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(di Franco Iacch) – L’Isis ha aggiornato le sue linee guida per i terroristi e nel nuovo numero del magazine Rumiyah, suggerisce di utilizzare il fuoco. “E’ un’opzione rapida per coloro che intendono aderire alla nostra campagna contro gli infedeli. E’ una tattica che non richiede l’utilizzo di armi, come avvenuto a San Bernadino ed Orlando né di veicoli come quelli utilizzati in altri attacchi. Con alcuni materiali semplici e facilmente accessibili (cioè infiammabili), si può facilmente terrorizzare un’intera nazione”.

Nel quinto numero di Rumiyah, dedicato alle nuove tattiche, l’Isis ritorna ad incoraggiare i jihadisti solitari nel compiere attentati nel mondo occidentale. L’intero magazine in lingua inglese è dedicato agli attacchi incendiari sulla scia di quelli “che hanno devastato gli insediamenti ebraici in Palestina”. L’attentato genera effetti destabilizzanti poiché strutturato su regole non standardizzate. Spesso citato da al Qaeda, l’impiego del fuoco è ritenuto il più semplice in assoluto per eseguire attacchi semplici. Nella prima edizione della rivista Inspire di al Qaeda, Nasir al-Wahayshi incoraggiava gli aspiranti jihadisti a bruciare le foreste e gli edifici per incutere terrore nei cuori dei loro avversari. Tema poi approfondito nel nono numero di Inspire, con foto tutorial che mostravano come costruire ordigni incendiari a tempo. In quel numero anche una fatwa che sosteneva la liceità religiosa nel dare fuoco ai boschi.

Gli attacchi incendiari

L’articolo Arson Attacks/attacchi incendiari spiega minuziosamente le caratteristiche ed i vantaggi nel compiere un attentato con il fuoco.

“Nel corso della storia, gli attacchi incendiari hanno giocato un ruolo significativo nella guerriglia, così come nel terrorismo portato dai lupi solitari. Tali attacchi hanno provocato di distruzione di intere città, quartieri pubblici, privati e di proprietà governativa. Un attacco incendiario, infine, causa elevate vittime”.

Nel lungo articolo, si afferma che un jihadista sia stato il responsabile di un attacco incendiario avvenuto nella città di Losino-Petrovsky, nella Russia europea centrale che ha causato ingenti danni.

“Il nostro fratello ha dato una lezione ai crociati e dimostrato quanto sia distruttiva un’operazione che può essere portata a termine con una facilità disarmante. L’incendio è stato appiccato al piano terra del primo edificio. Le fiamme si sono propagate nei restanti piani fino a raggiungere gli edifici limitrofi. Le fiamme hanno avvolto per tre giorni le strutture, causando grandi perdite finanziarie per i crociati russi”.

“L’unica cosa che serve al mujahid per appiccare un incendio è una sostanza infiammabile di qualche tipo. Le fiamme distruggeranno le case dei crociati ed uccideranno molti di loro. Tutto ciò che serve al mujahid è acquisire la sostanza infiammabile che intende utilizzare, selezionare il suo obiettivo e determinare il momento migliore per l’esecuzione. Le sostanze infiammabili fanno parte della vita di tutti i giorni. Gli attacchi incendiari sono estremamente difficili da prevenire. Per scatenare un attacco incendiario serve soltanto un bidone di benzina: quest’ultima può essere acquisita in qualsiasi distributore di carburante ed è una procedura che non desterà sospetti”.

I lupi solitari si rivelano essere strumenti ad opera del gruppo mediaticamente più avanzato mai esistito nella storia del terrorismo. Lo Stato islamico ha perfezionato l’utilizzo di internet, ottimizzando una macchina della propaganda pronta ad attivarsi per esaltare le gesta di un attentato nel mondo. Il simpatizzante compie la strage, l’Isis ottiene uno spot di portata globale. Chiunque, senza alcuna particolare abilità, ma solo con una volontà di ferro, potrebbe uccidere la gente e farsi ammazzare, partecipando al macabro rituale degli omicidi. La maggior parte non ha nemmeno bisogno di una motivazione individuale. Una volta avvenuto l’attacco, lo Stato islamico se ne appropria, ponendo il proprio sigillo, glorificando gli esecutori che hanno raggiunto il martirio per quella jihad senza fine contro i miscredenti. La rete fa il resto. Romanzando il successo del terrore lo si rende accessibile a chiunque. Il terrorista della porta accanto, nonostante possa ricevere un indottrinamento sul campo, non potrà mai essere considerato alla stregua di un soldato, ma ha dalla sua l’anonimato e quella capacità di essere insospettabile.

La responsabilità degli attacchi

Per la prima volta in assoluto, lo Stato islamico reclama la responsabilità degli attacchi compiuti. Nella sezione Claiming Responsibility for the Attack, lo Stato islamico suggerisce ai terroristi di “portare con se una bomboletta di vernice spray o un pennarello indelebile, così da apporre la propria firma per comunicare al mondo che l’attacco è stato effettuato da un soldato del Califfato”.

“Inoltre, si può preparare un semplice messaggio su un pezzo di carta in cui si dichiara l’appartenenza allo Stato islamico. Spiegate brevemente il movente ed includete parole e provocazione che possano fare infuriare i miscredenti”.

I teorici dell’Isis, ribadiscono l’importanza della responsabilità degli attacchi suggerendo che “il messaggio deve restare integro e può essere incollato ad un mattone poi lanciato attraverso la finestra di un immobile occupato vicino la scena dell’attacco. Quell’immobile dovrà restare integro”

“Non sminuite il valore degli attacchi incendiari. Essi causano grande distruzione economica, caos emotivo e possono essere ripetuti con estrema facilità. Anche se tali attacchi non sempre comportano l’uccisione dei nemici, Allah ha promesso di premiare il mujahid semplicemente per aver danneggiato i crociati”.

I luoghi ideali ed i cocktail Molotov

“Case, condomini, aree forestali adiacenti alle zone residenziali, fabbriche che producono automobili, mobili, abbigliamento, stazioni di servizio, ospedali, bar, discoteche, locali notturni, banche , autosaloni, scuole, università, così come le chiese e le moschee sciite. Le molotov sono tristemente famose per causare morte e distruzione con il minimo sforzo. Per massimizzare la propagazione delle fiamme, sarebbe opportuno creare il cocktail Molotov”.

L’Isis suggerisce agli aspiranti piromani di immergere del polistirolo nel contenitore della soluzione infiammabile. E’ una tecnica nota ed ottimizzata durante la seconda guerra mondiale. Il polistirolo a contatto con la benzina genera un surrogato del napalm. Una volta incendiata, la sostanza aderisce alle superfici con cui viene a contatto. Un vantaggio di queste armi è il contenimento del danneggiamento causato al bersaglio designato con poco o nessun effetto negativo alle aree circostanti, come nel caso di un esplosivo.

Le precauzioni

“Sarebbe opportuno compiere gli attacchi in tarda notte. Il momento ideale sarebbe all’uscita da un qualche edificio: in questo modo aumentano le probabilità di uccidere o ferire. Non gettate del carburante sulle fiamme, ma limitatevi a lanciare il mix incendiario da una posizione di sicurezza.

Il fuoco come arma strategica

Il fuoco è da sempre un’arma interessante per diversi motivi. Accendere un fuoco richiede poca o nessuna formazione. Fiamme e fumo possono penetrare le difese con estrema letalità. Il fuoco rende la risposta tattica più difficile ed attrae una copertura globale dei media. Non bisogna dimenticare che gli attacchi terroristici sono spesso accuratamente coreografati per attirare l’attenzione dei media elettronici e della stampa internazionale. Ecco perché il fuoco è considerato come un’arma strategica dagli effetti esponenziali: rappresenta un tipo di attacco qualitativamente diverso. Il fuoco associato al fumo, è in grado di disorientante una forza di reazione rapida, inibire l’ingresso verso il bersaglio. A loro volta le fiamme creano perimetri difensivi vivi e pericoli strutturali. Questi fattori rappresentano delle sfide significative per le operazioni antiterrorismo. Da rilevare la peculiare asimmetria del fuoco. Basti pensare ad un aereo. Quest’ultimo associa elementi unici come un ambiente ricco di ossigeno, la natura sensibile dei controlli avionici, la presenza di migliaia di litri di carburante, il fumo tossico che risulta dalla plastica accese ed altri materiali che compongono un aereo. I dispositivi incendiarie possono essere realizzati con materiali facilmente disponibili come benzina e kerosene. Minime capacità, infine, sono richieste per la produzione di un composto incendiario come la termite, con polvere di alluminio ed ossido di ferro.

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