Giustizia

La Cassazione demolisce il quadro indiziario sul colonnello Cagnazzo, l’arresto non era giustificato: “criticità sistemiche e assenza di riscontri”

Nel procedimento sull’omicidio del sindaco di Pollica Angelo Vassallo, la Corte di Cassazione individua «una serie di criticità e falle sistematiche nel quadro indiziario» posto a fondamento delle accuse nei confronti del colonnello dei Carabinieri Fabio Cagnazzo. È questo il passaggio centrale delle motivazioni con cui la Sezione Quinta Penale, con sentenza n. 3662/2026, ha annullato con rinvio l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Salerno, chiamato ora a una nuova valutazione in diversa composizione.

La Suprema Corte chiarisce che l’impianto accusatorio risulta carente soprattutto sotto il profilo della gravità indiziaria, poiché fondato quasi esclusivamente su dichiarazioni che non trovano «i riscontri necessari», come richiesto dalla giurisprudenza in materia di chiamata in correità.


Un’accusa fondata quasi solo su Ridosso

Secondo quanto emerge dalle carte, il coinvolgimento di Cagnazzo «si baserebbe infatti in via principale, se non esclusiva, sulle dichiarazioni di Romolo Ridosso», ex collaboratore di giustizia, che tuttavia «non avrebbe mai esplicitato accuse dirette nei confronti del Cagnazzo, né offerto dati probatori utili».

Un dato che, per la Cassazione, assume rilievo decisivo: l’assenza di una chiamata diretta e individualizzante impedisce di colmare il vuoto probatorio con mere inferenze o deduzioni, soprattutto quando il narrato del dichiarante risulta instabile e contraddittorio.


Ridosso “dichiarante altamente inaffidabile”

I giudici di legittimità descrivono il percorso dichiarativo di Ridosso come segnato da un «continuo cambiamento di rotta narrativa», inizialmente orientato alla negazione di ogni responsabilità e successivamente volto a «spostare la responsabilità su altri per lucrare benefici».
Benefici che, secondo la Corte, sarebbero stati legati alla prospettiva di vedersi nuovamente riconosciuto lo status di collaboratore di giustizia.

Questa evoluzione del narrato incide in modo diretto sulla credibilità soggettiva del dichiarante, che viene definito un «dichiarante altamente inaffidabile», specie alla luce delle plurime versioni fornite nel tempo.


Il nodo D’Atri e la “circolarità probatoria”

Nelle motivazioni, la Cassazione si sofferma anche sulle dichiarazioni di Eugenio D’Atri, già ritenute inutilizzabili perché rese prima della riapertura formale delle indagini. Il Tribunale del Riesame aveva utilizzato il racconto di D’Atri per rafforzare la validità delle dichiarazioni di Ridosso.

Ma, secondo la Suprema Corte, la diversità tra le due narrazioni «utilizzata per rafforzare la validità delle dichiarazioni del Ridosso (nonostante lo stesso abbia poi negato di avergli fatto confidenze), rende entrambe le narrazioni incapaci di dimostrare alcunché».
In sostanza, manca l’autonomia delle fonti dichiarative e si realizza un meccanismo di circolarità probatoria, incompatibile con i criteri di valutazione richiesti dall’art. 192 c.p.p.


Il movente che cambia e si dissolve

Un ulteriore profilo critico riguarda il movente dell’omicidio. In una prima ricostruzione investigativa, il delitto sarebbe stato legato alla presunta attività di spaccio di stupefacenti contro cui Vassallo avrebbe combattuto.
Successivamente, però, lo stesso Ridosso ha prospettato una causa del tutto diversa, parlando di contrasti tra il sindaco e l’imprenditore Giuseppe Cipriano per il rilascio di autorizzazioni o licenze commerciali.

La Cassazione rileva che questa mutazione narrativa incide sulla tenuta logica dell’impianto accusatorio: non solo perché proviene da un dichiarante giudicato inattendibile, ma anche perché non trova riscontri oggettivi nelle carte esaminate.


Il sopralluogo ad Acciaroli e l’assenza di collegamenti

Analoghe criticità emergono in relazione a un sopralluogo ad Acciaroli effettuato pochi giorni prima dell’omicidio da Cipriano, Ridosso e dal figlio di quest’ultimo. Secondo i giudici, «in nessun interrogatorio sarebbero stati riferiti particolari sulla connessione tra il viaggio e l’omicidio di Vassallo».

Anche sotto questo profilo, la Cassazione sottolinea come non emergano riferimenti utili alla posizione di Cagnazzo, né elementi idonei a dimostrare un suo coinvolgimento nella fase ideativa o esecutiva del delitto.


Depistaggio e “segnale di attivazione”: ipotesi non dimostrate

Quanto all’ipotesi di depistaggio, la Corte adotta un approccio particolarmente prudente. L’allontanamento di 23 minuti di Cagnazzo dal porto di Acciaroli, in concomitanza con l’omicidio, viene indicato nell’ordinanza annullata come una sorta di «segnale di attivazione».

Ma, osservano gli ermellini, «non è in alcun modo precisato in cosa sarebbe consistita tale attivazione e cosa sarebbe avvenuto». Né risulta esplicitato «un accordo preventivo relativo all’inquinamento delle indagini», elemento indispensabile per configurare un concorso o un contributo penalmente rilevante.


La posizione della difesa

«Prendiamo atto che la Corte di Cassazione ha recepito integralmente i rilievi sollevati nel ricorso su un tema fondamentale, ossia l’attendibilità di Romolo Ridosso e del suo sedicente confidente Eugenio D’Atri», ha dichiarato l’avvocata Ilaria Criscuolo, codifensore di Cagnazzo insieme ad Agostino De Caro.
«La credibilità di D’Atri – aggiunge – era stata già messa seriamente in discussione dalla stessa Procura di Salerno. Gli elementi che avevano determinato la riapertura delle indagini e l’emissione della custodia cautelare, dopo ben tre archiviazioni, oggi rivelano tutta la loro inconsistenza».

Ora il fascicolo torna al Tribunale del Riesame di Salerno, che dovrà pronunciarsi nuovamente attenendosi ai principi di diritto fissati in modo netto dalla Corte di Cassazione.

Andrea Valenti – Analista di sicurezza e informazione strategica
Analista di sicurezza e informazione strategica

Andrea Valenti

Andrea Valenti è un analista indipendente specializzato in difesa, sicurezza nazionale, geopolitica e informazione strategica. Su InfoDifesa.it cura contenuti basati su fonti verificate e analisi contestualizzate, con particolare attenzione alla resilienza informativa e ai temi di sicurezza globale.

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