Cinturrino, l’inchiesta si allarga: omicidio premeditato e altri due poliziotti indagati
La Procura di Milano allarga il fronte
Si allarga l’inchiesta della Procura di Milano nata dall’omicidio di Abderrahim Mansouri, il 28enne ucciso con un colpo di pistola alla testa il 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo durante un’operazione antispaccio. Al centro del nuovo sviluppo investigativo c’è ancora Carmelo Cinturrino, assistente capo di polizia già detenuto per il delitto, al quale ora viene contestata anche l’aggravante della premeditazione.
Secondo l’accusa, dunque, non si sarebbe trattato soltanto di un omicidio volontario: per i magistrati, Cinturrino avrebbe progettato di assassinare Mansouri. La novità emerge dalla richiesta di incidente probatorio firmata dal procuratore Marcello Viola e dal pm Giovanni Tarzia il 16 marzo e visionata da Fanpage.it.
Gli indagati salgono a sette
L’inchiesta, intanto, allarga il proprio perimetro. Gli indagati complessivi salgono infatti a sette. Oltre a Cinturrino, risultano coinvolti Davide Picciotto, Luigi Ramundo, Gaetano Raimondi, Giuseppe Pisano, Francesca De Simone e Federica Morneri.
I due nuovi nomi entrati nel fascicolo riguardano, secondo quanto emerge dagli atti, un’agente indagata per falso in relazione a un episodio del 2024 che la vedrebbe coinvolta insieme allo stesso Cinturrino e un altro poliziotto indagato per arresto illegale.
I 43 capi di imputazione
Il quadro accusatorio si è fatto nel frattempo ancora più pesante. Sono 43 i capi di imputazione contestati complessivamente a Cinturrino e agli altri sei poliziotti indagati. Per l’assistente capo, oltre all’omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, vengono contestati anche sequestro di persona, detenzione e spaccio di droga, estorsione, concussione, percosse, arresto illegale, calunnia, falso, depistaggio e rapina.
Un elenco che restituisce la dimensione di un’indagine che non ruota più soltanto attorno alla morte di Mansouri, ma che si allarga a una serie di presunti episodi di violenza, abuso e illegalità che sarebbero maturati nel contesto del commissariato di Mecenate e nelle aree del traffico di droga di Rogoredo.
L’incidente probatorio e gli otto testimoni da “cristallizzare”
La richiesta di incidente probatorio punta a sentire almeno otto testimoni, tra pusher e tossicodipendenti, già ascoltati dal pubblico ministero. La scelta della Procura nasce da un timore preciso: molte di queste persone sono straniere o senza fissa dimora e potrebbero quindi non essere più rintracciabili al momento dell’eventuale processo.
L’incidente probatorio serve proprio a questo: cristallizzare le testimonianze davanti a un giudice, alla presenza dei legali degli indagati, fissando così in modo anticipato il contenuto delle accuse provvisorie. Ed è proprio da questi atti, secondo quanto emerso, che si è acceso il faro anche su altri due agenti.
Il sequestro di persona e il pestaggio in commissariato
Tra gli episodi più gravi contestati compare anche una nuova imputazione di sequestro di persona. Secondo la ricostruzione di FanPage contenuta nella richiesta di incidente probatorio, Carmelo Cinturrino e l’agente Giuseppe Pisano avrebbero privato della libertà un 29enne, rinchiudendolo in una stanza del commissariato di Mecenate e lì lo avrebbero percosso ripetutamente.
I fatti si sarebbero verificati l’8 dicembre scorso. La contestazione formalizzata dai magistrati aggiunge un tassello pesantissimo a un’inchiesta già esplosiva, perché colloca presunte violenze direttamente all’interno di un presidio di polizia.
Le accuse di estorsione, percosse e spaccio
Il documento dei pm descrive inoltre altri episodi contestati a Cinturrino insieme ad alcuni colleghi. In uno di questi, l’assistente capo avrebbe denudato, scaraventato a terra e colpito un tossicodipendente disabile con un martello sullo sterno e sui fianchi e con il collo di una bottiglia di birra. Lo scopo, secondo l’accusa, sarebbe stato quello di costringerlo a consegnare droga e denaro custoditi per conto di Mansouri.
Tra gli altri addebiti compaiono anche percosse con martellate sulla schiena e sulla testa, concussioni con richieste di denaro ai pusher, anche per somme di 800 euro, e perfino la cessione di eroina a tossicodipendenti. La Procura, proprio per verificare alcuni di questi episodi, ha disposto accertamenti tecnici su una mazza-sbarra di legno e su un martello, alla ricerca di eventuali tracce biologiche degli agenti.
Le violenze nel bosco per trovare droga e soldi
Un altro filone dell’inchiesta riguarda le presunte estorsioni ai danni di persone gravitanti nell’area di Rogoredo. In una delle imputazioni, che vede indagati Cinturrino e Luigi Ramundo, i due avrebbero trascinato una persona nel bosco, l’avrebbero denudata e pestata per costringerla a rivelare i “luoghi di imbosco” della droga e del denaro di Mansouri.
In un’altra contestazione analoga, sempre legata alla ricerca dei nascondigli, risultano indagati Cinturrino, Ramundo e Raimondi. In un ulteriore episodio, secondo i pm, Cinturrino avrebbe minacciato un pusher insieme a due colleghi, spruzzandogli contro dello spray urticante e pronunciando la frase: “Qua comando io, non comandano i Mansouri”.
Il nodo delle accuse: non solo omicidio
Il punto che emerge con forza dalla richiesta di incidente probatorio è che l’omicidio di Mansouri non sarebbe un fatto isolato nel racconto accusatorio della Procura. Attorno a quel delitto si sta delineando, secondo i magistrati, un contesto molto più ampio fatto di presunti arresti illegali, violenze, pressioni, falsificazioni e depistaggi.
L’aggravante della premeditazione segna una svolta decisiva anche sul piano giudiziario e mediatico: rafforza il peso dell’accusa principale e rende ancora più drammatica la posizione di Cinturrino, già detenuto. Allo stesso tempo, il coinvolgimento di altri agenti del commissariato di Mecenate conferma che l’inchiesta non si restringe, ma continua ad avanzare.
La prossima battaglia al Riesame
Mentre la Procura prosegue negli accertamenti e cerca di fissare le testimonianze chiave, si apre anche il fronte difensivo. Gli avvocati di Cinturrino, Marco Bianucci e Davide Giugno, dovranno infatti affrontare davanti al Tribunale del Riesame la discussione sulla richiesta di arresti domiciliari per il loro assistito.
Ma il dato politico e giudiziario che resta sul tavolo è un altro: l’inchiesta sul commissariato di Mecenate si sta facendo sempre più vasta, sempre più dura, sempre più compromettente. E oggi il nome di Carmelo Cinturrino pesa più di prima, perché accanto all’accusa di omicidio compare adesso una parola che cambia tutto: premeditazione.
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