farsi travolgere in casa
La guerra in Iran e in Medio Oriente costringe Roma a una tripla contabilità: diplomatica, di sicurezza ed economica. Il Consiglio supremo di difesa di venerdì al Quirinale è la fotografia di questa pressione: in tempi di crisi, anche un ordine del giorno “breve” può essere il modo più netto per dire che il Paese è già entrato nella fase in cui ogni scelta pesa — e ogni esitazione si paga.
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