Italia sotto tiro nella guerra ibrida: il “non-paper” del Ministero della Difesa rivela la strategia per difendere il Paese
Prefazione Crosetto: “Contenere non basta, occorre agire con rapidità e visione”
Il Ministro della Difesa Guido Crosetto, nella prefazione del documento interno intitolato “Non-paper sul contrasto alla guerra ibrida”, descrive senza giri di parole una minaccia “subdola e quotidiana” che “erode in modo silente la sicurezza delle nostre società”.
La guerra ibrida, spiega il ministro, non si combatte più solo con eserciti o carri armati, ma con byte, propaganda e disinformazione. “Non possiamo più limitarci a contenere”, avverte, “dobbiamo passare a un approccio predittivo e adattivo, capace di prevenire, dissuadere e assorbire gli attacchi”.
Crosetto richiede un salto culturale nella Difesa: serve un’Arma Cyber, funzioni di contrasto proattivo e un’integrazione tra sicurezza militare, intelligence e società civile. Il messaggio è chiaro: “Nell’ambito ibrido conta più la percezione che la certezza: l’obiettivo dell’avversario è instillare dubbio e insicurezza”.
Le minacce ibride: sabotaggi, cyber-attacchi e disinformazione
Nel cuore del documento, il Ministero analizza la definizione di minaccia ibrida: azioni coordinate in più domini — militare, informativo, economico, politico e diplomatico — condotte da attori statuali o non statuali, sotto la soglia della guerra aperta, “spesso non attribuibili” e mirate a destabilizzare democrazie e sistemi di governance.
Tra gli attori principali individuati emergono:
- Russia, con sabotaggi, campagne di disinformazione, cyber-attacchi, pressione energetica e uso dei migranti come arma politica;
- Cina, che secondo analisti adotta una strategia “multi-vettoriale”, infiltrandosi nei settori tecnologici, finanziari e informativi europei;
- Iran, che utilizza milizie proxy (Houthi, Hezbollah) per influenzare quadranti strategici e punti di strozzatura marittimi;
- Corea del Nord, con ransomware, furti di criptovalute e spionaggio digitale come strumenti di sopravvivenza del regime.
L’Italia, per posizione geopolitica e ruolo internazionale, risulta tra i Paesi più esposti, con tre vulnerabilità chiave: energia, infrastrutture critiche e ecosistema politico-sociale.
Italia e minaccia ibrida: l’anello fragile tra energia e informazione
Il dossier ribadisce che il nostro Paese è “altamente dipendente da forniture energetiche estere” e per questo vulnerabile a pressioni economiche e manipolazioni di mercato.
Tra le aree più delicate figurano:
- Porti e reti logistiche, ora potenziali bersagli di sabotaggi;
- Sanità e finanza, sistemi di cui la cyberinsicurezza potrebbe causare danni immediati alla popolazione;
- Spazio politico e social media, terreno ideale per interferenze elettorali e campagne di disinformazione programmate.
Il Ministero rileva come le operazioni ibride si fondino sulla “plausible deniability”, ovvero la possibilità dell’attore ostile di negare ogni coinvolgimento. “L’impatto cognitivo prevale su quello fisico: basta seminare incertezza e paura”, sottolinea il testo.
Cyber e deepfake: la nuova trincea della guerra silenziosa
Il cyberspazio è ormai definito come “dominio operativo della NATO”.
Nel 2024 l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale ha gestito 1.979 eventi cibernetici e 573 incidenti confermati, con un incremento dell’89% rispetto al 2023.
Solo nella prima metà del 2025, gli incidenti con impatto reale sono quasi raddoppiati (+98%).
Il settore sanitario — dalle terapie intensive ai pronto soccorso — e le PMI manifatturiere risultano tra i target più colpiti, spesso tramite ransomware e furti di credenziali via e-mail.
Crosetto propone l’istituzione di una “Arma Cyber” civile-militare, inizialmente composta da circa 1.200–1.500 unità operative, destinata a crescere fino a 5.000 specialisti dedicati. Obiettivo: garantire presidio continuo “24 ore su 24, 365 giorni l’anno”.
Disinformazione e interferenze: l’allarme europeo
L’Unione Europea, nel 2024, ha rafforzato le contromisure alle interferenze informative straniere (FIMI) tramite linee guida per le piattaforme digitali, la creazione di squadre di risposta rapida (HRRT) e l’introduzione del FIMI Toolbox.
Il documento del Ministero cita anche la manipolazione tramite IA e contenuti deepfake, usati per “influenzare la percezione elettorale e screditare candidati”.
Il dossier avverte: “La disinformazione non mira solo a convincere, ma a divaricare la società”.
Nelle elezioni UE 2024 e in vari Paesi europei, le principali azioni di influenza hanno mirato a screditare le istituzioni e incoraggiare l’astensione dal voto.
Coercizione economica e choke points: le nuove armi globali
Il “non-paper” analizza anche la coercizione geo-economica, evidenziando la dipendenza europea da materie prime critiche come gallio e germanio (quasi al 100% importati dalla Cina).
Altro fronte cruciale sono i choke points logistici: le tensioni nel Mar Rosso e a Bab el-Mandeb, le interruzioni nel Canale di Suez e il sabotaggio dei gasdotti Nord Stream sono citati come “episodi emblematici di guerra sotto soglia”.
NATO, UE, G7: la risposta coordinata contro la minaccia invisibile
Sul piano internazionale, l’Italia colloca la propria strategia in un quadro di cooperazione estesa:
- NATO, con la nuova Strategia 2025 per le minacce ibride e la creazione del NATO Integrated Cyber Center (NICC);
- UE, con un impianto normativo che comprende NIS2, Cyber Resilience Act, DORA, CER, e la missione navale EUNAVFOR ASPIDES nel Mar Rosso;
- G7, con il Rapid Response Mechanism potenziato durante la presidenza italiana e l’estensione del mandato anche al contrasto della coercizione economica.
Crosetto richiama la necessità di “un’azione comune di NATO e UE, capace di reagire in tempi reali, senza i ritardi della burocrazia”.
Guerra cognitiva e intelligenza artificiale: la prossima frontiera
Il documento dedica un ampio segmento all’impiego dell’Intelligenza Artificiale nella guerra ibrida:
- Deepfake di altissimo realismo;
- Microtargeting con IA e big data;
- Automazione della propaganda tramite botnet;
- IA generativa per velocizzare la cyber kill chain.
Il Ministero avverte: “Si profila lo scenario della ‘doppia leva’ — la combinazione di blocco dei choke points e carenze di materie prime critiche — che potrebbe colpire l’UE senza un solo colpo di cannone”.
L’esempio ucraino: una lezione di resistenza, ma anche di vulnerabilità
Il case study sul conflitto russo-ucraino analizza l’evidenza che la guerra “ibrida” sia ormai permanente.
Secondo il documento, Mosca avrebbe accompagnato le offensive militari con sabotaggi informativi, cyberattacchi, pressioni economiche e uso della migrazione come strumento destabilizzante.
Tra gli episodi riportati:
- la campagna Doppelgänger, che imitava siti europei per diffondere fake news;
- attacchi ferroviari e incendi a infrastrutture militari in Europa;
- danneggiamento di cavi sottomarini tra Finlandia, Germania e Lituania;
- interferenze ibride nelle elezioni presidenziali romene 2024.
“Il costo per chi attacca oggi è prossimo allo zero”, avverte il documento. “L’Occidente, frenato dai vincoli democratici, reagisce troppo tardi”.
L’appello finale: “Le bombe ibride stanno già cadendo”
Nelle conclusioni, il tono si fa d’allarme:
“Gli attacchi ibridi colpiscono infrastrutture critiche, servizi essenziali e la tenuta democratica dei Paesi. Le bombe hybrid continuano a cadere mentre scrivo. Il momento per agire è adesso.”
Crosetto indica quattro direttrici operative:
- Definire lo spazio cyber nazionale come dominio operativo;
- Creare un’Arma Cyber da almeno 5.000 unità, con protezioni legali e funzionali;
- Istituire un Centro per il Contrasto alla Guerra Ibrida, dotato di comando e controllo e connessione diretta con accademia e imprese;
- Aggiornare il quadro normativo per abilitare “una difesa pronta, legittima e tempestiva”.
“La differenza — conclude il ministro — la farà la velocità con cui sapremo passare da una postura contenitiva a una difensiva e proattiva.
È tempo di agire. Ora.”
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