Attualità

“Nostro figlio? Un bravo ragazzo”. Chi è Angelo Simionato, in carcere per l’aggressione al poliziotto


Il primo fermo dopo la guerriglia

Alla fine qualcuno lo hanno preso. Non il più violento, non l’uomo con il martello, non il presunto leader del branco. Ma quello che si vedeva meglio.
La Digos di Torino ha arrestato Francesco Angelo Simionato, 22 anni, arrivato dalla provincia di Grosseto per “manifestare” contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna. Manifestare, si fa per dire: il giovane è accusato di aver partecipato al pestaggio dell’agente Alessandro Calista, finito a terra sotto i colpi di una decina di individui vestiti di nero.


Il nome che apre l’inchiesta

Non è stato chiarito quale fosse il suo ruolo specifico nell’aggressione: le indagini sono ancora in corso per individuare tutti i responsabili. Ma il suo è il primo nome iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di reato di lesioni personali a pubblico ufficiale, motivo per cui si trova attualmente in carcere.
A suo carico anche altre due contestazioni: rapina in concorso e violenza a pubblico ufficiale.


Incensurato, cameriere stagionale, arrivato dalla Toscana

Simionato ha 22 anni, è incensurato, lavora come cameriere stagionale e risiede ad Arcidosso, in provincia di Grosseto. Non ha precedenti penali, solo alcune segnalazioni mai sfociate in condanne.
Secondo quanto emerso finora, sarebbe vicino all’area anarchica e ad alcuni centri sociali toscani. Come altri partecipanti agli scontri, sarebbe arrivato a Torino appositamente per il corteo pro Askatasuna.


Tradito dai dettagli: così è stato identificato

Simionato è stato identificato grazie ai filmati ed è stato fermato in flagranza differita. Non risulterebbe tra i protagonisti principali dell’aggressione, ma faceva parte del gruppo, come riportato anche dal Corriere della Sera.
A tradirlo sarebbero stati dettagli di colore rosso sull’abbigliamento: un errore quasi banale, diventato decisivo in mezzo a un plotone di manifestanti travisati dalla testa ai piedi.


Le accuse nel dettaglio

Il quadro accusatorio è pesante.
Oltre al concorso nelle lesioni personali a pubblico ufficiale, Simionato è indagato per:

  • rapina in concorso, legata all’aggressione durante la quale l’agente Calista sarebbe stato spossessato di scudo, casco e maschera antigas;
  • violenza a pubblico ufficiale, per un altro episodio in cui sarebbe stato sorpreso a lanciare oggetti contro le forze dell’ordine.

“Nostro figlio? Un bravo ragazzo”

E come spesso accade, arrivano i genitori. Domenica mattina si sono presentati davanti al carcere Lorusso e Cutugno per difendere l’immagine del figlio:
“Siamo brave persone, ci spiace molto per quello che è successo. E anche nostro figlio è un bravo ragazzo”, avrebbero detto.
Una frase che ormai sembra parte integrante del copione, mentre le immagini degli scontri raccontano tutt’altro.


“È un bene che governo e poliziotti abbiano timore”

Simionato non avrebbe mai nascosto le sue posizioni antagoniste e anarchiche. “Si definiva anarchico, ma nessuno avrebbe immaginato un coinvolgimento in una scena simile”, racconta chi lo conosce.
Nel sottobosco antagonista, intanto, circolano messaggi e prese di posizione nette:
“È un bene che governo e poliziotti abbiano timore”.
Una linea che rivendica la violenza come strumento politico, non come incidente.


Guerriglia urbana, non protesta

L’arresto del giovane toscano si inserisce in un quadro molto più ampio. Altri due attivisti, di 31 e 35 anni, sono finiti in carcere per resistenza e violenza a pubblico ufficiale.
In totale, durante due ore di guerriglia urbana, 24 persone sono state fermate, identificate e denunciate per vari reati: porto di armi improprie, travisamento, inosservanza dei provvedimenti dell’autorità.
Sequestrati passamontagna, materiali per coprire il volto, sassi, chiavi inglesi e coltelli. Altro che protesta spontanea.


Squadre, scudi e nomi in codice

In strada c’erano oltre 1.500 manifestanti. Organizzati, coordinati, protetti da scudi in lamiera.
Si muovevano a squadre, usavano nomi in codice, si ricompattavano dopo ogni avanzata sfruttando una cortina di fumogeni. Una scena che somiglia più a un’azione paramilitare che a un corteo politico.


Militanti anche dall’estero

Non mancava il tassello internazionale. La Digos ha intercettato 54 stranieri prima che raggiungessero il corteo: 35 francesi, 3 turchi, ma anche australiani, greci e messicani.
Attivisti arrivati dall’estero per quello che, sempre più chiaramente, non era un semplice appuntamento di protesta, ma una dimostrazione di forza di un’area che continua a considerare la violenza come metodo.


Meloni: “Non è protesta, è tentato omicidio”

Sul piano politico, la reazione è stata durissima.
Questa non è protesta, si chiama tentato omicidio”, ha dichiarato la premier Giorgia Meloni, pur precisando che al momento questa ipotesi di reato non è stata ancora formalmente contestata dagli inquirenti.


Vertice sicurezza e Digos al lavoro

Questa mattina il presidente del Consiglio ha convocato un vertice di governo per fare il punto sulle misure del nuovo pacchetto Sicurezza.
In giornata è attesa alla Procura l’informativa della Digos, che sta ricostruendo responsabilità, ruoli e catena organizzativa degli scontri.
Intanto, Simionato resta il primo volto e il primo nome di un’inchiesta destinata ad allargarsi.

Giovanni Rinaldi – Politologo e analista istituzionale
Politologo e analista politico-istituzionale

Giovanni Rinaldi

Giovanni Rinaldi è un politologo con una lunga esperienza nello studio dei sistemi politici, delle istituzioni e delle dinamiche di potere nazionali e internazionali. Ha seguito per decenni l’evoluzione della politica italiana ed europea, con particolare attenzione ai rapporti tra politica, sicurezza e relazioni internazionali. Su InfoDifesa.it firma analisi di contesto, commenti istituzionali e approfondimenti di carattere politico-strategico.

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