Editoriale

«Lasciarli distruggere tutto, ritirare la polizia e poi picchiarli a sangue». La ricetta di Cossiga per le manifestazioni

Università in rivolta e riforma Gelmini

Quando si parla di manganelli e studenti, il calendario riporta inevitabilmente all’ottobre 2008. Al governo c’era Silvio Berlusconi, al Viminale Roberto Maroni. L’Italia era attraversata dalle proteste contro la riforma dell’Università firmata da Mariastella Gelmini, una riforma che scatenò un’ondata continua di manifestazioni, cortei e occupazioni, presto estese anche agli studenti delle scuole superiori.

La conferenza stampa del premier

Il 22 ottobre 2008 Berlusconi convocò una conferenza stampa dai toni durissimi:
«Non permetterò l’occupazione delle università. L’occupazione di luoghi pubblici non è la dimostrazione dell’applicazione della libertà, non è un fatto di democrazia, è una violenza nei confronti degli altri studenti che vogliono studiare. Io non retrocederò di un millimetro».

La telefonata a Cossiga

Colpito da quella presa di posizione, Andrea Cangini contattò il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga, chiedendogli un giudizio sulle parole del premier alla luce della sua esperienza di ministro dell’Interno negli Anni di Piombo. L’intervista fu pubblicata il 23 ottobre 2008 sul Quotidiano Nazionale.

«Se è uno Stato forte, ha fatto benissimo»

Alla domanda se Berlusconi avesse esagerato minacciando l’uso della forza pubblica, Cossiga rispose:
«Dipende, se ritiene d’essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché è l’Italia è uno Stato debole, e all’opposizione non c’è il granitico Pci ma l’evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà quantomeno una figuraccia».

Il precedente degli Anni di Piombo

Secondo Cossiga, Maroni avrebbe dovuto fare ciò che lui fece da ministro dell’Interno. Con una distinzione precisa:
«In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito…».

«Lasciarli fare»

Sugli universitari, invece, la linea era opposta:
«Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».

«Massacrarli senza pietà»

Il passaggio più controverso arrivò subito dopo:
«Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».
E ancora:
«Nel senso che le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue».

I docenti nel mirino

Cossiga incluse anche gli insegnanti:
«Picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano».
E precisò:
«Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».

Fascismo o democrazia?

Alla previsione di reazioni europee — «In Italia torna il fascismo» — Cossiga replicò secco:
«Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio».

Il timore del ritorno del terrorismo

Il ragionamento si chiudeva con un monito:
«Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà ad insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate Rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università».

Le polemiche e l’epilogo

L’intervista scatenò polemiche furiose. Maroni non seguì i suggerimenti del “Picconatore”, Berlusconi attenuò i toni e i manganelli rimasero appesi alle cintole di poliziotti e carabinieri.

Marco De Santis – Analista di sicurezza e difesa
Analista senior di sicurezza e difesa

Marco De Santis

Marco De Santis è un analista senior specializzato in sicurezza e difesa, con particolare attenzione alle minacce ibride, alla sicurezza interna e alle strategie di protezione nazionale. Ha maturato una lunga esperienza nello studio dei contesti operativi e delle dinamiche di sicurezza, integrando fonti istituzionali, analisi strategiche e valutazioni di rischio. Su InfoDifesa.it cura approfondimenti dedicati ai temi della difesa, della sicurezza e degli scenari operativi.

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