Torino, Piantedosi al Senato alza il tiro: fermo preventivo contro i violenti prima degli scontri
Dal corteo pro Askatasuna alla linea dura del Viminale
Gli scontri di Torino diventano il detonatore politico per accelerare sul pacchetto sicurezza. Nelle comunicazioni al Senato, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi scandisce parole durissime e punta dritto su una misura chiave: il fermo preventivo come strumento per bloccare i facinorosi prima che trasformino le piazze in campi di battaglia.
Il discorso si apre con la solidarietà agli agenti feriti: «A nome mio e di tutto il governo esprimo la solidarietà agli agenti rimasti feriti negli scontri di sabato scorso a Torino», sottolineando il «difficilissimo compito di tutela dell’ordine pubblico» svolto dalle forze di polizia.
Askatasuna, lo sgombero e la “resa dei conti con lo Stato”
Piantedosi ricostruisce nel dettaglio il contesto. La manifestazione nazionale era stata indetta in solidarietà al centro sociale Askatasuna, sgomberato il 18 dicembre dopo «trent’anni di illegalità e violenze» e un’occupazione abusiva «troppo a lungo tollerata».
Il ministro cita testualmente i toni usati dagli organizzatori nelle settimane precedenti: il corteo era stato presentato come «una resa dei conti con lo Stato democratico», perché «lo sgombero di Askatasuna alza l’asticella dello scontro». Il 31 gennaio, aggiunge Piantedosi, era stato definito «uno spartiacque, una guerra di liberazione nazionale».
Ventimila in piazza, infiltrazioni e violenza organizzata
Alla manifestazione hanno partecipato circa 20mila persone, tra cui «numerosi attivisti dell’antagonismo nazionale» provenienti da centri sociali, collettivi studenteschi, movimenti No Tav e gruppi pseudo-ambientalisti, anche stranieri. Tra le adesioni, anche quella del movimento ProPal e di esponenti di Alleanza Verdi e Sinistra.
Il punto di rottura arriva in serata, nel quartiere Vanchiglia: «Circa 1.500 soggetti si sono distaccati dal corteo», sfruttando buio e fumogeni, «travisati con caschi e passamontagna», armati di scudi di lamiera. Da lì l’attacco diretto alle forze dell’ordine: «Un fitto lancio di pietre, bottiglie, bombe carta e artifizi pirotecnici».
Agenti aggrediti, mezzi incendiati, città devastata
Il ministro elenca episodi che segnano un salto di qualità: una troupe televisiva aggredita, un veicolo della polizia dato alle fiamme e l’assalto brutale a un agente del reparto mobile di Padova, «circondato, atterrato e colpito ripetutamente con calci, pugni, bastonate e colpi di martello».
Altri gruppi hanno tentato di entrare nel centro storico «per portarvi la loro furia devastatrice», fermati solo dal dispositivo di sicurezza. Dopo oltre un’ora di scontri, nuovi danneggiamenti in zona Regio Parco, colpite una banca e un supermercato.
Il bilancio: 108 feriti e arresti
Il conto finale è pesantissimo: 108 feriti tra le forze dell’ordine – 96 poliziotti, cinque carabinieri e sette finanzieri. Ventisette persone fermate, tre arrestate per resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Tra queste, un ventunenne accusato anche di rapina in concorso per aver sottratto scudo e maschera antigas a un agente. Sequestrati «chiavi inglesi, coltelli, sassi e indumenti per il travisamento». Le indagini della Digos sono ancora in corso.
Prevenzione al limite della legge: «Così abbiamo evitato danni peggiori»
Piantedosi rivendica il lavoro preventivo: oltre 1.000 uomini di rinforzo, controlli su stazioni, aeroporti, autostrade e confini. «Questo grande lavoro ha evitato danni ben più gravi», afferma, ricordando le 800 identificazioni, i 30 fogli di via, i DASPO urbani e i sequestri di materiale offensivo.
Ma non basta. «Quanto accaduto a Torino impone una riflessione generale sull’evoluzione dei gruppi antagonisti», avverte il ministro, parlando di una strategia che punta «a innalzare il livello dello scontro con le istituzioni» e che richiama «dinamiche squadristiche e terroristiche del nostro passato».
Il nodo politico: fermare i violenti prima che colpiscano
È qui che entra in gioco il fermo preventivo. Piantedosi lo indica come snodo centrale del pacchetto sicurezza: «Le vergognose scene di Torino richiamano la necessità di depotenziare i gruppi organizzati di facinorosi prima ancora che possano mettersi all’opera».
La proposta è esplicita: «Stiamo lavorando all’introduzione di misure di filtro e prevenzione, come il fermo di polizia per soggetti potenzialmente pericolosi, di cui siano già conoscibili intenzioni e attitudini». Strumenti che, sottolinea, «esistono in altri ordinamenti europei senza che nessuno gridi all’attentato alla democrazia».
Difesa delle forze dell’ordine e stop alle ambiguità
Il ministro respinge le accuse di uso eccessivo della forza e difende gli agenti come «baluardo della democrazia e della libertà»: «Non chiedono immunità, ma non devono essere bersagli mobili della delinquenza né operare sotto una costante presunzione di colpevolezza».
Il messaggio finale è politico e diretto: «Siamo di fronte a violenza organizzata contro lo Stato». Nessuna distinzione di comodo tra violenti e presunti pacifici: «Molti manifestanti hanno fatto scudo fisico ai facinorosi». Da qui l’appello a una condanna senza ipocrisie e a una convergenza parlamentare sulle nuove misure.
Pacchetto sicurezza verso il Cdm e il vaglio del Quirinale
Il fermo preventivo è una delle misure centrali del pacchetto sicurezza che il governo punta a portare in Consiglio dei ministri. Un dossier già arrivato al Quirinale, con l’incontro tra il sottosegretario Alfredo Mantovano e il presidente Sergio Mattarella, per evitare profili di incostituzionalità.
La direzione è tracciata: prevenzione prima della repressione, con una stretta annunciata su chi trasforma le manifestazioni in guerra urbana.
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