Permessi Legge 104 usati per fini personali: poliziotto interdetto, due colleghi denunciati
Truffa aggravata e falso ideologico: l’ordinanza del Tribunale di Trani
Con le accuse di truffa aggravata ai danni dello Stato e falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, il Tribunale di Trani ha disposto una misura cautelare di interdizione dal servizio per sei mesi nei confronti di un poliziotto in servizio presso la Questura di Barletta Andria Trani.
Per gli stessi reati risultano denunciati a piede libero altri due agenti, colleghi dell’indagato principale.
L’indagine della Squadra Mobile partita da una segnalazione interna
L’inchiesta è stata condotta dalla Squadra Mobile, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Trani, ed è scaturita da una segnalazione dell’Ufficio Sanitario Provinciale della Questura.
Al centro degli accertamenti, l’utilizzo sospetto delle assenze dal servizio per malattia e per l’assistenza a persone con disabilità, previste dalla normativa vigente.
Abuso dei benefici della Legge 104 e del congedo straordinario
Secondo quanto emerso, i tre poliziotti avrebbero sfruttato illegittimamente i benefici della Legge 104/1992 e dell’articolo 42 del decreto legislativo 151/2001, che disciplinano i permessi e i congedi retribuiti per l’assistenza a familiari portatori di handicap.
In particolare, avrebbero richiesto permessi sistematici dichiarando di prestare assistenza, mentre in realtà si sarebbero dedicati ad attività di carattere personale, completamente estranee alle finalità previste dalla legge.
Mancanza del requisito della coabitazione
Per due dei tre indagati è stata inoltre contestata l’assenza dei requisiti necessari per ottenere il congedo straordinario.
Le indagini hanno infatti dimostrato che non coabitavano con i familiari assistiti, requisito essenziale previsto dalla normativa. Dalle verifiche sulle celle telefoniche e dai pedinamenti, è emerso che vivevano in abitazioni diverse rispetto a quelle dei genitori anziani indicati come assistiti.
Pedinamenti, videocamere e GPS: quattro mesi di controlli
Gli investigatori hanno monitorato i tre colleghi per quattro mesi, da giugno a settembre 2024, utilizzando servizi di sorveglianza fisica, videocamere e dispositivi di tracciamento satellitare.
Le attività investigative hanno documentato 50 giornate di assenze ritenute illegittime, con una truffa complessiva stimata in circa 5.300 euro ai danni dello Stato.
Vacanze durante i permessi: il caso di Barcellona
Particolarmente significativo il caso di uno degli indagati, un ispettore 60enne oggi in pensione, che avrebbe usufruito di 28 giornate di permesso retribuito, sette delle quali trascorse in vacanza con la famiglia a Barcellona, anziché prestare assistenza al genitore disabile come dichiarato.
Le decisioni del Gip: interdizione e niente domiciliari
La Procura di Trani aveva richiesto per tutti e tre gli indagati la misura degli arresti domiciliari.
La gip del Tribunale di Trani, Marina Chiddo, ha però disposto l’interdizione dal servizio solo per un vice ispettore 52enne, difeso dall’avvocato Antonio Maria La Scala, al quale sono contestate sei giornate di assenza indebita.
Per gli altri due indagati – un ispettore 60enne e una assistente capo 58enne – il giudice non ha ravvisato le esigenze cautelari: il primo è andato in pensione nel novembre scorso, la seconda è in aspettativa per malattia da oltre un anno ed è prossima al pensionamento.
Assenze indebite: il bilancio contestato
Nel dettaglio, oltre alle 28 giornate contestate all’ispettore in pensione, agli atti figurano 16 giornate di permessi retribuiti ritenuti illegittimi a carico dell’assistente capo.
In tutti i casi documentati, secondo gli inquirenti, non sarebbe stata prestata alcuna assistenza agli anziani genitori, nonostante quanto formalmente dichiarato nelle richieste di permesso.
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