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(di Alberto da Giussano) – Il naufragio della Costa
Concordia ha portato ai dis-onori della cronaca tutta la mediocrità di un
comandante che, in preda al panico, non esita ad abbandonare la sua nave sul
punto di affondare, lasciando il proprio equipaggio e i passeggeri in balia
degli eventi; per farsi poi rimproverare come uno scolaretto da un De Falco,
che con un “vada a bordo cazzo” si è eleva a eroe nazionale.

E mentre i due – l’uno al
sicuro sulla scialuppa di salvataggio, l’altro seduto sulla comoda poltrona di
ufficiale  – sbraitano come ragazzetti, là
fuori, sul relitto ancora colmo di persone da salvare nella gelida notte tra il
13 e il 14 di gennaio 2012,è all’opera
la parte migliore della Guardia Costiera.

Là fuori ci sono quegli uomini
che ogni giorno, in silenzio e lontano dalle telecamere, si dedicano con
passione e abnegazione al proprio lavoro. Quegli
stessi uomini che troppo spesso sono dimenticati dai loro stessi superiori,
tranne quando c’è qualche telecamera a documentarne le azioni.
Allora è
impossibile non parlarne. Allora fioccano le parole d’elogio. Fioccano da tutte
le parti. Per forza, è una questione di ritorno d’immagine, di comunicazione. Chissà
che poi non arrivi qualche ricompensa anche a chi ha solo il compito di stare
sotto ai riflettori senza avere niente a che vedere con le operazioni di
soccorso.
Ma a noi non interessano i
venditori di aria fritta. A noi interessano gli uomini veri, sono loro gli
“Angeli del Giglio”: gli aerosoccorittori
della Guardia Costiera
. Sono loro che in quella notte tragica si calano
tramite un verricello sul relitto adagiato sullo scoglio, cercano le persone
che più hanno bisogno di soccorso, le cercano negli interstizi più remoti della
nave e quando le trovano, le imbragano e risalgono.
E poi scendono ancora, ne
imbragano altre, tante altre, tante da perderne il conto, e le trasbordano a
terra, nei centri di primo soccorso. E così fino a che l’autonomia del velivolo
lo permette.
Non c’entra la Costa Concordia,
non c’entrano i giornalisti che da tutto il mondo sono sbarcati al Giglio con
le loro troupe. Loro sono così, hanno scelto questa specializzazione, ne sono
orgogliosi e fanno il loro lavoro. Ma i giornalisti sono lì, a documentarne le
imprese, e ci sono pure i naufraghi che non lesinano ringraziamenti pubblici.
Allora anche le Istituzioni
devono fare la loro parte e con la lentezza burocratica tipicamente italiana, a
distanza di ben tre anni, è finalmente
arrivato il riconoscimento ufficiale attraverso il conferimento della Medaglia
di Bronzo al valor di Marina agli eroi della Guardia Costiera: 2° Capo Marco
Savastano e ai  Sottocapi Vincenzo  Pandolfo e Marco Restivo
. Fossero stati
ufficiali, magari sarebbe arrivata la medaglia d’oro.
Ma va bene lo stesso,
l’importante è il gesto. Anzi, la cosa più importante è ricordare che medaglia
o meno, questi ragazzi avrebbero comunque continuato,con orgoglio ed
entusiasmo, a fare quello che hanno scelto di fare e per cui sono stati
addestrati: salvare le persone in mare calandosi dall’alto.

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