Carabiniere Marrocella: oltre la condanna 125 mila euro di provvisionale ai familiari più quasi 9 mila per gli avvocati dei parenti del siriano ucciso
La condanna e il conto che lievita
Non basta la provvisionale immediatamente esecutiva da 125.000 euro. Al vicebrigadiere Emanuele Marroccella, 44 anni, carabiniere della radiomobile di Roma, originario di Napoli e residente ad Ardea, la sentenza impone anche di versare 8.806 euro aggiuntivi per coprire le spese legali dei familiari di Jamal Badawi, il cittadino siriano ucciso mentre era in fuga dopo un furto ed aveva accoltellato un collega del vice brigadiere. Una somma che porta l’esborso complessivo ben oltre i 133.000 euro, prima ancora di qualsiasi giudizio definitivo.
Tre anni di reclusione e nessuna attenuante
Il 7 gennaio il militare è stato condannato a tre anni di reclusione per «eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi», senza il riconoscimento delle attenuanti generiche. La pena è risultata più severa rispetto ai due anni e sei mesi chiesti dalla Procura. A carico di Marroccella è stata disposta anche l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni.
La notte del 20 settembre 2020
I fatti risalgono alla notte del 20 settembre 2020. Durante un tentativo di furto, Jamal Badawi, 56 anni, cittadino siriano con precedenti penali e destinatario di quattro fogli di espulsione mai eseguiti, cercò di fuggire dopo aver ferito il carabiniere Lorenzo Grasso, collega di pattuglia di Marroccella. In quel contesto maturò lo sparo che ha portato alla morte di Badawi.
Provvisionale e risarcimenti ai familiari
Il dispositivo della sentenza stabilisce, come anticipo del risarcimento del danno, il pagamento di:
- 15.000 euro per ciascun figlio della vittima;
- 5.000 euro per ciascun fratello.
Una somma complessiva confluita nella provvisionale da 125.000 euro, dichiarata subito esecutiva, a prescindere dagli sviluppi dei successivi gradi di giudizio.
Le spese legali: chi incassa e quanto
Alla provvisionale si aggiunge la refusione delle spese di costituzione e difesa delle parti civili, pari a 8.806 euro. Nel dettaglio:
- 5.180 euro all’avvocato che assiste una parte dei familiari;
- 3.626 euro al secondo legale che rappresenta un altro fratello del siriano.
Una cifra che il carabiniere deve pagare di tasca propria, nonostante l’esito non definitivo del processo.
Il paradosso della restituzione
Se nei gradi successivi Marroccella dovesse essere assolto, le somme anticipate dovrebbero essere restituite. Ma il nodo è tutt’altro che teorico. «Il problema sarà recuperarle», osservano i difensori Paolo Gallinelli e Lorenzo Rutolo, evidenziando che molti dei familiari vivono all’estero, circostanza che rende incerta la possibilità di rientrare in possesso del denaro dopo anni.
La proporzionalità e il richiamo della Cassazione
La sentenza ha ritenuto la reazione del vicebrigadiere non proporzionata. Eppure la Cassazione ha più volte chiarito che l’operato di un agente va valutato nelle concrete circostanze dell’azione e sulla base della percezione immediata del pericolo, senza pretendere una ricostruzione “fredda e distaccata” a posteriori. Le motivazioni del verdetto saranno depositate entro 90 giorni.
Ricorso annunciato e rischio esecuzione forzata
I legali hanno già annunciato il ricorso in appello. Nel frattempo è attesa una pec dal tribunale di Roma per chiedere se l’imputato intenda pagare bonariamente le somme dovute. In caso contrario scatterebbe l’esecuzione forzata, con il pignoramento dei beni.
La raccolta fondi: oltre 417 mila euro in nove giorni
A consentire al vicebrigadiere di far fronte alle richieste economiche è intervenuta la sottoscrizione promossa dal quotidiano “la Verità”, lanciata venerdì 9 gennaio e chiusa ieri. In nove giorni sono state raccolte donazioni per 417.000 euro, più del triplo della provvisionale imposta dalla sentenza.
Il giornale ha annunciato che eventuali eccedenze confluiranno in un fondo vincolato destinato a casi analoghi, con rendicontazione dettagliata ai lettori.
La moglie: «Momento difficile, ma tanta solidarietà»
Ivana Marroccella, moglie del vicebrigadiere, ha ringraziato i lettori e i donatori: «Sentire tanto affetto e una solidarietà così grande sta aiutando la nostra famiglia. Il momento è difficile e dovremo affrontare un altro grado di giudizio, ma questa vicinanza ci sostiene».
La donna racconta di concentrare le energie sui figli di 14 e 12 anni, che solo da una settimana hanno appreso della condanna del padre. All’epoca dei fatti erano troppo piccoli. «Cerco di far sì che la loro vita prosegua nel modo più normale possibile. Non è facile essere sereni».
Lo Stato assente, i like presenti: così si lascia sola la divisa
Alla fine, dello Stato resta un’eco lontana. Una telefonata, quella del ministro Crosetto, e poi il vuoto. Un vuoto riempito solo dall’ipocrisia di una politica che si accende sui social, cavalca l’indignazione a colpi di meme, post e frasi a effetto, e si spegne quando c’è da fare ciò per cui è stata eletta: governare, legiferare, proteggere. Perché il mestiere dei leader non è raccogliere cuoricini, ma costruire regole che mettano al riparo le forze dell’ordine da processi, condanne anticipate e macigni economici che arrivano prima ancora della parola “definitivo”.
Poi, come un disco rotto, parte il lamento: pochi giovani ai concorsi, meno domande, meno vocazioni. Ci si straccia le vesti, si parla di crisi di valori. Ma davvero nessuno si chiede se il problema non sia sotto gli occhi di tutti? Chi sceglierebbe una divisa sapendo che, nel momento più difficile, lo Stato potrebbe voltarsi dall’altra parte? Chi firmerebbe un contratto dove il rischio non è solo la strada, ma anche l’abbandono istituzionale?
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