CARABINIERI: SI INTENSIFICA L’ADDESTRAMENTO ED ARRIVA IL DOPPIO CARICATORE. LA RAPPRESENTANZA CHIEDE PORTO D’ARMI ED ESENZIONE DAL BIGLIETTO SU MEZZI PUBBLICI

L’incessante attività svolta dalla rappresentanza militare, finalizzata ad ottenere un’urgente modernizzazione di uniformi e dotazioni in uso all’Arma dei Carabinieri, inizia a produrre i primi risultati. Finalmente, anche in considerazione del particolare momento storico internazionale, alcuni Reparti dell’Arma inquadrati nella linea territoriale operativa, esposti a costante rischio per la peculiarità del servizio svolto, verranno, ben presto, dotati del doppio caricatore, corredato da ulteriori 15 cartucce cal. 9 parabellum  e di un’apposita custodia che permetterà’ loro di portare al seguito l’ormai indispensabile munizionamento di scorta.  

Molta strada dovrà essere ancora percorsa – affermano i delegati militari Carmine Caforio e Giuseppe La Fortuna, fermi sostenitori e promotori di numerosi interventi connessi con l’efficienza, la sicurezza e i diritti del personale – continueremo senza tregua a rappresentare le esigenze dei nostri operatori ma non possiamo esimerci dal riconoscere quanto il Comando Carabinieri Legione Carabinieri Lazio, attraverso i competenti uffici, stia investendo sull’addestramento del personale effettuando la pianificazione periodica di sessioni di tiro, difesa e tecniche di immobilizzazione, anche con l’uso del TONFA (arma contundente in dotazione, usata nei combattimenti corpo a corpo).

Sono da sempre numerosi i Carabinieri – sottolineano i delegati – che, spinti dall’innato senso del dovere, viaggiano armati 24 ore al giorno e per un misero stipendio continuano a rischiare la vita  e, talvolta, quella dei propri familiari, al fine di salvaguardare l’incolumità pubblica e la Giustizia. In tale quadro è d’obbligo evidenziare che la pistola in dotazione, BERETTA modello F/S cal. 9 Parabellum, risulta riunire caratteristiche tecniche/costruttive adeguate esclusivamente alle esigenze operative svolte in uniforme, solo se abbinata all’utilizzo di un cinturone provvisto di fondina a estrazione rapida, accessori non ancora in dotazione ai reparti territoriali. Altro fattore critico, che espone ad ulteriori rischi l’operatore, risulta  connesso all’impiego della suddetta arma sotto gli indumenti civili in quanto pesante e particolarmente voluminosa, quindi facilmente individuabile da potenziali malviventi armati. Sulla base delle criticità prospettate e, soprattutto, in relazione allo stato giuridico attribuito alle specifiche categorie, ci aspettiamo che le Autorità competenti permettano al personale appartenente ai Reparti che operano in condizioni dissimulate ad alto rischio di essere dotato di pistole più maneggevoli e facilmente occultabili e che finalmente venga legittimato il libero acquisto di armi comuni da sparo anche agli Agenti di Pubblica Sicurezza; proposta, questa, contenuta in un decreto da anni allo studio di una delle tante commissioni parlamentari.

La tanto attesa e indispensabile regolamentazione normativa agevolerebbe, altresì, l’attuazione dell’invito rivolto dal Sig. Ministro dell’Interno alle Forze dell’Ordine in servizio permanente di Polizia a PORTARE COSTANTEMENTE (anche al di fuori dell’orario di servizio) l’arma in dotazione. Condividendo appieno l’esortazione diffusa pubblicamente dalla massima Autorità Nazionale di P.S., connessa al crescente rischio attentati, ci auguriamo che sia stata presa in considerazione anche l’opportunità di consentire a questa categoria di donne e uomini, incessantemente pronti a difendere i nostri cittadini, a spostarsi sull’intero territorio nazionale utilizzando tutti i mezzi pubblici senza l’obbligo del titolo di viaggio, anche per agevolare, e non interrompere, eventuali osservazioni e pedinamenti. non dimentichiamoci dei numerosi attentati avvenuti in europa presso scali aeroportuali, stazioni metro e all’interno di vagoni ferroviari. Anche la storia, maestra di vita, ci insegna che stazioni e mezzi di trasporto pubblico sono tra gli obiettivi più colpiti da questi fenomeni criminali: la nostra Nazione ha già vissuto drammatici momenti a cavallo tra gli anni Settanta ed Ottanta quando l’eversione armata compiva le sanguinose stragi sull’ITALICUS e presso la stazione ferroviaria di bologna, di cui proprio in questi giorni, ricorre il 36° anniversario.

 

L’eventuale provvedimento, da non intendersi come un banale privilegio, bensì un intelligente investimento adeguato alle norme che disciplinano doveri e competenze delle Forze dell’Ordine, consentirebbe di sfruttare pienamente questa preziosa risorsa e, nel contempo, verrebbe apprezzato dall’intera popolazione che in questo momento storico necessita di costante protezione e certezze; inoltre costituirebbe un FORTE IMPULSO ED UN COERENTE INCENTIVO per tutti gli appartenenti alle FORZE DELL’ORDINE, che si sentirebbero ancor più motivati e quindi pronti ad affrontare, con la necessaria energia e convinzione, anche situazioni altamente rischiose.

La sicurezza trova nello specifico comparto uno dei settori più fertili per crescere e diventare una vera e propria cultura gestionale ed operativa – concludono i delegati CAFORIO e LA FORTUNA –, obiettivo che rappresenta la meta auspicata dell’intera legislazione. La sicurezza, infatti, affronta criticità ed ostacoli proprio laddove è percepita come fastidioso, costoso ed inutile adempimento. Questa “cultura”, difficile da sconfiggere e da soppiantare, deve convincere tutti che gli investimenti necessari a migliorare la sicurezza, sono quelli più redditizi perché producono miglioramenti delle professionalità e, quindi, maggiore redditività, oltre a tutelare beni fondamentali, COME LA VITA E L’INTEGRITÀ FISICA, CHE NON HANNO PREZZO.