Luciano Masini rompe il silenzio: “Mi ha attaccato due volte, non c’era altra scelta”
Villa Verucchio (Rimini), 13 febbraio 2026 – Luciano Masini rompe il silenzio e lo fa in prima serata. Ospite di “Dritto e rovescio” su Rete 4, intervistato da Paolo Del Debbio, il comandante della stazione dei carabinieri di Verucchio torna pubblicamente su una delle vicende più delicate e discusse degli ultimi mesi nel Riminese: l’intervento della notte di Capodanno, durante il quale esplosero alcuni colpi di pistola che portarono alla morte del 23enne egiziano Muhammad Abdallah Abd Hamid Sitta.
“È stato un periodo difficile, ma oggi posso parlare con serenità”, ha detto Masini in studio, con voce ferma ma controllata. Un ritorno pubblico che ha immediatamente riacceso i riflettori su una vicenda che aveva diviso l’opinione pubblica.
Il fascicolo e l’archiviazione: la legge riconosce l’operato del carabiniere
Per quell’episodio era stato aperto un fascicolo per omicidio colposo. Dopo dieci mesi di indagini serrate, la gip del Tribunale di Rimini, Raffaella Ceccarelli, ha disposto l’archiviazione, ritenendo che l’operato del maresciallo Masini fosse pienamente conforme ai presupposti di legge.
“La decisione della magistratura è stata per me un sollievo, ma anche la conferma che avevo agito nel rispetto delle regole e della legge”, ha commentato Masini.
La sequenza dei fatti: intimazioni e colpo di avvertimento
In studio, il comandante ha ricostruito quei concitati momenti. Racconta di essere intervenuto dopo una segnalazione di accoltellamento, trovandosi davanti un giovane armato di coltello. “Ho provato a parlargli con calma, a convincerlo a deporre l’arma”, ha spiegato.
Dopo ripetute intimazioni, Masini ha sparato un colpo a terra come avvertimento. “Ma lui continuava ad avanzare, minaccioso, e non potevo rischiare che qualcuno venisse ferito”, ha aggiunto.
Contatto ravvicinato: la decisione inevitabile
Secondo il racconto di Masini, il giovane si sarebbe avvicinato sempre di più fino a un contatto ravvicinato. “Quando mi ha attaccato per la seconda volta, non c’era più spazio né tempo per alternative. Ho dovuto sparare”, ha detto, descrivendo attimi in cui la percezione del tempo era alterata e l’unico obiettivo era evitare ulteriori feriti.
Iscrizione nel registro degli indagati: “Ero sereno, ma dovevo dimostrare tutto”
Il giorno successivo ai fatti, Masini venne iscritto nel registro degli indagati per eccesso colposo di legittima difesa e omicidio colposo. “Ero sereno, perché sapevo di aver agito correttamente, ma mi chiedevo come avrei potuto dimostrare ciò che era accaduto”, ha ricordato durante l’intervista.
Testimonianze decisive: 24 presenti confermano la versione
Determinanti per l’archiviazione, secondo Masini, sono state le testimonianze di 24 presenti che hanno confermato la sua versione dei fatti. “Senza di loro, sarebbe stato tutto più difficile, ma la verità alla fine è venuta a galla”, ha dichiarato.
Nessuna sospensione e sostegno familiare
Oggi Masini continua a svolgere il suo lavoro “con lo stesso senso delle istituzioni di prima”, senza sospensioni e con la famiglia come punto fermo. “Il sostegno di mio padre, che vive a Palagano sull’Appennino modenese, è stato fondamentale”, ha raccontato. La fiducia nella magistratura e nel sistema legale ha guidato il carabiniere in un periodo definito complesso, affrontato con determinazione e serenità.
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