GENERALE BERTOLINI: “NON POSSIAMO PIÙ VIVERE NEL PEACE AND LOVE, INVESTIRE SULLA DIFESA E PREPARARSI ALLA GUERRA”

Il generale: servono risorse. La sola deterrenza è un’arma spuntata, bisogna rimuovere le minacce e con le nostre coste siamo a rischio

Brutti presagi, agitano i piani più alti delle nostre forze armate. «Ad altri toccheranno sfide che alla mia generazioni sono state risparmiate», dice il generale Marco Bertolini lasciando il servizio dopo 44 anni, evocando scenari di guerra. E nel dire Bertolini non si commuove, anzi. La voce gli si fa di ghiaccio. Bertolini è infatti una leggenda vivente delle nostre forze armate: quintessenza del paracadutista incursore, non s’è negato un conflitto, dal Libano (dove nel 1982 fu ferito ed ebbe una medaglia d’oro) in poi. Somalia, Balcani, Afghanistan, sempre in prima fila.

Un uomo d’azione e di grande carisma, di quelli che piacciono ad americani e inglesi, che infatti scelsero lui, parà italiano, come capo di stato maggiore della missione in Afghanistan nel 2008 nel momento di massimo urto dei taleban.

Uno che ama parlare chiaro e mai a caso. «Guardiamo a quanto accade fuori dai nostri confini con più rispetto. Osserviamo la vera realtà, non quella delle fiction di prima serata o di alcuni superficialissimi talk-show».

Sulla sua scrivania si accavallano le notizie dai teatri dove sono schierati i nostri, in Afghanistan, in Iraq, in Libano, nei Balcani, nel Mediterraneo, che non inducono ad alcun ottimismo. «In Italia ci ostiniamo a voler credere di vivere nel migliore dei mondi possibili.

Non è così».Se lo amano tanto, i militari, è anche perché Bertolini non ha mai avuto paura, né delle pallottole, né delle parole.

«In questi anni ci sono stati tagli alla Difesa paurosi. È ora di invertire la rotta». Il generale di corpo d’armata Marco Bertolini, fino a ieri (prima di diventare un «ufficiale in quiescenza» e lasciare il posto all’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone), era il comandante del Coi, il Comando operativo di vertice interforze. Ovvero l’organismo che coordina le missioni all’estero del nostro Paese. Bertolini, 63 anni, ha esperienze in Afghanistan, Libano, Bosnia Erzegovina e Kosovo. In un intervista al Corriere il Generale ha sottolineato: «Abbiamo un apparato di sicurezza importante, ma siamo un Paese estremamente esposto, con 7-8 mila chilometri di coste. Non siamo sulla Luna ma al centro del Mediterraneo, che è l’area più centrale del mondo. E quindi siamo più esposti di altri. E lo siamo anche per un territorio reso fragile e difficile da controllare per la criminalità e l’immigrazione». Non possiamo più vivere nel peace and love. La difesa è una risorsa strategica. Si continuano a ridurre le risorse, ma bisogna prendere atto del fatto che la realtà internazionale è cambiata e che è arrivato il momento di cambiare direzione».

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