“Mancano 9 mila unità, personale allo stremo”: l’allarme della Marina Militare arriva al Governo
A Palazzo Chigi un confronto che svela la crisi della Marina Militare
Il 9 dicembre, a Palazzo Chigi, si è svolto l’incontro tra i rappresentanti del Governo — i ministri Giorgetti, Piantedosi, Zangrillo e il Sottosegretario alla Difesa Perego di Cremnago — e le associazioni sindacali militari.
Tra queste, SIM Marina ha scelto di presentarsi con un messaggio netto, privo di attenuanti, denunciando una situazione che definisce ormai «critica e non più sostenibile».
Greco: “Mancano 9 mila unità, personale allo stremo”
A prendere la parola è stato il Segretario Generale Warner Greco, che ha descritto senza giri di parole il quadro attuale: «La Marina Militare opera oggi con oltre 9.000 unità in meno rispetto al fabbisogno. Le missioni operative si susseguono senza sosta, spesso per oltre sei mesi consecutivi, in teatri lontani e complessi. Il personale è esausto, logorato da imbarchi ripetuti, mobilità continua e sacrifici familiari a qualsiasi età, nonostante il pregresso».
Una condizione, aggiunge, resa ancora più pesante dall’assenza di un adeguato sistema di rotazione e di recupero psicofisico: «Così si mette a rischio la tenuta dell’intero comparto».
“Logistica insufficiente, indennità ferme, professionalità svalutate”
Nel dialogo con il Governo, il sindacato ha evidenziato un contesto operativo che va oltre la semplice carenza di organico. «Le condizioni logistiche sono spesso inadeguate, gli alloggi insufficienti, i trasferimenti d’autorità non accompagnati da indennità adeguate come previsto dalla legge 86 del 2001», ha sottolineato SIM Marina.
Particolarmente grave, secondo il sindacato, il fatto che dopo lunghi periodi di imbarco molti militari vengano impiegati in attività di manovalanza: «È un modo per svilire professionalità e motivazione, e fa crescere la percezione di un abbandono istituzionale».
Gli effetti sono evidenti: aumento dei congedi, migrazioni verso altre amministrazioni civili, crollo delle domande di arruolamento e giovani volontari che lasciano la Marina «perché non vedono prospettive reali».
“Serve una legge speciale, altrimenti la Marina non reggerà”
SIM Marina ha avanzato una proposta definita «tanto forte quanto necessaria»: l’adozione di una legge speciale dedicata al personale della Marina Militare.
Nel comunicato sindacale, il cuore della richiesta è chiaro: «Senza un intervento strutturale, nel medio periodo la Marina Militare non sarà più in grado di svolgere i compiti istituzionali vitali per la sicurezza del Paese».
Il sindacato chiede un quadro legislativo che preveda indennità di trasferimento adeguate, investimenti concreti nelle infrastrutture logistiche, risorse dedicate per i servizi di supporto a terra e una revisione dell’indennità di contingentamento che riconosca economicamente brevetti e specializzazioni.
Particolare enfasi è stata posta sulla necessità di un nuovo modello di retribuzione di navigazione, adeguato alla durata degli impegni operativi, e su una riforma delle condizioni economiche del personale volontario: «È ora di superare il concetto di paga e riconoscere straordinari e compensi di navigazione al 100% sin dall’arruolamento».
“Pronti alla collaborazione ma servono risposte immediate”
Nel corso dell’incontro, SIM Marina ha ribadito di essere «pronta a una collaborazione istituzionale seria e approfondita», impegnata a portare la voce del personale ai vertici della Difesa e a mantenere un canale stabile di comunicazione con le istituzioni.
Ma il messaggio resta fermo: le risposte non possono più essere rinviate.
“Contratto e previdenza: colmare il divario con il pubblico impiego”
Nelle osservazioni finali, il sindacato ha richiamato anche la questione del rinnovo contrattuale e di un sistema previdenziale specifico per le Forze Armate: «Servono più risorse e una previdenza dedicata. Il gap rispetto al resto del pubblico impiego è evidente e va colmato con urgenza».
Una richiesta che, insieme alle altre, rappresenta secondo SIM Marina l’unico percorso realistico per evitare il collasso del personale e salvaguardare il futuro della forza armata.
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