Editoriale

PROVE FISICHE PIÙ FACILI PER LE SOLDATESSE DELLE FORZE ARMATE SPECIALI: UFFICIALI CONTRARI

(Redazione Tiscali) – Le forze armate speciali inglesi cercano di aprirsi alle reclute femminili ma non ricevono consensi unanimi. Come rivela il Sunday Times, l’idea non piace agli ufficiali perché questa apertura sarebbe subordinata all’ipotesi di alleggerire il massacrante addestramento previsto per entrare nelle Sas. Sarebbe un po’ come quando si facevano le gare di corsa fra maschi e femminine ma i primi, per cavalleria e per senso della misura, facevano partire le amichette dieci metri prima. Lo stesso principio dovrebbe essere applicato dalle truppe che, in passato, furono protagoniste di operazioni leggendarie come l’assalto all’ambasciata iraniana a Londra nel 1980 o le incursioni dietro le linee irachene, nella prima guerra del Golfo, per distruggere gli Scud, i missili di Saddam Hussein.

Discriminazione

Insomma sarebbe una discriminazione a favore delle donne quella cui penserebbero i comandi militari britannici per consentire alle soldatesse di entrare nei ranghi del corpo d’élite. In assenza di queste facilitazioni le donne avrebbero infatti difficoltà a superare le ardue prove fisiche richieste. La proposta ha però causato stupore e rabbia fra gli ufficiali, in particolare fra i sergenti addestratori, considerati i custodi dell’eccellenza del reggimento e della sua reputazione.

Selezioni diverse per maschi e femmine

L’idea è di inserire cambiamenti nella prima fase delle selezioni, quando le reclute devono marciare su terreni montagnosi trascinando con sé pesanti equipaggiamenti: alle donne verrebbe permesso di portare carichi più leggeri e concesso pure più tempo per completare i test. Il tutto sarebbe stato pensato per evitare quanto accaduto negli Usa, dove quest’anno la prima donna ad arruolarsi nei Navy Seals (i celebri marines) è stata costretta ad arrendersi poco dopo l’inizio dell’addestramento.

Addestramento massacrante

Negli ultimi anni solo l’8 per cento dei candidati (maschi) ha superato l’addestramento delle Sas: e si tratta in genere di militari che già provengono dal reggimento paracadutisti o dai Royal Marines. L’addestramento speciale dura sei mesi e la prima fase consiste in una serie di marce forzate attraverso i terreni sconnessi del Galles. Al termine di questo periodo c’è la «test week»: cinque marce di 25 chilometri in cinque giorni consecutivi seguite da una marcia finale di 60 chilometri da terminare in venti ore. Durante queste prove bisogna portare uno zaino con peso crescente: dai venti chili iniziali ai quasi trenta chili finali. Chi supera queste prove massacranti deve poi sottoporsi a un periodo di addestramento nella giungla del Belize, seguito da un esercitazione di «evasione e fuga» e da un test di resistenza all’interrogatorio sotto tortura.

I dati statistici

Se c’è di che spaventare gli uomini più possenti, figuriamoci le donne che, per quanto possano essere fisicamente dotate, difficilmente potrebbero superare la prima settimana di corso. Una recente analisi condotta sulle reclute ha infatti rilevato che soltanto il 4,5% delle donne soldato possiede i requisiti fisici necessari per servire in fanteria: che pure adotta standard decisamente più bassi delle truppe speciali. Ma l’anno scorso il governo britannico ha deciso di autorizzare le donne a servire nelle unità impegnate in combattimenti corpo a corpo e alla fine del 2018 tutti i ruoli nelle forze armate dovrebbero essere alla loro portata.
«C’è la determinazione a introdurre le donne nelle forze speciali – ha spiegato una fonte al Sunday Times – e ci saranno cambiamenti nella selezione ma non è questione di abbassare gli standard: è questione di livellare il campo di gioco», cioè di far partecipare le donne ad armi pari. Ma la decisione sembra destinata ad incontrare notevoli resistenze.

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