ECCO I NOMI DI TUTTI I PARLAMENTARI IN PRIMA LINEA AD ACCUSARE GLI AGENTI

(di Pietro De Leo) – Quanto accaduto nella giornata inaugurale dell’Expo
richiama l’attenzione su un vecchio, genetico vizio di certa sinistra. Da un
lato l’attrazione verso il mondo antagonista, dall’altro, invece, un
atteggiamento vagamente persecutorio verso le Forze dell’Ordine. La mattanza di
Milano, in qualche caso, ha generato qualche repentino «cambio di campo», che
tuttavia non cancella prese di posizione del passato.

È il caso, ad esempio, di
Beppe Grillo. Il leader di M5S l’altro ieri non faceva mancare il suo «pieno
sostegno alle Forze di Polizia e ai vigili del fuoco impegnati contro i
vandali». Ma nel 2011, durante uno dei giorni più caldi della protesta in Val
di Susa, definiva le Forze dell’Ordine, in modo vagamente sprezzante «nostri
dipendenti in divisa» e si lanciava in un fantasioso paragone: «I poliziotti
italiani utilizzerebbero armi chimiche contro il popolo dei No-Tav, come i
pretoriani di Saddam Hussein». 
Se a Grillo va l’Oscar dell’incoerenza, quello
della valutazione più sballata è meritato da Mirko Mazzali, già capogruppo di
Sel al Comune di Milano. «Saranno manifestazioni non violente», diceva qualche
giorno fa a La Telefonata di Belpietro, mentre assicurava: «Abbiamo chiesto che
gli avvocati possano assistere agli interrogatori di eventuali manifestanti
fermati e portati in Tribunale». Certo. E poco importa che già da giorni
numerosi blitz avessero portato al rinvenimento di oggetti inequivocabili
(mazze ecc): «Non mi sembra che la situazione sia particolarmente grave. Sono
stati trovati degli arnesi, ma non so neanche se ci sia un collegamento diretto
con i fermati». D’Altronde, Sel non ha mai nascosto il suo amore per l’universo
antagonista. 
Da Vendola, che a proposito degli scontri in Val di Susa ammonì che
«non si governa con i carri armati», a Nicola Fratoianni, coordinatore
nazionale del partito, che ha chiesto una Commissione di inchiesta sul G8 di
Genova, fino ai sette senatori (De Cristofaro, già portavoce del Genoa Social
Forum del 2001, De Petris, Barozzino, Cervellini, Petraglia, Stefàno e Uras)
autori di un disegno di legge sull’introduzione di numeri identificativi sul
casco dei poliziotti.
Sul punto, si sono esercitati anche il grillino Marco
Scibona
(«per far sì che eventuali abusi commessi dai singoli non restino
impuniti»), l’ex grillino Lorenzo Battista, e il primo Capogruppo dei Cinque
Stelle al Senato Vito Crimi («c’è da ripristinare un senso di giustizia»). 
Da
parte del Pd, invece, è molto attivo il Senatore Luigi Manconi, che vanta un’antologia
di distinguo rispetto all’operato delle Forze dell’Ordine. Basti ricordare che
dopo la vicenda Tortosa, l’agente sospeso per il suo post di Facebook sulla
Diaz, accusò «una parte delle forze di polizia» di essere «gravemente malata»,
additando «l’omertà così diffusa all’interno del corpo». Parole che, di certo,
non contribuiscono a creare un clima di serenità attorno alle Forze
dell’Ordine. Anche sullo scranno più alto di Montecitorio si registra un
rapporto piuttosto tormentato con il mondo della sicurezza. 
Ieri la Presidente
Boldrini
ha espresso la «massima vicinanza mia e della Camera dei deputati alle
Forze dell’Ordine». Tuttavia, un anno fa raccolse l’appello lanciato da Manconi
a togliere il segreto sui procedimenti disciplinari interni (aprendo così la
possibilità a gogne mediatiche per i componenti delle Forze dell’Ordine) e
promosse l’approvazione del riconoscimento del reato di tortura. A proposito
del quale di deputato Pd Davide Mattiello ebbe a dire che si tratta di una
«mano tesa a coloro che vogliono far prevalere la cultura della sicurezza e
della legalità».

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