Polizia Penitenziaria in lutto, muore a 49 anni la Commissario Capo Federica D’Amore
Il lutto che colpisce l’intero Corpo
Il Ministero partecipa con sincera commozione al lutto che ha colpito l’intera Polizia Penitenziaria per la prematura scomparsa del Commissario Capo Federica D’Amore, morta all’età di 49 anni. A comunicarne la morte è stata la segreteria generale del sindacato Sippe, dando notizia di una perdita che scuote profondamente il mondo penitenziario.
Una carriera costruita con dedizione e rigore
Federica D’Amore ha incarnato, lungo tutto il suo percorso professionale, un esempio autentico di dedizione, crescita e amore per l’uniforme. Tenace e profondamente motivata, ha creduto nei valori del servizio pubblico, affrontando ogni sfida con forza, rigore e straordinaria umanità.
Per colleghi e superiori è stata una figura di riferimento, una presenza solida e autorevole, capace di coniugare professionalità, equilibrio e grande generosità.
Da Trieste a Gorizia: il percorso professionale
Originaria di Trieste, dove aveva lavorato per molti anni come ispettore, D’Amore aveva ricoperto anche il ruolo di dirigente sindacale del Sippe e del Sinappe per il Triveneto. Nel suo percorso professionale era poi arrivata a diventare Comandante della Casa Circondariale di Gorizia, raggiungendo quello che viene indicato come il suo più importante traguardo professionale.
Il ricordo dei sindacati: “Qualità professionali e straordinarie doti umane”
A ricordarla, in una nota, è stato Alessandro De Pasquale, presidente Sippe e segretario nazionale Sinappe, che ha sottolineato come nel corso della sua carriera Federica D’Amore si sia distinta «per le elevate qualità professionali, il forte senso delle istituzioni e le straordinarie doti umane».
La nota ribadisce anche un altro tratto centrale del suo profilo umano e professionale: «Sempre disponibile all’ascolto e al sostegno dei colleghi, ha rappresentato un punto di riferimento importante nell’ambito dell’Amministrazione penitenziaria e nell’attività sindacale».
L’impegno sindacale e la tutela del personale
Nel ricordo diffuso dalle organizzazioni sindacali emerge con forza anche il suo impegno nella rappresentanza del personale. «Con determinazione e passione aveva raggiunto il traguardo di dirigere un istituto penitenziario, realizzando il suo più grande obiettivo professionale», si legge ancora nella nota.
Prima di assumere questo incarico, D’Amore aveva portato avanti con dedizione il proprio lavoro nel Sippe e nel Sinappe, contribuendo attivamente alla tutela dei diritti del personale di Polizia Penitenziaria e alla crescita dell’organizzazione sindacale.
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