Divieto di utilizzo di apparecchi elettronici nelle camerate: “La casa del carabiniere rischia di rimanere senza inquilini”

Il Segretario Generale Carmine Caforio preoccupato del malessere, diffuso e crescente, che continua a generare la circolare del Comando Generale dell’Arma (II Reparto – SM – Ufficio Operazioni) mediante la quale viene vietato, ai Carabinieri alloggiati in caserma, l’uso di stufe, condizionatori, lavatrici, frigoriferi, fornelli elettrici, microonde ecc., lancia un grido d’allarme: SE CONTINUIAMO DI QUESTO PASSO LA CASA DEL CARABINIERE RIMARRÀ SENZA INQUILINI!

Una circolare anacronistica – dichiara Caforio – che, in maniera goffa e inopportuna, sembrerebbe voglia solo mettere “apposto la pratica”, come spesso si usa dire nel gergo militare o, peggio ancora, scaricare verso il basso le responsabilità riconducibili a verosimili anni di inerzia amministrativa e cattiva gestionale di risorse finanziarie.

Infatti la nuova disposizione, come obbiettivo principale, non appare voler preservare la sicurezza delle infrastrutture, dei luoghi di lavoro e, ancor meno, del personale alloggiato nei reparti.

Senza timore di essere smentito – continua Caforio – per capire realmente come stanno le cose, basterebbe visitare alcune Caserme e constatare in quali condizioni di grave disagio vivono ed operano – in silenzio e senza mai lamentarsi – centinaia di uomini e donne Carabinieri.

Uno stato di cose che, ancor prima della sicurezza e della salute dei militari, potrebbe persino ledere la dignità dell’essere umano.

Luoghi di lavoro e camere destinate a dormitorio che presentano muri divisori composti da materiale incendiabile o comunque non a norma, sistemi di areazione insufficienti, infissi e tapparelle danneggiati, pareti umide cosparse di muffe, locali sprovvisti di impianti di riscaldamento e climatizzazione, servizi igienici fatiscenti ad uso promiscuo ed in alcuni casi fuori uso per mesi, fili elettrici volanti collegati ad impianti non a norma sprovvisti dei requisiti minimi indicati dalle direttive CEI ed UNI in netto contrasto con le fonti normative contenute nel Testo Unico sulla Sicurezza nei Luoghi di Lavoro (D.lgs. 9 aprile 2008, n. 81).

In tale quadro e nell’epoca in cui viviamo, come si può concepire una circolare del genere? Come potrebbe recepire queste ulteriori restrizioni il Carabiniere accasermato che svolge servizio a centinaia di chilometri di distanza dalla propria famiglia? Domande che bisognava porsi prima – afferma Caforio – e aggiunge: probabilmente, se qualcuno avesse pensato che quei piccoli comfort oggi banditi dalla circolare consentivano ai Carabinieri di arginare le gravi carenze dell’Amministrazione e rendere discretamente vivibili gli ambienti di lavoro, nonché quelli destinati al recupero psicofisico, non saremmo certamente arrivati a questo punto.

In sintesi, conclude Caforio: la circolare in parola è da ritenere come una verosimile ammissione di responsabilità da parte dell’Amministrazione per cui, facendo riferimento alle stesse disposizioni in essa contenute, si invita il Comando Generale dell’Arma ad adoperarsi – attraverso i Dirigenti individuati nell’Art.17 del T.U. – ad adeguare i luoghi di lavoro e gli alloggi dei Carabinieri alle normative vigenti in materia.

USMIA Carabinieri, si riserva di inviare all’Ufficio Relazioni Sindacali un documento tecnico con accluse alcune situazioni da sanare urgentemente.

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