Bombe carta con chiodi, poliziotto ferito ai genitali: “Sembrava Bagdad. Non è protesta, è strategia del terrore”
L’esplosione che ferisce gravemente un agente
L’aria è irrespirabile, carica di lacrimogeni e fumo, quando un poliziotto del Settimo reparto mobile viene colpito dall’ordigno che segna la notte. Una bomba carta modificata con chiodi e pezzi di ferro esplode tra le sue gambe, perfora la divisa e lacera i tessuti nella zona genitale. Dolore, sangue, choc.
Nella “zona di rispetto” attorno al PalaDozza neanche l’ambulanza riesce a entrare: il collega lo carica e lo porta di corsa al Maggiore.
Una città trasformata in un campo di battaglia
“Sembrava Bagdad”, racconta chi era in servizio. Nelle strade del centro volano palloncini pieni di vernice rosa, ma anche ordigni artigianali fatti per ferire, non per fare rumore.
La protesta contro la partita Virtus–Maccabi Tel Aviv si trasforma nell’ennesima guerriglia urbana, con 100mila euro di danni secondo le prime stime comunali. Il sindaco Matteo Lepore parla di “gestione sconsiderata dell’ordine pubblico” e chiede scusa ai bolognesi.
Sedici agenti in ospedale: “Strategia del terrore”
Sono sedici gli agenti finiti in ospedale. Per i sindacati non è un episodio isolato ma la riprova di una dinamica ormai collaudata: “Non è dissenso, è strategia del terrore”, accusano, parlando di gruppi organizzati che usano la causa palestinese come pretesto per lo scontro diretto con lo Stato.
L’humus antagonista bolognese
La Questura è netta: i violenti non arrivano da fuori, ma affondano le radici nell’humus antagonista e anarchico della città.
Delle 6.000 persone radunate in piazza Maggiore, solo un centinaio provenivano da altre province. Presenti esponenti del centro sociale Askatasuna di Torino, gruppi disobbedienti del Nord-Est e vari “cani sciolti” da Roma, Genova, Marche e altre città emiliano-romagnole.
Il corteo è stato convocato da Potere al Popolo, Usb, Cambiare Rotta, Osa, Luna, Giovani Palestinesi, Cua, Plat, Labas e Tpo. “Tutti con sede in città”, sottolinea la Questura, aggiungendo che Labas e Tpo operano in spazi concessi dal Comune.
Gli identificati e il ruolo dei ‘maranza’
Subito dopo gli scontri in via Marconi vengono identificati una quindicina di violenti: molti sono volti noti alla Digos, tra cui esponenti di Cua e Giovani Palestinesi.
Accanto a loro spuntano anche i “maranza”, giovani già protagonisti dei disordini di gennaio.
La loro comparsa segna il punto di rottura tra la tradizionale conflittualità dei collettivi e una violenza nuova, caotica e più difficile da contenere.
Il corteo si spacca: organizzatori da una parte, violenti dall’altra
Non c’è appello che tenga. Quando gli idranti disperdono la testa del corteo, gli organizzatori dichiarano conclusa la manifestazione.
Ma una frangia si stacca, incontenibile.
Cantieri scardinati, cassonetti bruciati, lanci continui contro la polizia.
Ora gli inquirenti analizzano ogni video e ogni foto: un lavoro lungo per identificare chi crede che Bologna possa diventare un “parco giochi della violenza di piazza”.
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