Polizia

Capo della Polizia: «Applaudo i miei uomini, ma chi sbaglia va punito. Non siamo l’esercito del principe»

Il capo della Polizia dopo le cariche: «Non siamo l’esercito del Principe». «Ottima gestione durante la campagna elettorale. Il giornalista ferito è un fatto molto grave». Di Marco Menduni per il secolo XIX.

Prefetto Franco Gabrielli, è arrivata la prima svolta nell’inchiesta a pochi giorni dai fatti, con la presentazione in procura dei poliziotti coinvolti nell’aggressione al giornalista.

«Ho atteso con rispetto che l’attività dell’autorità giudiziaria e della polizia giudiziaria facesse i suoi passi preliminari. Non posso che rinnovare il mio totale apprezzamento per la saggezza e la misura con cui la procura di Genova sta gestendo questa vicenda e per la fiducia che ci ha rivolto, al contrario dei soliti professionisti del risentimento prigionieri dei loro stessi personaggi».

Fiducia ben riposta, è la sua convinzione.

«Fiducia che penso sia stata ripagata dai colleghi della squadra mobile e dall’atteggiamento responsabile di chi si è presentato spontaneamente ai magistrati».

In questi giorni ha sicuramente avuto modo di riflettere su quelle immagini, quelle delle manganellate. Qual è la sua valutazione?

«L’episodio di Genova è molto grave, per il danno arrecato e per il discredito provocato. Ma vorrei essere ancora più chiaro: il fatto che sia stato coinvolto un giornalista non è, per me e per l’amministrazione che rappresento, un elemento dirimente. Il fatto è grave in sé, perché quando una persona è a terra, anche un manifestante che fino a poco prima ci ha tirato pietre, nella condizione di non opporre alcuna resistenza o di esercitare una violenza, è senza se e senza ma un atto gratuito, ingiustificato, illegittimo colpirlo e come tale va perseguito».

Anche se la polizia è stata presa d’assalto da un gruppo di violenti.

«Se una persona ha commesso un reato la si arresta e in questo chiedo, in sintonia con il ministero dell’Interno, un inasprimento delle pene per chi usa violenza contro i poliziotti in ordine pubblico. Ma certamente non lo si malmena».

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