Editoriale

“Perché persino un ex capo della Polizia sceglie la polemica?”: Crosetto chiama in causa Gabrielli e difende le forze dell’ordine

Guido Crosetto affida a un lungo post una presa di posizione durissima sui fatti di Torino e Milano. Nel mirino del ministro della Difesa finiscono i sabotaggi alle infrastrutture ferroviarie, le manifestazioni degenerare in violenza e gli attacchi alle forze dell’ordine durante i cortei contro le Olimpiadi.
“Non sono pericolosi delinquenti quelli che hanno tagliati i cavi per non far partire i treni ed hanno manifestato con violenza contro le Olimpiadi. No.”

L’ironia amara e la denuncia del “pretesto”

Il ministro rovescia la narrazione che, a suo giudizio, tenta di minimizzare i fatti: “È il Governo piuttosto che vuole cercare il pretesto per…? Per cosa?”
E incalza con sarcasmo: “Per poter evitare che i gentili ragazzi che manifestavano a Torino la loro libertà, cercando di accarezzare con un ‘martelletto’ un pericoloso omaccione vestito con una divisa, siano messi in libertà dopo 3 giorni in tempo magari per essere a Milano a fare le stesse cose?”

Forze dell’ordine sotto attacco, prima e dopo

Crosetto insiste su un punto politico e istituzionale: “Per poter evitare che i servitori dello Stato siano presi a calci un giorno dai manifestanti e poi dallo stato (scritto in minuscolo apposta) stesso nelle settimane successive?”
Da qui la richiesta di un rafforzamento degli strumenti a tutela di chi opera in divisa: “Per dare più mezzi a chi difende cittadini, leggi, democrazia, rispetto a chi vuole abbatterla?”

La domanda che divide il Paese

Il passaggio più politico del post è una chiamata alla responsabilità collettiva: “Perché non riusciamo ad essere compatti almeno quando è giusto esserlo, nel condannare dei delinquenti violenti e nel difendere la legalità?
Una frattura che, secondo il ministro, emerge anche nelle prese di posizione di figure istituzionali: Perché persino un ex capo della Polizia cerca di polemizzare?

Il riferimento diretto a Franco Gabrielli

Crosetto chiama in causa esplicitamente Franco Gabrielli, ricordando un precedente preciso: “Tra l’altro dimenticando la sua stessa cultura politica, che è uguale alla mia, e la sua stessa storia perché ricordo benissimo la ‘circolare Gabrielli’ il giorno successivo i fatti di Piazza San Carlo, giustamente durissima.”
E rilancia una domanda che va oltre l’attualità: “Perché non è possibile essere comunità quando sarebbe doveroso esserlo?”

“Non contro il governo, ma contro lo Stato”

La conclusione del post è netta e senza mediazioni: “Chi si comporta come ieri a Milano o la settimana scorsa a Torino non lo fa contro il Governo pro tempore, lo fa contro lo Stato, la Repubblica, l’Italia.”
E l’avvertimento finale chiude il cerchio: “Tollerarlo significa indebolire l’Italia non la Meloni.”


La circolare Gabrielli del 2017: safety e security

Il riferimento del ministro rimanda alla circolare inviata il 7 giugno 2017 dall’allora capo della Polizia Franco Gabrielli a prefetti e questori, all’indomani dei fatti di Piazza San Carlo a Torino, durante la finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid, quando l’uso di spray al peperoncino provocò due morti e centinaia di feriti.

In quel documento Gabrielli scriveva che “l’ordine pubblico non può essere il ‘risolutore’ di ogni questione e problematica che agitano la società”, chiarendo che prima dell’intervento delle forze di polizia devono esserci “dispositivi e misure strutturali a salvaguardia dell’incolumità delle persone” in capo ad altre amministrazioni e agli organizzatori degli eventi.

Safety: prevenzione e organizzazione

Nella safety rientrano, secondo la circolare, la valutazione del “massimo affollamento sostenibile”, il divieto di vendita di bottiglie, la regolamentazione e il monitoraggio degli accessi, i piani di emergenza ed evacuazione, i percorsi di afflusso e deflusso, i corridoi di soccorso e i punti di prima assistenza sanitaria.

Security: ordine pubblico e controllo

La security riguarda invece le misure di sicurezza pubblica: sopralluoghi e verifiche preventive, bonifiche delle aree, raccolta di informazioni per la “valutazione della minaccia”, controlli, zone di prefiltraggio e protezione delle aree sensibili. Il luogo di integrazione tra safety e security è indicato nel Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica.

Gabrielli concludeva in modo inequivocabile: “Il modello organizzativo delineato presuppone lo scrupoloso riscontro delle garanzie di safety e di security necessariamente integrate in quanto requisiti imprescindibili di sicurezza senza i quali, pertanto, le manifestazioni non potranno aver luogo.” E ancora: “Mai ragioni di ordine pubblico potranno consentire lo svolgimento, comunque, di manifestazioni che non garantiscano adeguate misure di safety.”


Le parole di Gabrielli oggi

Nel dibattito attuale, l’ex capo della Polizia ribadisce alcune premesse: “Chi devasta, aggredisce e colpisce le forze di polizia non è un portatore di istanze, ma è un delinquente che attacca lo Stato e i diritti di tutti e “la solidarietà verso gli operatori aggrediti e la condanna netta di questi comportamenti sono un prerequisito.”

Ma aggiunge: “Penso che questo sia il momento di difendere chi indossa una divisa. Come ho sempre fatto. Ma — e qui sta il punto — non solo dai violenti.
Il bersaglio diventano quelli che definisce incantatori di serpenti, “tutti quelli che usano gli operatori di polizia come una bandiera propagandistica, promettendo scorciatoie e soluzioni miracolose che, alla prova dei fatti, non proteggono proprio nessuno. A cominciare da chi indossa una divisa.”

Il nodo sicurezza e le misure allo studio

Sul possibile fermo preventivo per i manifestanti violenti, Gabrielli è tranchant: “Non funzionerà.” E spiega: “Rischierà di radicalizzare ulteriormente lo scontro, di irrigidire ancora di più i rapporti già tesi nelle piazze, di comprimere in modo significativo altri spazi di libertà. È fumo negli occhi, è propaganda securitaria a finanza zero.”

Quanto allo scudo penale, avverte: “Immaginare un’immunità di fatto e di diritto presunta per ogni agente di polizia potrebbe allungare i tempi degli accertamenti” e finire per esporre comunque gli operatori “a un controllo di legalità” senza adeguate garanzie.

La sua proposta parte da un punto fermo: Un’assistenza legale seria, strutturata, immediata e a carico dello Stato.” E da una convinzione di fondo: “Una democrazia sa e può difendersi da ciò che la minaccia senza snaturarsi, senza creare stati di eccezione permanente.

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Andrea Valenti – Analista di sicurezza e informazione strategica
Analista di sicurezza e informazione strategica

Andrea Valenti

Andrea Valenti è un analista indipendente specializzato in difesa, sicurezza nazionale, geopolitica e informazione strategica. Su InfoDifesa.it cura contenuti basati su fonti verificate e analisi contestualizzate, con particolare attenzione alla resilienza informativa e ai temi di sicurezza globale.