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Vi avevamo
informato l’ultima volta nel mese di marzo sulla delicata
situazione di chi è in congedo ma ha subito pienamente gli effetti del blocco
retributivo, percependo addirittura l’una tantum quando ancora in servizio ma,
di fatto, nessun aggiornamento sulla propria pensione.

“Di seguito a
precorsa corrispondenza relativa all’oggetto, si comunica che il Ministero
dell’economia e delle finanze, con nota del 12 agosto scorso, ha escluso la
possibilità di autorizzare, attraverso una circolare esplicativa o una norma di
interpretazione autentica, la riliquidazione del trattamento pensionistico nei
confronti del personale della Polizia di Stato e di quello del restante
Comparto sicurezza e difesa cessato dal servizio durante il periodo di
“blocco retributivo”, tenendo conto degli specifici emolumenti,
maturati durante il medesimo periodo. Tale intervento, infatti, secondo il
predetto Ministero, comporterebbe nuovi e maggiori oneri, derivanti dalla
mancata contribuzione ai fini previdenziali che renderebbe necessaria, con
norma primaria, la relativa copertura finanziaria. Determinerebbe, inoltre, una
disparità di trattamento nei confronti del restante personale del pubblico
impiego cessato dal servizio nello stesso periodo e destinatario del medesimo
“blocco’, nonché di quello rimasto in servizio, con conseguenti effetti di
trascinamento e nuovi oneri finanziari strutturali.
Preso atto di
quanto sopra rappresentato, al fine di evitare al richiamato personale un
ingiustificato “congelamento permanente” degli incrementi maturati
durante il periodo di “blocco” sul trattamento pensionistico, questo
Dipartimento, d’intesa con le altre componenti del Comparto, sta definendo la
predisposizione di una proposta normativa che superi gli effetti derivanti dal
cennato blocco retributivo per il predetto personale. DRP/DP In proposito si sta
provvedendo alla quantificazione dei relativi oneri. Si fa riserva di fornire
ulteriori notizie. 

IL DIRETTORE DELL’UFFICIO (Tommaso Ricciardi)”

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