“Khamenei è morto”: Israele parla di eliminazione, Teheran tace (per ora) e il web esplode
Le indiscrezioni: “ucciso” nei raid USA-Israele del 28 febbraio 2026
Nella giornata di sabato 28 febbraio 2026 diversi media internazionali hanno riportato la notizia secondo cui Ali Khamenei, Guida suprema dell’Iran, sarebbe morto durante un’operazione militare congiunta Stati Uniti–Israele. La notizia, rilanciata in Italia anche in forma di “FLASH”, viene descritta come un passaggio chiave dell’escalation in corso e viene associata a un elemento altamente simbolico: applausi alle finestre a Teheran in segno di celebrazione.
Israele: “Eliminato”. E spunta la pista delle “prove” mostrate ai vertici
Sul versante israeliano, più fonti mediatiche riferiscono di conferme provenienti da ambienti della sicurezza. Secondo TASS, che cita l’emittente pubblica Kan, un funzionario israeliano avrebbe affermato: “Ali Khamenei has been eliminated” (“Khamenei è stato eliminato”).
In parallelo, varie ricostruzioni internazionali sostengono che media israeliani (tra cui Channel 12) avrebbero riportato l’esistenza di evidenze in mano a Israele per autenticare la morte della Guida suprema, fino alla versione — estremamente delicata — di immagini del corpo. La stessa impostazione (“Israele dice di avere prove”) è richiamata anche dall’agenzia Xinhua, che sottolinea però l’assenza di conferme iraniane.
Netanyahu: “Molti segnali” che non sia più vivo
Nel flusso di notizie del 28 febbraio 2026 entra anche la posizione politica israeliana: secondo The Guardian, il premier Benjamin Netanyahu avrebbe parlato di “forti indicazioni” che Khamenei possa essere stato ucciso, collegando la valutazione ai danni riportati dal compound e all’incertezza sulla sua ubicazione.
Associated Press: “Israele dice che è stato ucciso, ma mancano conferme da Iran e USA”
La AP riassume il punto più concreto (e al tempo stesso più problematico) della vicenda: funzionari israeliani avrebbero riferito che Khamenei è stato ucciso in un raid congiunto, ma non risultavano conferme immediate né dall’Iran né dagli Stati Uniti al momento del report.
La risposta (o non-risposta) di Teheran: “nessuna conferma” e accusa di guerra psicologica
Sul fronte iraniano, la linea che emerge nei resoconti resta improntata alla non conferma. Xinhua riferisce che un funzionario iraniano citato dai media di Stato avrebbe parlato di ricorso del “nemico” alla guerra psicologica.
In Italia, ANSA riporta inoltre che il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil/Esmaei Baghaei, avrebbe dichiarato di non avere nulla da dire sulla notizia.
“Applausi alle finestre” a Teheran: dettaglio potente, ma difficile da verificare in tempo reale
Il passaggio sugli applausi alle finestre è quello che rende la narrazione immediatamente “visiva” e politicamente esplosiva: suggerisce una reazione popolare in una capitale sotto pressione. Ma, per come viene riportato dai lanci, resta un elemento raccontato dai media senza che, nei resoconti citati, sia accompagnato da prove pubbliche verificabili (video geolocalizzati, conferme indipendenti, riscontri ufficiali).
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