A PROCESSO FALSO EROE DEI BLACK BLOC CHE DIFESE LA RAGAZZA CALPESTATA DALLA POLIZIA.

Da
vittima a carnefice. Andrea Coltelli, il giovane 21enne che alla manifestazione
per la casa di aprile 2014 difese la fidanzata pestata da un agente di polizia
è finito alla sbarra degli imputati.

Le
fotografie pubblicate all’epoca dei fatti su Il Tempo – che lo ritraggono
mentre lancia bottiglie rotte contro le forze dell’ordine – hanno consentito
alla Procura della Repubblica di Roma di accusarlo di aver preso parte ai
violenti scontri che si sono svolti durante quella manifestazione in piazza
Barberini, nel cuore della Capitale.
Coltelli,
studente toscano, era stato definito un «eroe» per aver coperto la fidanzata
durante le cariche delle forze dell’ordine. È stata la Digos ad acquisire in
una informativa le immagine pubblicate dal nostro quotidiano, documento poi
finito sulla scrivania del sostituto procuratore della Repubblica Eugenio
Albamonte. Il giovane nei giorni successivi alla manifestazione fu intervistato
evitando di raccontare la sua attiva partecipazione alla «guerriglia»,
affermando esclusivamente che «ho visto la carica» e «cercavo di
indietreggiare, perché in queste situazioni è importante non perdere la testa,
ma mi sono ritrovato gli agenti addosso. Mi hanno manganellato più volte». Il
giovane Coltelli, però, avrebbe preso parte all’aggressione ma l’avrebbe
taciuta, riversando direttamente tutte le colpe sulle forze dell’ordine,
accusandole così di caricare senza distinzione alcuna i manifestanti. Una vera
e propria strategia con importanti ritorni mediatici contro le forze di
polizia, che ad ogni manifestazione devono fronteggiarsi contro gli
«antagonisti». Perché di fianco ai manifestanti pacifici, ci sono numerose
frange di Black bloc pronte allo scontro con le forze dell’ordine, armate di
bulloni, bottiglie e bombe carta artigianali da scagliare contro le autorità di
pubblica sicurezza.
L’indagine
ha disegnato con dovizia di particolari i contorni della guerriglia che si è
svolta alla manifestazione di aprile 2014. Secondo quanto ricostruito, le
frange estremiste si sono posizionate nella parte finale del corteo, partito da
Porta Pia attorno alle 14:30 del 12 aprile 2014. Divisi per cordoni, c’erano
nuclei provenienti da diverse regioni italiane, come Piemonte, Lombardia,
Veneto, Campania e Marche. Sono stati visti mentre, all’altezza del ministero
dell’Economia, in via XX Settembre, si cambiavano i vestiti, indossando felpe
nere e caschi neri, oltre ai k-way celesti. Quando il corte è giunto in piazza
Barberini è avvenuto un movimento di manifestanti che farebbe supporre al
coinvolgimento negli scontri anche degli organizzatori del corteo (non finiti
nel processo).
La
massa, infatti, è stata fatta avanzare e, alle spalle, sono sbucati Black bloc
e Blu Bloc in assetto di «guerriglia» che hanno risalito via Veneto per
fronteggiarsi con le forze dell’ordine, asserragliate davanti all’ingresso
monumentale del ministero dello Sviluppo economico. Dopo circa 20 minuti di
continui lanci di oggetti, è partita la prima carica delle forze dell’ordine,
che ha fatto arretrare il fronte dei facinorosi fino a piazza Barberini,
creando il panico tra i manifestanti pacifici.

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