Carabinieri

“Quest’Arma non mi appartiene”: la rabbia di un Brigadiere per il figlio Carabiniere assolto, ma “esiliato” a 100km da casa

L’accusa di insubordinazione e il castello di carte crollato in Tribunale

La vicenda ha inizio nel marzo 2021 presso il Nucleo Natanti di Venezia, dove un Appuntato Scelto con quasi vent’anni di servizio viene accusato di “violata consegna aggravata” e “insubordinazione con ingiuria aggravata”.

Secondo l’accusa, il militare avrebbe omesso di spostare un’unità navale e avrebbe reagito con urla e frasi ingiuriose verso un superiore. Tuttavia, il Tribunale Militare di Verona ha assolto il militare con formula piena perché “il fatto non sussiste”.

Il verdetto sarebbe stato cristallizzato da una registrazione ambientale scioccante, in cui il superiore accusatore avrebbe ammesso privatamente che in realtà “non era successo niente”, che non c’erano stati insulti e che aveva redatto una relazione di servizio “un po’ troppo pesante” solo per scaricarsi la coscienza. Per questo motivo, gli atti sono stati trasmessi alla Procura Militare per valutare l’ipotesi di calunnia a carico del superiore

L’assurdità del “caso della spazzatura”: bastava un cordino

Dalle carte del Tribunale Militare emerge l’assoluta banalità del pretesto che ha scatenato il calvario. L’ordine violato non era una “consegna” militare solenne, ma un semplice “avviso” in bacheca riguardante lo spostamento di una barca per agevolare il ritiro della spazzatura, un’attività definita dal giudice come “estranea all’attività militare”.

Inoltre, è stato accertato che il superiore stesso, accortosi dell’ingombro, avrebbe potuto risolvere il problema in pochi minuti “semplicemente tirandola con un cordino”, possedendo peraltro la patente necessaria per condurre quel tipo di unità. Invece, si è scelto di richiamare una pattuglia impegnata in un intervento d’urgenza presso l’Ospedale per un tentativo di suicidio, innescando una discussione inutile

Il paradosso amministrativo e la vittoria al TAR contro il demansionamento

Nonostante l’inconsistenza delle accuse, l’Amministrazione aveva già applicato misure severissime: l’Appuntato è stato sospeso, privato di pistola e tesserino, e inviato dallo psicologo. Successivamente, è stato disposto un trasferimento d’autorità per “incompatibilità ambientale” a Mestre, dove è stato destinato al “disbrigo di pratiche d’ufficio”, un effettivo demansionamento per un professionista con diciassette anni di imbarco.

Il TAR del Veneto ha annullato questo provvedimento, evidenziando come l’Arma non avesse considerato sedi alternative come Chioggia, dove il militare avrebbe potuto mantenere la propria specializzazione navale.

I giudici amministrativi hanno annullato il provvedimento, svelando un retroscena grottesco: l’Arma aveva negato una sede navale operativa adducendo una mancanza di posti, ma in realtà si trattava di un “disallineamento dei dati” nel sistema informatico PERSeO. Solo grazie a questa sentenza l’Appuntato è stato destinato a Chioggia, pur rimanendo lontano dalla sua sede originaria

“L’Arma in cui non mi riconosco”: il grido di dolore di un padre e Brigadiere

A rendere il caso un vero atto d’accusa istituzionale è la lettera aperta del padre del militare, un Brigadiere in pensione e Cavaliere della Repubblica. L’uomo si dice “sconvolto nell’animo per ciò che è diventata l’Arma” e denuncia come, per tre famiglie che piangono caduti in servizio, “altrettante si disperano per le ingiustizie che quotidianamente si perpetrano all’interno dell’Amministrazione”.

Il padre confessa un senso di colpa lacerante verso il figlio, arruolatosi perché “forse ingannato dai miei racconti che dipingevano un’Arma che oggi riscontro non esserci più”. Nella sua disamina, sottolinea l’irragionevolezza del trattamento subito dal figlio, “demansionato senza ragione” e costretto a subire un processo basato su accuse che l’Amministrazione ha sposato acriticamente prima ancora di verificarne il fondamento.

Il peso del dovere e il rischio del silenzio

Nella lettera emerge il ruolo determinante dei colleghi che, per senso di giustizia, hanno testimoniato a favore dell’Appuntato “accettando il rischio di essere a loro volta perseguitati dall’Amministrazione”.

Particolarmente rilevante è la figura del militare che ha deciso di registrare il colloquio con il superiore a propria tutela, avendo già intuito che la versione ufficiale dei fatti veniva manipolata per “incastrare” il collega. Senza quella traccia audio, in cui l’accusatore ammetteva che “nessuno ha mandato af****** nessuno”, oggi parleremmo di una condanna ingiusta

Senza quelle registrazioni in cui l’accusatore ammetteva che nulla era accaduto, il padre ipotizza scenari drammatici: “Un Carabiniere che subisce una tale ingiustizia […] può anche compiere un gesto estremo che il più delle volte coincide con il suicidio ma talvolta può determinare una strage”.

Tra malattia e chilometri: “Non bisogna morire per essere Vittime di Stato”

Il testamento morale del Brigadiere, non risparmia critiche feroci alla gerarchia. Ormai ottantacinquenne e provato da tre tumori, l’anziano sottufficiale vive come un fallimento personale l’aver convinto il figlio a seguire le sue orme. Le sue parole sono una denuncia contro l’arroganza del comando: “forse accontentarlo… significherebbe ammettere di aver sbagliato”, per questo l’Amministrazione preferirebbe “perseverare nell’ingiustizia”.

L’uomo descrive una situazione familiare drammatica: il figlio deve assisterlo nelle cure oncologiche a Marcon, ma è costretto a una “punitiva” pendolarità verso Chioggia (oltre 100 km al giorno), mentre chi lo ha calunniato “continua a navigare indisturbato” a Venezia. Il Brigadiere conclude con parole di totale rottura: “Quest’Arma non mi appartiene, la disconosco”, aggiungendo amaramente che “non bisogna necessariamente morire per divenire ‘Vittime di Stato'”.

Laura Bianchi – Esperta in relazioni sindacali militari e di polizia
Esperta in relazioni sindacali delle Forze Armate e di Polizia

Laura Bianchi

Laura Bianchi è una consulente e analista indipendente specializzata in relazioni sindacali, rappresentanza e tutela del personale delle Forze Armate e delle Forze di Polizia. Si occupa di contrattazione, diritti del personale, evoluzione normativa e dinamiche istituzionali. Su InfoDifesa.it cura approfondimenti basati su fonti ufficiali, documenti sindacali e analisi del contesto giuridico e operativo.

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