Il Parlamento europeo chiede una “Schengen militare” contro potenziali aggressioni russe
Il Parlamento europeo ha approvato mercoledì una risoluzione che richiede un deciso rafforzamento della mobilità militare di veicoli e di personale all’interno dell’Unione, sostenendo la creazione di uno spazio di libera circolazione per le forze armate europee e dei partner NATO sul modello di Schengen.
Tale provvedimento riflette le crescenti necessità securitarie europee dettate dagli sviluppi della guerra in Ucraina e le sensibilità dei paesi del cosiddetto Fianco Orientale dell’Alleanza Atlantica, in particolare della Polonia e degli stati baltici.
In proposito, lo sconfinamento da parte di truppe di frontiera russe in Estonia avvenuto nella notte del 18 dicembre, riferito dal ministero degli Esteri estone, rappresenta una manifestazione materiale di questi timori. Il deputato polacco Dariusz Joński (EPP), parlando dell’importanza di una “Schengen militare” per la sicurezza della Polonia, ha dichiarato che la proliferazione di attacchi alla cybersicurezza europea e di violazioni dello spazio aereo dell’Unione nell’ultimo anno dimostra che la minaccia è “qui e ora”.
Nella giornata di martedì, i leader dei membri del Fianco Orientale, riuniti nel “Eastern Flank Watch”, avevano già esortato l’Unione a “dare priorità ai fondi difensivi verso il confine orientale della NATO”.
La risoluzione è stata adottata con 493 voti favorevoli, 127 contrari e 38 astensioni. Il testo invita gli Stati membri e la Commissione europea a eliminare gli ostacoli amministrativi, normativi e infrastrutturali che attualmente rallentano il movimento transfrontaliero di truppe, equipaggiamenti e mezzi militari tra paesi membri.
Nel documento i deputati europei hanno delineato una serie di misure concrete per superare le attuali e persistenti limitazioni alla mobilità militare.
In primo luogo, viene sollecitato l’incremento di fondi per l’adeguamento di circa 500 infrastrutture strategiche, come ferrovie e tunnel, aumentando il budget per la mobilità militare nell’ambito del Multiannual Financial Framework (MFF) per il 2028-2032 a più di 17 miliardi di euro e invitando gli Stati membri ad astenersi da tagli a queste proposte, come avvenuto nella precedente legislatura.
A ciò si aggiunge la richiesta di maggiori sforzi verso la creazione di un’area “Schengen militare”, soprattutto tramite l’adozione di soluzioni digitali e l’accelerazione delle autorizzazioni dei movimenti militari transfrontalieri all’interno dell’UE. In quest’ottica, il Parlamento ha proposto anche un rafforzamento del coordinamento a livello europeo, attraverso l’istituzione di una task force ad hoc, incaricata di seguire l’attuazione delle misure e di facilitare la cooperazione tra stati membri.
Particolare enfasi è stata posta sulla necessità di coordinamento con la NATO, ritenuta essenziale per garantire il rapido movimento di truppe in caso di crisi. L’obiettivo prefissato è assicurare un limite massimo di tre giorni per la circolazione delle forze armate in tempo di pace e di 24 ore in situazioni di emergenza.
Nelle parole del co-relatore Petras Auštrevičius (Renew, Lituania): “La mobilità di truppe e mezzi non costituisce un mero asset militare, quanto un elemento essenziale di deterrenza nei confronti di potenziali azioni ostili verso l’UE”.
Allo stesso modo, il co-relatore Roberts Zīle (ECR, Lettonia) ha richiamato l’urgenza della questione alla luce dell’aggressione russa, sottolineando come molti provvedimenti siano facilmente adottabili senza significativi incrementi di bilancio.
L’idea di uno spazio Schengen militare trae le proprie origini da una proposta dell’allora comandante dell’esercito USA in Europa, Ben Hodges, che per primo sottolineò la problematica della circolazione militare intra-UE. L’iniziativa trovò una prima concretizzazione già nel 2018, quando l’Unione avviò il Piano d’azione sulla mobilità militare, integrato nel quadro della cooperazione strutturata permanente (PESCO). Da allora, la questione della mobilità militare è diventata una componente centrale degli sforzi europei per rafforzare la prontezza operativa, come evidenziato anche dalla sua convergenza con “Readiness 2030”, l’iniziativa strategica di difesa proposta dalla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen il 4 marzo 2025 che mira a rafforzare la capacità dell’UE di prevenire e rispondere rapidamente alle crisi entro il 2030.
La risoluzione del Parlamento rappresenta un nuovo e marcato passo avanti in questo senso, traducendo le esigenze di alcuni Paesi UE e i punti programmatici adottati in ambito PESCO in un più concreto e sviluppato piano d’azione.
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