“AMAVO MIO FIGLIO, SPERO BRUCI ALL’INFERNO PER I CRIMINI CHE HA COMPIUTO”

(di Franco Iacch) – “Amavo
mio figlio, quel bambino sorridente vivrà per sempre in me. Il terrorista che è
diventato, invece, spero bruci all’inferno per i crimini che ha commesso”.
Documentario straziante quello che andrà in onda giovedì prossimo, su Channel
4
, dal titolo “Mio figlio il jihadista”, la storia di un ragazzo noto come
la “Bestia Bianca” per le atrocità compiute in Kenya e Somalia in nome del
fondamentalismo islamico.

La “Bestia Bianca” è stato
ucciso lo scorso giugno durante un raid delle truppe keniane (supportate dai
reparti speciali inglesi).
“Quando si diresse in Somalia,
nel 2011, in cuor mio sapevo che qualcosa di terribile stesse per accadere”.
Thomas Evans noto come Abdul
Hakim, quattro anni fa si consacrò al gruppo terrorista Al-Shabaab (i
“Giovani”, parola originata dall’arabo al-Shabāb, La Gioventù),
operativo in Somalia.
Curioso il modo in cui si
accede al gruppo Al-Shabaab: i futuri terroristi devono prima superare un corso
base di sei settimane per poi essere inviati per la formazione avanzata in
tattiche di guerriglia ed esplosivi in uno dei tanti campi di addestramento
(finanziato dai pirati somali) in Eritrea.
“Sono in lutto per la
perdita di mio figlio Thomas, ma non per Hakim”. Secondo il racconto della
donna, un’ex insegnante di 57 anni, i primi passi del giovane verso il
fondamentalismo iniziarono in una palestra di High Wycombe, nella contea del
Buckinghamshire. Una ridente cittadina che sarebbe diventata tristemente nota
per essere diventata centro di reclutamento per i militanti di al-Qaeda e dello
Stato islamico. Racconta ancora la madre della bestia bianca.
“Thomas ebbe un brutto
periodo subito dopo essere stato lasciato dalla sua ragazza. Ne uscì devastato
da quella rottura. Iniziò a frequentare alcune sessioni musulmane che si
svolgevano in un palestra vicino casa nostra. Questo è stato probabilmente
l’inizio della sua conversione all’Islam”.
La donna parla del bisogno
dell’allora 19enne di cercare qualcosa. “Forse gli concessi troppa libertà, ma
ero rimasta solta a crescere Thomas e suo fratello. Gli permisi di fumare e
bere in garage, anche di appassionarsi all’heavy metal. Credevo fosse un periodo
di transizione. In realtà la trasformazione da adolescente in fervente
musulmano fu rapida”.
Il ragazzo iniziò a buttare il
cibo proibito dall’Islam. “Mi diceva sempre che in casa c’era puzza di maiale.
Quando poi a natale facemmo l’albero a casa, un momento che ci ha sempre unito,
lui non venne a dormire per giorni. Ritornò soltanto dopo che togliemmo
l’albero. Quando iniziò ad essere ossessionato dalla preghiera, lo vedevamo
raramente”. Il ragazzo divideva la sua giornata tra la palestra e la moschea. “Credevo
che la religione lo potesse aiutare e l’ho incoraggiato nel credere in questo
suo fervore, sbagliandomi”.
Thomas inizia a frequentare
anche il Centro di Educazione musulmana in città, lo stesso che ospitò anche
uno dei terroristi britannici condannati per il fallito attentato nel 2006
sugli aerei di linea. Nel 2011 l’ex elettricista Thomas, che aveva reciso i
legami con la maggior parte dei suoi vecchi amici, disse alla madre di volersi
recare in un paese islamico, affermando di voler sposare una ragazza che viveva
in Kenya. In realtà era solo una scusa per ricongiungersi con il gruppo
al-Shabaab legato ad al-Qaeda.
Fermato una prima volta
dall’antiterrorismo inglese, raggiunse la Somalia nel gennaio del 2012.
Iniziano tre anni di inferno per la donna, con pochissimi dettagli sulla reale
vita del figlio fino a quando un giorno, l’antiterrorismo bussò alla sua porta con
foto e filmati.
“Mio figlio si aggirava in
Kenya decapitando i cristiani, dando fuoco alle loro chiese. Lo chiamavano la
Bestia Bianca”.