Pensioni Forze dell’Ordine, torna lo “scalone”: la Manovra 2026 è legge e alza i requisiti
La promessa “anti-Fornero” si ferma davanti alle divise: requisiti più alti dopo anni di immobilità
Il paradosso politico è tutto qui: mentre la retorica elettorale prometteva di “smontare la Fornero”, la Manovra 2026 interviene proprio su uno dei comparti che storicamente avevano regole diverse dai civili – Sicurezza e Difesa – introducendo un innalzamento strutturale dei requisiti di uscita.
Il cosiddetto “mini-scalone” non arriva come uno shock improvviso, ma come una traiettoria già scritta: un mese in più nel 2028, un altro nel 2029 e un terzo dal 2030. Tradotto: non una misura tampone, ma uno spostamento permanente del traguardo pensionistico per il personale in uniforme.
A questo si somma l’adeguamento automatico alla speranza di vita. Già nel 2027 è previsto un ulteriore mese di incremento. In pratica, mentre si annuncia la fine dei “rigori previdenziali”, la macchina normativa continua ad aggiungere mesi. E per chi indossa una divisa quei mesi diventano anni percepiti.
Anche se l’aumento è minimo e in parte ridimensionato dagli emendamenti, il colpo pesa doppiamente: perché proviene proprio da chi ha costruito e continua a costruire la propria campagna elettorale sulla sicurezza e sulla difesa. Quel simbolico scostamento, quindi, non è solo un numero: è un segnale politico che contrasta con le promesse fatte a chi serve lo Stato in prima linea.
Previdenza complementare:
Il pacchetto previdenziale accresce il Fondo per la specificità, con nuove risorse per la previdenza complementare: 20 milioni nel 2026, 40 milioni annui tra il 2027 e il 2029 e 30 milioni annui dal 2030.
Emergenza carceri: rinforzi a rilascio lento e trattenimento fino a 62 anni
Sul fronte penitenziario l’emergenza viene di fatto normalizzata. Si autorizzano 2.000 nuove assunzioni, ma con un impatto dilazionato: 500 unità dal dicembre 2026, 1.000 nel 2027 e 500 nel 2028. Un rafforzamento che arriva, ma non subito.
Nel frattempo, la misura più rivelatrice: trattenimento in servizio fino a 62 anni per un contingente massimo di 150 unità che avrebbero già maturato il diritto al congedo.
Il messaggio implicito è brutale: per tappare i buchi si trattiene chi è già oltre la soglia, mentre i rinforzi arrivano a scaglioni.
Capitanerie di porto: potenziamento mirato, non strutturale
Per le Capitanerie di porto l’intervento è chirurgico ma limitato: 32 marescialli in più e 100 volontari in servizio permanente all’anno dal 2026 al 2030. Numeri che mantengono l’esistente, più che produrre un vero salto di capacità.
Polizze assicurative: tutela formale, copertura ridotta
Nel pacchetto compare anche la voce “protezione”: 10 milioni di euro annui dal 2026 al 2029 per polizze di tutela legale e responsabilità civile verso terzi.
La ripartizione – 1,9 milioni alla Polizia di Stato, 2,1 ai Carabinieri, 1,8 all’Esercito, tra gli altri – appare modesta se confrontata con il volume di esposizione legale e operativa del personale. Più paracadute simbolico che scudo reale.
Addettanze militari all’estero: la razionalizzazione che scompare
Mentre i requisiti pensionistici salgono, la razionalizzazione organizzativa evapora.
L’emendamento Paroli (n. 101.0.21), che avrebbe fissato in quattro anni la durata dei mandati del personale delle Addettanze militari all’estero, non compare nel testo finale. Con esso scompaiono continuità operativa, valorizzazione del personale e potenziali risparmi strutturali.
Fondazioni: fondi immediati, pensioni rinviate
Il contrasto più rumoroso è quello finale.
Mentre le divise vedono allontanarsi la pensione, emergono stanziamenti rapidi e mirati: 200.000 euro alla Fondazione Giorgio Napolitano ETS nel biennio 2026-2027 e 400.000 euro alla Fondazione Med-Or per studi e ricerche strategiche. (clicca qui per approfondire)
Una chiusura che sintetizza l’intera manovra: tempi lunghi per chi serve lo Stato, tempi brevi per chi lo studia.
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