Editoriale

Il futuro di Strade Sicure: Crosetto apre ai Carabinieri e al possibile ritorno degli ausiliari

Mentre una certa parte della politica, con la Lega in testa, continua a intonare il consueto ritornello elettorale invocando ossessivamente più uomini per “Strade Sicure”, il Ministero della Difesa risponde con la grammatica dei fatti. Le polemiche, spesso “inventate ad arte” per simulare la risoluzione di problemi inesistenti, si scontrano con una realtà già tracciata: l’operazione è stata stabilizzata con un piano triennale fino al 31 dicembre 2027.

Non si tratta di “parole in libertà”, ma di atti concreti che hanno già visto l’incremento del contingente attraverso il progetto “Stazioni Sicure”. La sicurezza dei cittadini, secondo la linea di Guido Crosetto, non si garantisce con dichiarazioni estemporanee, ma con una strategia di lungo respiro che non lasci spazio a strumentalizzazioni.

Il paradosso della divisa: pronti al presidio, ma a rischio galera

Il vero nodo della questione, troppo spesso ignorato da chi “strepita” per aumentare il numero dei militari di Strade Sicure, non è il colore della divisa, ma la tutela giuridica di chi la indossa. È inutile, se non pericoloso, invocare un aumento della presenza militare se poi la maggioranza non si preoccupa delle condizioni operative.

Ad oggi, i militari impiegati rischiano di pagare personalmente, anche in sede penale, per eventuali criticità che potrebbero sorgere durante il servizio. Il paradosso è servito: si chiede ai soldati di reprimere la criminalità, ma li si lascia esposti al rischio di finire in galera per aver cercato di punire i delinquenti e garantire la legalità. Senza regole di ingaggio che permettano loro di operare con serenità, ogni aumento numerico resta una manovra puramente estetica.

Pieni poteri di polizia: perché servono più Carabinieri

La visione del Ministro punta a un salto di qualità professionale: la sicurezza urbana richiede militari con pieni poteri di polizia, una prerogativa che i soldati di Esercito, Marina e Aeronautica non possiedono. La proposta è quella di potenziare il contingente utilizzando i Carabinieri, ipotizzando la reintroduzione della figura del Carabiniere ausiliario per un totale di circa 12.000 unità. L’obiettivo non è smantellare l’attuale assetto, ma integrare e, in prospettiva, sostituire il personale delle altre Forze Armate solo quando ci sarà un numero sufficiente di Carabinieri formati. È una sfida lanciata al Parlamento: decidere se dare alla strada professionisti con pieni poteri o continuare a scaricare responsabilità su chi ha le mani legate dalla legge.

L’avallo del Comando Generale: il rilancio dei Carabinieri Ausiliari

Questa strategia trova una sponda autorevole nelle linee programmatiche esposte dal Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Salvatore Luongo. Durante l’audizione in Commissione Difesa di marzo 2025, il Generale ha rilanciato con forza l’idea dei Carabinieri ausiliari volontari, inserendola tra le priorità operative per rispondere alle moderne esigenze di sicurezza. Secondo le dichiarazioni del Generale, il ritorno degli ausiliari non sarebbe solo una risposta numerica, ma un tassello fondamentale per rigenerare l’organico dell’Arma e garantire un controllo del territorio più capillare ed efficace.

Portolano avverte: Strade Sicure non può divorare l’Esercito

Ma a mettere in guardia rispetto alla deriva tattica è stato anche il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Luciano Portolano. Secondo il vertice militare, c’è il rischio reale che Strade Sicure, da misura emergenziale, si trasformi in un “paravento” per coprire carenze strutturali delle forze di polizia, consumando uomo e mezzo dell’Esercito senza offrire una vera risposta alla criminalità urbana. Portolano ha lanciato un monito netto: se l’Esercito continuerà a essere incastrato tra binari ferroviari e servizi di presidio urbano, anziché ritornare alla sua funzione primaria di difesa nazionale, si registrerà una definitiva de-professionalizzazione delle forze armate italiane. Il messaggio è chiaro – e tagliente: senza il rafforzamento dei Carabinieri e una seria riforma degli strumenti operativi, Strade Sicure rischia di logorare l’apparato militare, anziché potenziare la sicurezza reale dei cittadini.

Marco De Santis – Analista di sicurezza e difesa
Analista senior di sicurezza e difesa

Marco De Santis

Marco De Santis è un analista senior specializzato in sicurezza e difesa, con particolare attenzione alle minacce ibride, alla sicurezza interna e alle strategie di protezione nazionale. Ha maturato una lunga esperienza nello studio dei contesti operativi e delle dinamiche di sicurezza, integrando fonti istituzionali, analisi strategiche e valutazioni di rischio. Su InfoDifesa.it cura approfondimenti dedicati ai temi della difesa, della sicurezza e degli scenari operativi.

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