Poliziotto fermato per omicidio Rogoredo, Meloni: “Implacabili con chi sbaglia, non c’è scudo”
Il caso: un omicidio nel “boschetto della droga” e l’ipotesi investigativa sullo spaccio
“Leggo con sgomento gli ultimi sviluppi sull’uccisione di uno spacciatore nel noto ‘boschetto della droga’ di Rogoredo”. Con queste parole, in una nota, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni interviene sulla vicenda, richiamando l’attenzione sugli elementi che gli inquirenti starebbero valutando: “Gli inquirenti ipotizzano che questo crimine sia legato a dinamiche connesse allo spaccio di sostanze stupefacenti, nelle quali sarebbe coinvolto anche l’agente di Polizia che ha sparato”.
Meloni lega il peso delle ipotesi investigative alla necessità di attendere gli esiti degli accertamenti: “Se quanto ipotizzato trovasse conferma nel seguito delle indagini, ci ritroveremmo davanti a un fatto gravissimo, un tradimento nei confronti della Nazione e della dignità e onorabilità delle nostre forze dell’ordine”.
“Rabbia” e tutela dell’onorabilità: il timore che pochi “sporchino” il lavoro di molti
La premier esplicita il sentimento con cui sta seguendo la vicenda: “Provo profonda rabbia all’idea che l’operato di chi tradisce la divisa possa ‘sporcare’ il lavoro dei tantissimi uomini e donne che, ogni giorno, ci proteggono e difendono la nostra sicurezza, con abnegazione, sacrificio e senso delle istituzioni”.
Nella stessa nota, Meloni rivendica riconoscenza verso chi opera correttamente: “Servitori dello Stato nei confronti dei quali, invece, dobbiamo tutti essere riconoscenti”.
Le indagini “sui propri agenti”: il ruolo della Polizia di Stato su delega della Procura di Milano
Tra i passaggi centrali della dichiarazione c’è il riferimento all’attività investigativa: Meloni sottolinea la fiducia nel lavoro in corso e ringrazia “in particolare la polizia di Stato che, su delega della Procura di Milano, sta svolgendo le indagini sui propri agenti coinvolti in questa tragica vicenda, al solo fine di far emergere la verità”.
Il punto politico e istituzionale è netto: l’accertamento dei fatti deve essere completo e non condizionato dal ruolo di chi è coinvolto.
“Nessuno scudo penale”: rigore, responsabilità e la richiesta di essere “implacabili”
Meloni richiama un principio di condotta legato alla funzione pubblica: “Chi indossa una divisa e rappresenta le Istituzioni ha il dovere di farlo con il massimo del rigore”. E aggiunge una linea di fermezza: “Con chi sbaglia, a maggior ragione perché indossa quella divisa, occorre essere implacabili”.
In chiusura, la presidente del Consiglio ribadisce l’attesa per l’iter giudiziario: “La giustizia farà il suo corso e confidiamo che sia determinata”, respingendo l’idea di protezioni speciali: “A differenza di quello che leggo – non esiste alcuno ‘scudo penale’”.
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