Morte del brigadiere Battista Mastroianni, ipotesi istigazione al suicidio: targhe rubate e nuovi interrogativi
Un fascicolo contro ignoti
La Procura di Lamezia Terme ha aperto un fascicolo contro ignoti per “istigazione al suicidio” in relazione alla morte del brigadiere dei Carabinieri Battista Mastroianni, 39 anni, avvenuta nella notte del 31 gennaio. Un atto dovuto, ma non scontato, che apre uno scenario investigativo delicato e tutto da verificare: l’ipotesi che l’uomo, ricordato a Caulonia come il “Carabiniere gentile”, possa essere stato indotto o spinto a togliersi la vita.
Cosa dice l’articolo 580 del Codice penale
Il riferimento normativo è l’art. 580 c.p., che stabilisce:
«Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni».
È in questo perimetro giuridico che si muovono gli inquirenti.
I funerali e una mattina drammatica
Ieri, alle 15.30, si sono tenuti i funerali ad Acquafredda di Lamezia Terme, frazione di origine del brigadiere.
La mattina di sabato 31 gennaio i carabinieri di Lamezia Terme hanno informato i manager dell’Asp di Catanzaro e di Azienda Zero del recupero delle targhe di una Fiat Panda a noleggio, in uso ai due enti sanitari. Le targhe erano state trafugate dall’auto utilizzata dal manager di Azienda Zero Gandolfo Miserendino, parcheggiata nei pressi della stazione ferroviaria di Lamezia Terme Centrale.
Il fermo, le targhe e la morte
Nella stessa mattinata, i carabinieri hanno dovuto affrontare un secondo, drammatico compito: avvisare i genitori di Battista Mastroianni che il figlio si era tolto la vita con la pistola d’ordinanza.
Le due vicende appaiono collegate. Dopo la mezzanotte del 31 gennaio, i militari avevano fermato Mastroianni, trovando le targhe rubate nella sua auto. L’uomo si era qualificato come collega e gli era stato chiesto di seguirli in caserma per chiarimenti. Durante il tragitto, mentre seguiva la gazzella con la sua Fiat Punto, ha improvvisamente accostato nei pressi del cimitero di Sambiase e si è ucciso.
Un giallo ancora aperto
Una decisione improvvisa, un epilogo che lascia interrogativi pesanti: perché aveva quelle targhe? A cosa sarebbero servite? Perché una scelta così estrema?
Il caso è blindato dagli inquirenti. L’autopsia disposta dalla Procura ha accertato che il brigadiere è morto per un colpo d’arma da fuoco alla tempia e che non aveva mangiato né a pranzo né a cena.
Le richieste dei legali
I difensori della famiglia, gli avvocati Ilario Circosta e Giuseppe Calderazzo, hanno chiesto l’esecuzione dell’esame dello stub e l’indicazione dell’ora esatta della morte.
È stata inoltre richiesta l’acquisizione delle immagini delle telecamere presenti nella zona del cimitero. Resta aperta una domanda cruciale: perché non gli fu ritirata l’arma una volta emerso che qualcosa non andava?
Il telefono sotto sequestro
Anche l’iPhone del militare è sotto sequestro ed è stato affidato ai carabinieri di Cosenza, impegnati nel tentativo di sbloccarlo per ricostruire le ultime ore e cercare elementi utili a chiarire il contesto personale e professionale di Mastroianni.
Dal trasferimento a Bovalino all’affetto di Caulonia
Originario di Acquafredda, ma cresciuto in provincia di Alessandria, Battista Mastroianni prestava servizio a Bovalino, dove era stato trasferito dopo sette anni a Caulonia. Un trasferimento che non aveva mai davvero accettato: in quel paese aveva costruito legami profondi.
«La gente lo chiamava anche se non funzionava il bancomat. E lui andava», raccontano gli abitanti, ricordando un carabiniere disponibile, rispettoso, instancabile.
Il ricordo delle istituzioni
Anche il sindaco di Caulonia lo ha voluto ricordare: «Un uomo delle istituzioni capace di unire rigore e sensibilità, sempre disponibile all’ascolto e al dialogo». Un ricordo che restituisce l’immagine di una presenza discreta ma costante.
Un uomo benvoluto, troppe domande
A Caulonia Mastroianni aveva rapporti cordiali con tutti, compreso Salvatore Cirillo, attuale presidente del Consiglio regionale della Calabria, con cui scambiava messaggi amichevoli e scherzosi. Uno degli ultimi pare fosse diretto proprio a lui.
Il profilo che emerge è quello di un uomo stimato e benvoluto. Forse un errore, forse una pressione insostenibile. Ma il giallo resta. E la verità, per ora, è tutta da scrivere.
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