GENERALE BARTOLONI (COCER GDF) SULLA SPENDING REVIEW: I FINANZIERI HANNO GIA’ DATO ABBASTANZA

Va davanti al giudice la Guardia di finanza. Il 26 marzo sarà la Corte costituzionale a mettere il naso nel giro di vite che rischia di trattare gli operatori di polizia in modo diverso dai colleghi del pubblico.
Generale Bruno Bartoloni, lei è presidente del Cocer. Avete presentato un bel dossier su risparmi e misteri?
«Il commissario Cottarelli deve poter vedere le carte, quelle che girano invece mi sembra che debbano essere trattate con molta cautela».
Detto più chiaramente?
«I dati vanno trattati con molta attenzione. Faccio un esempio. A livello europeo si distingue tra chi fa verifiche fiscali e dogane. Da noi non è così. Per cui se si guarda ai numeri bisogna valutare il lavoro effettivo che gli operatori svolgono. Le statistiche di Eurostat parlano di indicazioni di carattere generale, bisogna andare cauti».
Con questi tagli si può fare lotta all’evasione fiscale?
«No, si farà sempre meno. La spending review bisogna controllarla. Tagliare sulla Finanza vuol dire non raggiungere gli scopi che si sono prefissati. Se si dà attuazione a misure di spesa, bisogna accertare che vengano eseguite».
Coincidono sempre i dati dell’evasione fiscale che i politici annunciano di voler recuperare e quelli del denaro che effettivamente torna al fisco?
«Negli ultimi dieci anni si era previsto di incassare 400 miliardi di euro evasi. Ne sono entrati solo 60».
I risparmi sono voluti dall’Unione europea o dall’Italia?
«Ogni stato ha diritto di organizzare le proprie forze. Per intenderci, la Finlandia ha un’altra criminalità organizzata rispetto al nostro Paese».
Protesterete, è troppo immaginare uno sciopero delle Fiamme gialle?
«Siamo servitori dello Stato, siamo persone serie e non siamo portati a situazioni eclatanti. Conosciamo lo stato di disagio delle persone, tocchiamo con mano la crisi delle imprese, abbiamo contatto con queste situazioni e profondo rispetto delle situazioni personali. Questa settimana in alcune città abbiamo fatto un controllo tra il nostro personale e abbiamo scoperto che un terzo dei militari dipendenti ha un prestito, ha chiesto la cessione del quinto dello stipendio. Il problema è che stiamo facendo la nostra parte. Ci auguriamo di avere dei tavoli di confronto».
Il Tempo

Fab. Dic.
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