Valorizzazione del personale militare in servizio, impiegato in altre mansioni ancorché in possesso di titolo universitario per lo svolgimento di professioni sanitarie

Riportiamo di seguito il comunicato stampa del sindacato USMIA.

Nell’ambito dell’emergenza Covid_19, le Forze Armate si sono particolarmente distinte con professionalità e spirito di sacrificio, in attività di sostegno alle Istituzioni civili e al Servizio sanitario nazionale per lo svolgimento di numerosi compiti, tra i quali il trasporto di malati con mezzi aerei e team di biocontenimento, supporti tecnico – logistici e impiego presso gli ospedali pubblici di medici e infermieri militari.

La necessità di attuare anche nell’ambito della Difesa, idonee procedure di prevenzione e di controllo volte a scongiurare la diffusione del virus presso le Unità impiegate nelle missioni nazionali e internazionali, con conseguente rischio di compromissione delle rispettive capacità operative, ha messo in luce la carenza di organici nell’ambito della Sanità militare così come emergerebbe dalle procedure straordinarie, recentemente avviate dal Ministero della Difesa per l’arruolamento eccezionale di personale in possesso di laurea in scienze infermieristiche, da impiegare nell’ambito dell’Esercito, della Marina Militare, dell’Aeronautica Militare e dell’Arma dei Carabinieri.

Sembrerebbe, tuttavia, che diversi militari in ferma o in servizio permanente già in servizio nell’ambito delle Forze Armate dispongano di titolo universitario nelle professioni sanitarie e nelle scienze infermieristiche. Tale personale, avendo avuto a suo tempo accesso alle rispettive carriere ovvero alle ferme prefissate nell’ambito di altre categorie o specialità, viene necessariamente impiegato in compiti diversi, al di fuori dell’organizzazione sanitaria militare o a volte anche nell’ambito dei complessi ospedalieri e infermieristici militari ma con compiti ausiliari o di carattere generale.

Si tratterebbe in tal caso di professionalità già formate sul piano militare, in possesso dei titoli universitari richiesti e, pertanto, prontamente impiegabile e valorizzabile, su base naturalmente volontaria, attraverso rapide procedure di riqualificazione, l’istituzione di idonei percorsi di stabilizzazione per coloro che sono in ferma o l’opportuno reinquadramento, con rapide procedure concorsuali interne, nell’apposito ruolo o specialità per coloro che sono già in servizio permanente.

Considerata la fase emergenziale, si auspica che tale opzione possa essere valorizzata gratificando
coloro che si sono visti a suo tempo obbligati, per indisponibilità di posti, a optare per altri percorsi
professionali, dovendo giocoforza rinunciare all’aspirazione di lavorare nell’ambito della sanità
militare, al termine di un sudato iter universitario, svolto peraltro a proprie spese.

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