Difesa

Jet USA riforniti nei Balcani con l’aiuto dell’Italia? Crosetto smentisce: “Fake news”

La ricostruzione virale: “Jet USA riforniti nei Balcani con l’aiuto dell’Italia”

Nelle ultime ore ha preso forza sui social una notizia secondo cui aerei cisterna dell’Aeronautica Militare avrebbero rifornito in volo caccia statunitensi collegati all’operazione Epic Fury. Il messaggio circolato online usava formule che puntavano chiaramente a suggerire un coinvolgimento operativo italiano nello scenario di guerra con l’Iran.

Nel post si leggeva infatti: “It seems that the US is now refueling its fighter jets over the Balkan countries with the help of the Italian air force”. E ancora: “Italian tanker is spotted over Macedonia most likely refueling US fighter jets participating in the Iranian war.”

Una narrazione costruita attorno all’avvistamento di un aerocisterna italiano e alla sua identificazione tecnica: “Italian MM62229 is a Boeing KC-767A tanker operated by the Italian Air Force (Aeronautica Militare), identified by code 14-04. This tanker often supports refueling missions and transport operations.”

Il punto, però, è decisivo: il fatto che un KC-767A sia un velivolo abilitato al rifornimento in volo non dimostra affatto che stesse rifornendo caccia USA diretti in un teatro di guerra. Nel post virale, l’elemento tecnico viene usato per rafforzare una deduzione, non per provare un fatto.

La smentita diretta di Crosetto: “Fake news”

A chiudere il caso è intervenuto direttamente il ministro della Difesa Guido Crosetto, con parole durissime. Sul suo profilo X ha liquidato la ricostruzione con una formula senza margini di ambiguità: “Fake news.”

Non solo. Crosetto ha contestato il metodo con cui la notizia è stata costruita e rilanciata: “Why do you make assumptions instead of getting informed?” Poi ha indicato il contesto corretto dell’attività aerea osservata: “There was a NATO exercise: Neptune Strike.”

La smentita istituzionale, quindi, è netta: nessuna conferma di rifornimenti italiani a favore di jet statunitensi nell’operazione Epic Fury, ma riferimento a una attività inserita in una esercitazione NATO.

Che cos’è Neptune Strike 26 e perché la nota contestuale cambia il quadro

La nota contestuale collegata al post virale richiama infatti “ATO Initiates First Iteration of NEPTUNE STRIKE 2026” e inquadra con precisione tempi, area e finalità dell’attività.

Secondo il testo, la prima iterazione di Neptune Strike 26 si svolge dal 25 marzo al 1° aprile 2026 e combina le capacità di attacco marittimo di gruppi expeditionary e carrier strike operanti nel Mediterraneo occidentale e centrale.

L’attività è condotta sotto la guida di Naval Striking and Support Forces NATO (STRIKFORNATO), con quartier generale a Oeiras, in Portogallo. Contribuiscono, in particolare, il gruppo expeditionary della Marina spagnola JUAN CARLOS I, il carrier strike group italiano CAVOUR e, in supporto, il gruppo della Marina francese CHARLES DE GAULLE.

Missioni aeree dall’area mediterranea fino all’Europa continentale e al Mar Nero

Uno dei passaggi più rilevanti della nota contestuale riguarda proprio l’estensione geografica delle missioni, che aiuta a comprendere perché alcuni tracciati di volo possano essere stati letti in modo fuorviante.

Il testo spiega che, con il supporto degli UAV RQ-4D della NATO Intelligence, Surveillance and Reconnaissance Force (NISRF) basati a Sigonella, gli assetti aerei dei gruppi navali, inclusi jet di quarta e quinta generazione, svolgono missioni dal Mediterraneo attraverso l’Europa continentale e la regione del Mar Nero.

Le missioni prevedono l’ingaggio di obiettivi in poligoni di tiro situati in Bulgaria, Polonia e Romania e sono finalizzate a dimostrare le capacità di strike a lungo raggio della NATO e l’interoperabilità dell’Alleanza tra dominio aereo, terrestre e marittimo.

C’è poi un altro dettaglio importante: la nota precisa che, utilizzando lo spazio aereo internazionale del Mar Nero, la NATO mantiene la propria presenza nella regione come parte del suo approccio di difesa a 360 gradi.

I Paesi coinvolti: c’è anche l’Italia, ma dentro una cornice NATO pianificata

La stessa comunicazione indica espressamente i contributi nazionali a questa iterazione di Neptune Strike. I Paesi citati sono: Albania, Bulgaria, Croazia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Paesi Bassi, Romania, Spagna e Stati Uniti.

È un passaggio fondamentale, perché conferma che Italia e Stati Uniti compaiono entrambe nel perimetro dell’attività, ma all’interno di una esercitazione NATO pianificata, non come prova di un supporto italiano a operazioni belliche USA contro l’Iran.

La nota aggiunge inoltre che la serie Neptune Strike, concepita nel 2020, evidenzia la capacità della NATO di integrare rapidamente forze navali e di strike multinazionali. Le attività vengono definite “long-planned”, “defensive in nature”, adattate agli sviluppi correnti e “fully compliant with international law”.

Tra tracciati, suggestioni e smentite: cosa resta davvero del caso

Il punto è semplice, e proprio per questo decisivo. Nel post virale ci sono alcuni elementi reali: l’indicazione di un aerocisterna italiano, MM62229, la sua identificazione come Boeing KC-767A dell’Aeronautica Militare, il fatto che si tratti di un velivolo impiegato anche in missioni di rifornimento. Ma da qui a sostenere che stesse rifornendo caccia statunitensi coinvolti nella guerra con l’Iran o nell’operazione Epic Fury il passo è enorme, e soprattutto non è provato.

È esattamente così che nasce una narrazione perfetta per i social: si parte da un dato vero, lo si inserisce nel contesto geopolitico più esplosivo del momento e lo si accompagna con formule come “It seems” e “most likely”, che formalmente restano ipotesi ma, una volta rilanciate, si trasformano rapidamente in certezze agli occhi del pubblico. In questo caso, però, alla catena delle supposizioni si contrappongono due elementi verificabili: la smentita diretta di Guido Crosetto, che ha parlato senza mezzi termini di “fake news”, e il riferimento alla NATO exercise Neptune Strike, richiamato anche nella nota contestuale.

Allo stato dei fatti, dunque, ciò che emerge è questo: online è circolata la voce di un presunto rifornimento italiano a favore di jet USA; il velivolo citato è realmente un tanker dell’Aeronautica Militare; ma non ci sono elementi che confermino il coinvolgimento nell’operazione Epic Fury, mentre c’è una spiegazione ufficiale che colloca quell’attività nel quadro di Neptune Strike 26, esercitazione NATO pianificata, multinazionale, indicata come di natura difensiva e conforme al diritto internazionale. In altre parole, il volo c’è, la prova del rifornimento a sostegno della guerra no.

Andrea Valenti – Analista di sicurezza e informazione strategica
Analista di sicurezza e informazione strategica

Andrea Valenti

Andrea Valenti è un analista indipendente specializzato in difesa, sicurezza nazionale, geopolitica e informazione strategica. Su InfoDifesa.it cura contenuti basati su fonti verificate e analisi contestualizzate, con particolare attenzione alla resilienza informativa e ai temi di sicurezza globale.

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