Carabinieri, la “grande famiglia” è tornata: la svolta umana dell’Arma nell’analisi dell’avvocato Giorgio Carta
Dal timore dei superiori alla missione condivisa: la fine di un’era di rigidità
Per anni, il clima interno all’Arma dei Carabinieri è stato segnato da un rigore che molti definivano soffocante. L’avvocato Giorgio Carta, da sempre attento osservatore delle dinamiche militari, ricorda come un tempo la distanza tra la base e il vertice fosse abissale. Egli scrive infatti: “Diversi anni fa, rivolsi pubblicamente alcune critiche nei confronti del rigore gerarchico interno dell’Arma dei Carabinieri. Contestai episodi di eccesso di severità e di anacronistica rigidità disciplinare che, in alcuni casi, facevano apparire quasi paradossale continuare a parlare dell’Arma come di quella “grande famiglia” che veniva tradizionalmente evocata – e insegnata – fin dai primi passi della formazione”. In quel periodo, la disciplina sembrava prevalere sull’umanità: “In talune occasioni, la comprensione umana sembrava accantonata nelle relazioni gerarchiche e i militari apparivano schiacciati da una disciplina percepita come sproporzionata e talvolta più attenta alla forma che alla persona”. La situazione era tale che molti militari “mi confessavano di temere più i superiori che i rischi connessi al servizio prestato”, spingendo il legale a proporre provocatoriamente “la smilitarizzazione dell’Arma e una sua confluenza nella Polizia di Stato come possibile via per superare rigidità che apparivano ormai strutturali”.
L’era Luzi e l’apertura ai sindacati: un dialogo senza precedenti
Il cambiamento di rotta ha iniziato a manifestarsi concretamente con la gestione del Generale Teo Luzi, che ha saputo traghettare l’Istituzione verso una modernizzazione necessaria. Secondo Carta: “Negli ultimi anni, soprattutto sotto la guida degli ultimi due Comandanti generali, l’Arma ha intrapreso un percorso di modernizzazione e di rinnovata vicinanza ai propri uomini. Il generale Teo Luzi, in particolare, ha saputo gestire con intelligenza e diplomazia l’avvento dei sindacati militari: un passaggio storico delicatissimo, che avrebbe potuto lacerare l’assetto interno, ma che è stato affrontato con dialogo, trasparenza e capacità di ascolto”. Un altro punto di rottura col passato è stata l’ammissione pubblica del valore sociale – e del relativo compenso economico – dei militari impegnati in prima linea: “Mi colpì inoltre una sua affermazione pubblica tanto semplice quanto inedita: il rilievo esplicito che gli operatori di strada, per i rischi che affrontano ogni giorno, sono retribuiti e considerati in maniera troppo modesta. Parole che, fino a poco tempo prima, nessun vertice aveva mai pronunciato con tale chiarezza”.
Salvatore Luongo e l’Arma 2.0: polo, taser e social network
Con l’attuale Comandante Generale, Salvatore Luongo, la metamorfosi dell’Arma verso un modello più funzionale e vicino al personale si è consolidata definitivamente. Carta evidenzia passaggi simbolici e pratici di enorme portata: “La solidarietà manifestata pubblicamente verso i carabinieri indagati per l’uso del taser – episodio senza precedenti nella storia recente dell’Arma – l’accantonamento di simboli ormai anacronistici come la bandoliera, l’introduzione di uniformi più funzionali come le polo e, da ultimo, l’invito rivolto ai carabinieri a ‘raccontare’ il proprio lavoro anche sui social network, hanno contribuito a restituire all’Arma un volto più moderno, più umano e più vicino a chi la vive dall’interno”. Non si tratta solo di estetica o comunicazione, ma di un cambio di paradigma che incide sulla qualità del servizio.
Il ritorno dell’orgoglio: lavorare meglio per servire meglio
Oggi, l’idea di “grande famiglia” sembra aver ritrovato la sua sostanza, trasformandosi da retorica d’accademia a realtà quotidiana per migliaia di carabinieri. L’avvocato Carta osserva come questa evoluzione abbia riacceso l’entusiasmo nelle caserme: “Questa rinnovata sensazione di appartenenza a una grande famiglia non è soltanto un’espressione suggestiva o retorica. È un dato concreto che riscontro quotidianamente anche nella mia attività di difensore di militari: i carabinieri lavorano meglio, affrontano il servizio con maggiore serenità ed entusiasmo e hanno ritrovato l’orgoglio di essere carabinieri che, per un certo periodo, sembrava essersi affievolito”. In conclusione, la divisa non è più solo un obbligo gerarchico, ma un simbolo di dignità ritrovata: “Sentirsi parte di una vera famiglia professionale rende il servizio non solo un dovere imposto, ma una missione condivisa, vissuta con maggiore fiducia, dignità e consapevolezza del valore della divisa che si indossa. La famiglia dell’Arma è tornata e, seppur dall’esterno, sono fiero di farne parte”.
📲 Unisciti al canale WhatsApp di Infodifesa!
Vuoi ricevere aggiornamenti, notizie esclusive e approfondimenti direttamente sul tuo smartphone? Iscriviti ora al nostro canale ufficiale WhatsApp!
✅ Iscriviti su WhatsAppSenza spam. Solo ciò che ti interessa davvero.
🎥 Segui InfoDifesa anche su YouTube!
Approfondimenti, notizie, interviste esclusive e analisi sul mondo della difesa, delle forze armate e della sicurezza: iscriviti al canale ufficiale di InfoDifesa per non perdere nessun aggiornamento.
🔔 ISCRIVITI ORAUnisciti alla community di InfoDifesa: oltre 30.000 utenti già ci seguono!