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Manovra, resta il pensionamento a 60 anni per poliziotti e militari: emendamento Gasparri introduce la perequazione previdenziale

È arrivata così, quasi di soppiatto, infilata nel testo della manovra come una postilla innocente: sei mesi in più di età pensionabile per poliziotti, carabinieri, finanzieri e vigili del fuoco.
Tre mesi secchi, più altri tre derivati dagli adeguamenti alle aspettative di vita — già programmati dal 2027 in avanti.

Una mossa che ha lasciato di sasso tutti, e che Infodifesa ha riportato in anteprima, cominciare dai sindacati del comparto sicurezza, dei quali alcuni trattano per un eventuale aumento volontario, non obbligatorio. E infatti la reazione è stata furiosa: nessuno capiva da dove fosse arrivato quel colpo di mano, tantomeno perché.


Adesso tutti vogliono cancellare la norma: l’assalto bipartisan

In Commissione Bilancio del Senato la parola d’ordine sembra essere diventata solo una: togliere quel maledetto articolo.
Una pioggia di emendamenti — da maggioranza e opposizione — che mira a smontare ciò che il governo aveva appena montato.

La cosa più sorprendente? Alcuni dei firmatari appartengono proprio alle forze politiche che sostengono il governo. In questo clima caotico, mentre tutti cercano di spegnere l’incendio appiccato dalla norma sui sei mesi in più, emerge un altro pezzo della partita previdenziale: l’emendamento Gasparri 59-bis, che tenta di rimettere ordine laddove il sistema — e lo stesso governo — hanno mostrato le crepe più profonde.
Una sorta di “riscrittura migliorata” del suo vecchio DDL, che recepisce proprio quelle criticità che Infodifesa aveva individuato due anni fa.


Emendamento Gasparri – Art. 59-bis: una versione più prudente e “corretta” del DDL originario

L’emendamento Gasparri 59-bis, rispetto al precedente DDL 161/2022 presentato sempre dal senatore di Forza Italia, rappresenta una sorta di “seconda versione” della stessa riforma, costruita però in maniera più realistica e rispettosa delle criticità che erano state sollevate da analisti e osservatori — tra cui Infodifesa, che aveva messo in luce gli elementi deboli del DDL originale.

In particolare, mentre il disegno di legge 161 puntava a un riequilibrio immediato dei coefficienti di trasformazione, con benefici più marcati soprattutto per chi rimaneva in servizio fino al limite ordinamentale, Gasparri ha rimodulato la proposta introducendo nell’emendamento un sistema graduale, scalare e più inclusivo.

Un sistema di incremento progressivo dei coefficienti

Il cuore dell’emendamento è l’aumento “figurativo” dell’età da utilizzare per il coefficiente di trasformazione contributivo. Non si applica un salto secco, ma un incremento progressivo:

  • +1 anno per le pensioni 2022–2025
  • +2 anni nel triennio 2026–2028
  • +3 anni dal 2029 al 2031
  • +4 anni dal 2032 in poi

Questa gradualità risponde proprio alle osservazioni fatte da diversi esperti: un potenziamento immediato dei coefficienti avrebbe richiesto risorse ingenti e avrebbe rischiato di privilegiare quasi solo chi terminava il servizio al limite di età, lasciando scoperta la platea più fragile, cioè chi esce prima per motivi di salute o esigenze operative.

Ampliamento dei beneficiari: corretta la criticità principale del DDL

A differenza del DDL originario, criticato perché “sbilanciato” verso chi arrivava a fine carriera, l’emendamento:

  • include anche chi lascia per anzianità ordinamentale,
  • ricomprende chi esce per infermità o decesso,
  • copre espressamente i casi di congedo sotto i 57 anni, prevedendo comunque un coefficiente equivalente ai 57 anni (più gli aumenti annuali).

Questo è un punto decisivo: proprio Infodifesa aveva evidenziato che il vecchio DDL rischiava di non risolvere la disparità tra chi resta fino alla fine e chi, per cause operative o sanitarie, non può farlo.

L’emendamento corregge questo limite in modo evidente.

Una riforma più sostenibile

Altro limite messo in luce da Infodifesa era l’enorme fabbisogno economico del DDL 161.
L’art. 59-bis affronta la questione su due fronti:

  1. Incrementi diluiti nel tempo, compatibili con una spesa crescente ma programmatica.
  2. Coperture definite anno per anno, con un aumento progressivo delle risorse fino al 2035.

Non è solo una scelta tecnica: è la presa d’atto che la riforma pensionistica del comparto non può essere introdotta di colpo senza garanzie di sostenibilità.

Una versione più credibile sul piano politico e più equa per il personale

In sintesi, l’emendamento 59-bis:

  • ripropone l’obiettivo del DDL Gasparri
  • ma lo aggiorna e lo “corregge” nei punti criticati dagli analisti
  • amplia i beneficiari
  • rende la riforma più sostenibile
  • riduce la sperequazione tra personale “al limite ordinamentale” e personale con carriere interrotte o più brevi

Di fatto, è la versione tecnicamente maturata e politicamente più realistica della proposta originaria.

Così, tra correzioni e retromarce, la partita delle pensioni in divisa diventa anche una prova d’equilibrio per la maggioranza. Se l’emendamento Gasparri dovesse passare, più che un gesto tecnico sarebbe il simbolo di una ricucitura politica dopo settimane di tensioni.

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