Torino, poliziotto a terra pestato dal branco e preso a martellate. Il video
L’aggressione dopo il corteo Askatasuna vicino al Campus Einaudi
Un poliziotto isolato, costretto a terra, che tenta di coprirsi la testa mentre continua a subire calci, pugni e – viene riferito – anche colpi di martello da parte di persone vestite di nero, molte incappucciate. È quanto si vede nel video pubblicato su Twitter dal ministro della Difesa Guido Crosetto.
Le violenze sono avvenute a Torino, nei pressi del Campus universitario Einaudi, al termine del corteo organizzato per il centro sociale Askatasuna. Nel filmato l’agente del reparto mobile appare da solo in mezzo a 6-7 antagonisti, per motivi non ancora noti, mentre cerca di trascinarsi lontano dalla ressa dei picchiatori.
Laser verde, casco perso e attesa prima dell’intervento
Durante l’aggressione all’agente viene puntata contro anche una luce laser verde. Il poliziotto, a terra, perde il casco e prova ad allontanarsi coprendosi la testa con le mani. Solo dopo diversi secondi un collega riesce ad avvicinarsi e a proteggerlo con uno scudo.
Al momento i feriti tra le forze dell’ordine risultano undici, ma il numero è destinato a crescere.
Le parole di Crosetto: “Questi non sono manifestanti”
Il video è accompagnato dal commento del ministro della Difesa, che prende una posizione netta:
“Questi non sono manifestanti. Non sono nemmeno delinquenti. Questi si comportano da nemici, da terroristi, da guerriglieri, vogliono fare male, sono spinti dall’odio.”
“Se avessero altre armi le userebbero”
Crosetto insiste sulla pericolosità di chi ha partecipato all’aggressione:
“Se avessero altre armi le userebbero. E allora vanno trattati per quello che sono, senza sconti, senza alcun tipo di attenuante.”
Solidarietà alle forze dell’ordine
Il ministro esprime poi la propria vicinanza agli agenti feriti:
“La mia totale solidarietà alle forze di polizia, costrette a subire violenza per il solo fatto di aver giurato di proteggere tutti noi.”
“Non lo sono”: la distinzione netta sui manifestanti
Infine, Crosetto sottolinea la distanza tra protesta e violenza organizzata:
“Non si possono affrontare persone che si considerano in guerra con gli Stati ed i loro servitori, trattandole come fossero manifestanti civili e pacifici. Non lo sono.”
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