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Ucraina, Crosetto alla Camera: aiuti militari prorogati fino al 2026. “Qualcuno di voi se ne vergognerà. Io mi sento orgoglioso”

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La proroga degli aiuti italiani all’Ucraina fino al 31 dicembre 2026

Il ministro della Difesa Guido Crosetto, intervenendo alla Camera, ha confermato la proroga fino al 31 dicembre 2026 dell’autorizzazione alle forniture di aiuti all’Ucraina, come previsto dal decreto-legge approvato dal governo. Una scelta che, secondo il ministro, garantisce continuità a un impegno assunto dall’Italia fin dall’inizio dell’aggressione russa, in una fase definita “delicata” e segnata da segnali contraddittori sul fronte negoziale.

Crosetto ha chiarito che sostenere Kiev non significa voler prolungare la guerra, ma evitare che una cessazione delle ostilità si trasformi in una “pace apparente, fragile e ingiusta”, destinata a crollare nel tempo.


La pace non si invoca, si costruisce

Nel suo intervento, il ministro ha messo in guardia da una narrazione semplificata del conflitto:
“Il pericolo maggiore è scambiare un desiderio per la realtà”. La pace, ha spiegato, non nasce dalla stanchezza dell’opinione pubblica, ma da un lavoro faticoso, graduale e spesso reversibile.

Interrompere oggi il sostegno all’Ucraina significherebbe, secondo Crosetto, rinunciare alla pace prima ancora di averla costruita, lasciando spazio a una stabilità solo formale.


Mosca non arretra: obiettivi militari e retorica ideologica

Sul terreno, ha sottolineato il ministro, non si registra alcun segnale concreto di ridimensionamento delle pretese russe. Al contrario, il presidente Vladimir Putin continua a rivendicare il diritto di conquistare militarmente i territori ucraini considerati “propri”, arrivando a giustificare la guerra come una missione ordinata da Dio.

Gli obiettivi di Mosca restano chiari:

  • controllo completo della regione di Donetsk,
  • avanzamento nelle regioni di Dnipropetrovsk, Zaporizhzhia e Kherson,
  • ampliamento delle zone di sicurezza lungo il confine.

A fine 2025 la Russia controllava quasi il 20% del territorio ucraino, con una linea del fronte in lento ma costante movimento.


Il logoramento militare e l’escalation tecnologica

Crosetto ha descritto il conflitto come una guerra di logoramento, senza una vittoria imminente per nessuna delle parti ma con un costo umano enorme. La macchina bellica russa, ha avvertito, continua a crescere: più uomini, più mezzi, più munizioni e un’industria sempre più orientata allo sforzo militare.

Un dato emblematico: nei primi tre mesi del 2025 la Russia ha prodotto più armi di quante ne abbia prodotte l’intera NATO in tutto l’anno.

Il volume di fuoco resta impressionante:

  • fino a 20.000 colpi di artiglieria al giorno,
  • 4.000 droni quotidiani,
  • 300 bombe plananti al giorno.

Nel solo ultimo anno, Mosca ha lanciato oltre 55.000 droni a lungo raggio e quasi 2.000 missili, colpendo in prevalenza infrastrutture civili ed energetiche.


Missili ipersonici e pressione sul fianco NATO

Particolare allarme ha suscitato l’annuncio e il successivo utilizzo, tra l’8 e il 9 gennaio, di un nuovo missile ipersonico russo a medio raggio, difficilmente intercettabile e ad altissimo potenziale distruttivo. Il sistema è stato impiegato contro obiettivi nella regione di Leopoli, a ridosso del territorio NATO, segnando un salto di qualità tecnologico e aumentando la pressione sul fianco orientale europeo.


Due narrazioni inconciliabili: annessione contro sopravvivenza

Sul piano politico-strategico, la frattura resta profonda. Per Mosca, le annessioni sono irreversibili, scolpite nella Costituzione e nella narrazione ideologica della “restaurazione imperiale”. Per Kiev, invece, la guerra non riguarda solo i confini, ma il diritto stesso di esistere come Stato sovrano.

Crosetto ha ricordato che quei territori oggi contesi sono difesi da circa 250.000 soldati ucraini e abitati da oltre 220.000 civili che rifiutano di abbandonare le proprie case, anche contro le indicazioni delle autorità.


Il negoziato che non decolla

Nonostante le proposte sul tavolo – compresa una possibile soluzione “alla coreana” o “alla cipriota” con congelamento della linea del fronte – da Mosca non sono arrivate risposte concrete. Secondo il ministro, la Russia utilizza il negoziato per guadagnare tempo e consolidare le conquiste territoriali.

L’unico attore realmente disponibile a discutere, ha ribadito Crosetto, è finora l’Ucraina, che ha progressivamente ridotto la propria piattaforma negoziale fino a concentrarsi su sovranità territoriale e garanzie di sicurezza.


Emergenza umanitaria: civili sotto attacco

I numeri forniti dal ministro delineano una crisi umanitaria drammatica:

  • oltre 2.500 civili uccisi nel 2025,
  • 11.000 feriti, con un aumento del 26% rispetto al 2024,
  • 93% degli attacchi russi contro obiettivi civili.

Tra il 6 e il 12 gennaio sono stati documentati 44 attacchi contro impianti energetici, lasciando a Kiev oltre 1.000 edifici senza riscaldamento in pieno inverno. Il 13 gennaio Mosca ha condotto il bombardamento più intenso degli ultimi 24 mesi.


Il “triplo binario” del sostegno italiano

Crosetto ha delineato una strategia su tre livelli:

  1. Difendere oggi: rafforzare immediatamente le capacità di difesa aerea dell’Ucraina per intercettare missili e droni.
  2. Sostenere domani: garantire assistenza umanitaria, energia, cure e servizi essenziali alla popolazione civile.
  3. Garantire il futuro: investire nella deterrenza e nella formazione per una pace stabile e duratura.

Ogni missile intercettato, ha sottolineato, è una vita salvata.


Italia: no alle truppe, sì al sostegno

Nel quadro della riunione dei “volenterosi” a Parigi, l’Italia ha ribadito una posizione netta: nessun impiego di truppe sul terreno, ma pieno sostegno politico, umanitario e militare nel rispetto delle procedure costituzionali. Confermata anche la disponibilità a partecipare a meccanismi di monitoraggio di un’eventuale cessazione del fuoco.


“Vorrei che questo decreto fosse inutile”

In chiusura, Crosetto ha espresso un auspicio politico e umano:
“Vorrei che questo decreto fosse totalmente inutile per la parte militare”, perché significherebbe che la guerra è finita. Ma finché missili e droni continueranno a colpire scuole, ospedali e centrali elettriche, l’Italia – ha concluso – non si vergogna di aiutare chi si difende.

“Qualcuno di voi se ne vergognerà. Io mi sento orgoglioso.”

Giovanni Rinaldi – Politologo e analista istituzionale
Politologo e analista politico-istituzionale

Giovanni Rinaldi

Giovanni Rinaldi è un politologo con una lunga esperienza nello studio dei sistemi politici, delle istituzioni e delle dinamiche di potere nazionali e internazionali. Ha seguito per decenni l’evoluzione della politica italiana ed europea, con particolare attenzione ai rapporti tra politica, sicurezza e relazioni internazionali. Su InfoDifesa.it firma analisi di contesto, commenti istituzionali e approfondimenti di carattere politico-strategico.

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